Henrietta Bowden-Jones, psichiatra specializzata in patologie legate alla dipendenza al gioco, è la fondatrice e direttrice della National Problem Gambling Clinic di Londra, prima clinica nel Regno Unito per la cura di persone affette da sindrome da gioco. È stata aperta nel 2008 e da allora è stata inondata da centinaia di richieste d’aiuto. Bowden-Jones inoltre insegna all’Imperial College di Londra, gestisce l’UK Problem Research Gambling Consortium, un gruppo di 12 ricercatori delle Università di Cambridge, Oxford, UCL e Imperial College che collaborano a diversi progetti tesi a esplorare la neurobiologia della patologia del gioco. È anche consulente del governo in questo settore.

Lei ha una lunghissima esperienza nella cura di persone affette da sindrome da gioco. Che tipo di lavoro sta conducendo?
Sto lavorando con i ricercatori del consorzio “UK Problem Galbling Research” che ho fondato nel 2010. Nella mia clinica di Soho lavoro a contatto con i pazienti. Registriamo tutti i loro progressi con la speranza di trovare un giorno la miglior cura per questa patologia. Dividere le persone affette in diverse categorie aiuterà senz’altro a raggiungere questo scopo.

È davvero possibile guarire?
Sì, anche se il rischio di ricaduta è molto alto come in tutte le forme di dipendenza e il gioco d’azzardo non fa eccezione. Il settanta per cento dei nostri paziente non ha ricadute nei primi sei mesi di cure e questo è un dato molto promettente.

Quali sono attualmente le terapie che funzionano meglio?
Attualmente il trattamento più usato per curare questa forma di dipendenza è la terapia cognitiva comportamentale, ma esistono ