di Pino Cazzaniga
Succeduta a Chiara Lubich, è al suo primo viaggio in Asia. In oltre un mese visita Corea del Sud, Giappone, Filippine,Thailandia. Incontri nel segno della testimonianza dell’amore di Cristo e del dialogo interreligioso con il mondo buddista. Un’intervista con il nostro corrispondente.

Tokyo (AsiaNews) – Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari (MdF) ha intrapreso il suo primo viaggio in Asia. Accompagnata dal co-presidente Giancarlo Faletti (69 anni, sacerdote focolarino), dal 6 gennaio fino al 20 febbraio sta toccando la Corea del Sud, il Giappone, le Filippine, la Thailandia.

Maria Voce, 72 anni, è stata eletta dall’Assemblea generale dei Focolari il 7 luglio 2008, dopo la morte della fondatrice Chiara Lubich (1920-2008).
Informato della sua presenza a Tokyo il 15 gennaio scorso, l’ho potuta intervistare, grazie a una presentazione del Nunzio mons. Bottari de Castello.
Nonostante il breve tempo a disposizione (25 minuti), il dialogo è risultato ricco. Chi scrive non è un focolarino e l’avvenimento è stato vissuto e riferito senza alcuna intenzione apologetica o critica, ma non senza una pre-comprensione, che è quella della fede cristiana e della missione, maturata nell’ambiente culturale dell’Asia orientale dove vivo da oltre 35 anni.
In questa prospettiva ci siamo sforzati di interpretare il programma del viaggio asiatico della nuova presidente del MdF e sopratutto il suo comportamento. In esso è certo presente l’atteggiamento materno, come espressione di responsabilità, ma prevale quello dell’umiltà’ attenta: Maria Voce è venuta in Asia soprattutto con l’intenzione di imparare. Il viaggio di 45 giorni la sta portando in quattro paesi: Corea del sud, Giappone, Filippine e Thailandia, che hanno in comune solo il fatto di essere asiatici geograficamente; per il resto sono diversi. Da qui anche la differenza di approccio e di durata delle rispettive visite.
Ciò risulta lampante dal confronto tra la visita in Giappone e quella, in corso, nelle Filippine. Nel paese del Sol Levante si è fermata solo 5 giorni (11-16 gennaio) e ha dato priorità al dialogo interreligioso, visitando il quartiere generale dell’associazione buddista Rissho Kosei-Kai (RKK). Nell’arcipelago filippino si tratterà per due settimane complete (17-31 gennaio) privilegiando l’aspetto ecclesiale; il 28 gennaio, per esempio, interverrà a Manila in una tavola rotonda nel corso del grande incontro che ogni 10 anni vede riunito tutto il clero filippino, insieme ai vescovi.
Un’ultima delucidazione sulla tappa giapponese. Gli eventi culminanti sono stati due, avvenuti entrambi a Tokyo, ma in luoghi e ambienti diversi.
Il 15 gennaio Maria Voce ha tenuto un discorso davanti a 5000 buddisti nella Grande Aula Sacra della RKK, su invito del dr. Nichiko Niwano, figlio del fondatore dell’associazione, Nikkyo (1906-1999). In quella stessa sala 28 anni prima (1981) Chiara Lubich aveva parlato, quella volta su invito di Nikkyo Niwano, davanti a un assemblea di 10.000 buddisti. Vale la pena ricordare che di ritorno a Roma, la Lubich in un’ intervista a un settimanale cattolico aveva detto: “Conoscendo più da vicino il moderno movimento buddista, mi sono resa conto che è un ponte gettato dalla Provvidenza di Dio verso la cristianità”. Il fondatore della RKK aveva incontrato per la prima volta la fondatrice del MdF nel 1979 a Roma. Maria Voce, indicando la relazione tra il MdF e la RKK come “dialogo in continuità, iniziato 30 anni fa da Chiara Lubich, ha detto: “Con la sua partenza esso non deve fermarsi, ma avere nuovo impulso.”
L’altro importante appuntamento è stato il giorno dopo: l’uditorio era formato da circa 400 focolarini arrivati da varie parti del Giappone: dall’Hokkaido, nel nord, a Okinawa (arcipelago Ryukyu) nel sud. L’incontro è avvenuto nell’auditorio dell’Istituto Italiano di Cultura al centro della city di Tokyo, in un’atmosfera familiare e piena di emozioni, pur espresse con sobrietà. Esempio di riuscita inculturazione della fede.
Ecco l’intervista esclusiva che Maria Voce ha concesso ad AsiaNews:
Presidente, lei è reduce da una visita alla Corea e sta ora terminando quella in Giappone. È su queste due nazioni che focalizzo le domande. Corea e Giappone, nelle loro reciproche relazioni sono presentate come “vicine-lontane”. Vicine per geografia e cultura, lontane per frizioni storiche non ancora sanate. È questa anche la sua impressione?
Io penso che una differenza sicuramente c’è, soprattutto come lei dice, per ragioni storiche. Gli incidenti del passato hanno lasciato una traccia. Ma nella situazione attuale mi sembra ci sia stato un avvicinamento. Questo risulta evidente a livello ecclesiale. Ho sentito da parte dei vescovi coreani come di quelli giapponesi tanta apertura reciproca. L’arcivescovo di Tokyo, Pietro Takeo Okada, che mi ha concesso un’udienza, mi ha parlato con affetto e ammirazione della comunità coreana ospite nella cattedrale. Insomma mi sembra che l’antagonismo si stia superando.
Non pensa che i focolarini coreani e giapponesi, in quanto cristiani appartenenti ai due popoli, possono fare molto per promuovere ulteriormente questo avvicinamento?
Precisamente. Il fatto che ci siano focolarini autoctoni in Corea e Giappone può contribuire a rafforzare questo legame.
Nella sua visita in Corea lei è stata positivamente impressionata soprattutto dall’aspetto ecclesiale, mentre qui in Giappone ha dato molto importanza, se non priorità, a quello del dialogo interreligioso.
Questo è vero. In Corea ho visto una Chiesa cattolica fiorente e ho incontrato anche diversi pastori delle Chiese protestanti che mi hanno accolta con molta stima e con molto calore. Non ho conosciuto, invece leader di altre religioni, ma ho sentito che anche lì il dialogo interreligioso è vivo.
Lei ha incontrato anche il vescovo Pietro Kang U-il, presidente della conferenza episcopale coreana. Avendo in sè radici giapponesi, incarna il dramma del rapporto tra i due popoli. Per quanto lo conosco è un vescovo eccezionale. Quale impressione le ha fatto?
Condivido il suo giudizio. A me e ai miei collaboratori ha offerto un pranzo, che può essere detto pranzo di lavoro perché erano presenti altri cinque vescovi, che svolgono un ruolo importante nella Chiesa coreana. Il vescovo Kang mi è apparso una personalità eccezionale per cultura, per fede, per fiducia nella Provvidenza, per l’attenzione a favorire tutto quello che è comunitario nella conduzione della Chiesa e con gli altri vescovi. Penso davvero che la conferenza episcopale coreana sia bene affidata nelle mani di mons. Kang.
Qual’e’ l’atteggiamento di Kang verso il MdF e altri movimenti cattolici? Solo di cortesia?
Non direi. Il vescovo Kang ha volutamente invitato gli altri 5 vescovi, proprio per favorire un rapporto di conoscenza reciproca, di comunione, direi.
Il dramma della divisione tra Nord (Pyongyang) e Sud (Seoul). Non pensa che all’origine del dramma ci siano delle inconfessate ma gravi responsabilita’ dell’Occidente? Rapacità del colonialismo, prima, e disumanità dell’ideologia del comunismo ateo, poi? Ambedue fenomeni di origine occidentale.
Nel passato, certamente, responsabilità ci saranno state. Purtroppo al presente potenze circostanti non sono veramente benevole circa una riunificazione della penisola coreana perchè temono che una Corea forte potrebbe compromettere l’equilibrio tra le potenze circostanti.
Tuttavia ho saputo che attualmente tante persone nella Corea del Sud, non solo nell’ambiente religioso ma anche in quello politico, stanno compiendo passi concreti di avvicinamento e di riconciliazione. Anche tra coloro che anni fa evitavano di dare aiuti alla Corea del Nord ora molti cercano in vari modi di sostenerla e di favorirne lo sviluppo economico.
Nella conferenza stampa a Seoul lei ha espresso la convinzione che “i coreani possono dare non poco anche alle altre nazioni dell’Asia, a cui il mondo guarda con sempre maggior interesse”. Può indicare concretamente qual’e’ il contributo che si aspetta da loro?
Il principale contributo che la Corea può dare alle nazioni dell’Asia è la testimonianza che un’autentica fede religiosa non solo può andar d’accordo, ma favorisce la tolleranza e soprattutto il rispetto della libertà e dei valori fondamentali dell’uomo e del suo sviluppo. L’ impressionante sviluppo economico e civile che in pochi decenni gli oltre 40 milioni di coreani del sud hanno operato è, anche in questo senso, un messaggio ai popoli dell’Asia.
In Giappone il MdF ha privilegiato il dialogo interreligioso e culturale. Questa sottolineatura è originale o è il risultato della stretta relazione tra il MdF di Chiara Lubich e l’associazione buddista Rissho Kosei-kai di Nikkyo Niwano?
L’impegno per il dialogo interreligioso oltre che ecumenico era già presente nel movimento prima che Chiara incontrasse il fondatore dell’associazione Rissho Koseikai a Roma nel 1979. A quel tempo Niwano aveva già legato relazioni con il cattolicesimo. Nel 1965 era stato ricevuto in udienza da Paolo VI. In un’intervista alla Radio Vaticana, rilasciata anni dopo, ricordando quell’incontro, disse: “Prima di allora guardavo il cristianesimo in modo molto diverso. Le parole del Papa mi hanno dato una grande fiducia nel cristianesimo e hanno fatto nascere in me il desiderio di incontrare le grandi personalità religiose del nostro tempo, per poter raggiungere una maggiore unione tra tutti i credenti”.
Detto questo credo di dover aggiungere che l’incontro tra Chiara Lubich e Nikkyo Niwano risponda a un piano provvidenziale per quanto riguarda il dialogo con il buddismo. Tengo, tuttavia, a sottolineare che questo fiorente dialogo, lo viviamo come espressione del dialogo della Chiesa nei confronti delle religioni non cristiane. Lo pratichiamo come strumenti della Chiesa. Il rapporto con la Rissho Kosei-Kai lo favorisce.
Il buddismo ha plasmato nei secoli la cultura giapponese. Non pensa lei che i “Focolari” giapponese e coreano possano contribuire le due chiese a diventare autoctone anche nell’espressione teologica e spirituale?
Credo di si’. Giapponesi e coreani ci sono anche in Italia nel movimento. Ma penso che saranno le persone del posto che matureranno questa visione adatta a far conoscere Cristo alla loro gente.
Dopo il Concilio Vaticano II l’evangelizzazione ad gentes, che coinvolge pienamente i laici, è diventata una priorità anche dei movimenti cristiani come il vostro. Non c’è il pericolo che questa sottolineatura indebolisca la dimensione della “sacramentalità”, che è una dimensione essenziale del cristianesimo.
L’importante è essere tutti Chiesa: sacerdoti e laici, ma ciascuno al suo posto. L’evangelizzazione è dovere degli uni e degli altri. Tuttavia penso che la missione evangelizzatrice dei laici sia oggi più che mai essenziale specie in quei settori dove la Chiesa ufficiale non può entrare, come la politica, l’economia e la cultura. Il Pontificio consiglio dei laici sta preparando un congresso per l’evangelizzazione e la testimonianza dei laici in Asia, che si terrà in Corea. Hanno chiesto al nostro movimento, come agli altri, contributo e partecipazione. Questa testimonianza fatta assieme da parte dei laici può essere efficace, senza per nulla andare a scapito della “sacramentalita’”, anzi nutrendola.
Ci può parlare dei rapporti tra il cardinal Pietro Shirayanagi, recentemente scomparso, e il MdF?
Per noi è stato un padre. Ha aiutato l’installazione e lo sviluppo del movimento in Giappone. Per trent’anni ha partecipato alle nostre “Mariapoli” fino a quando la salute glielo ha concesso. Ha incontrato parecchie volte Chiara Lubich e l’anno scorso è venuto a Roma per celebrare una messa in suo suffragio. Per noi Shirayanagi è stato l’amore paterno e materno della Chiesa e io sono andata a rendergli omaggio sulla sua tomba qui a Tokyo.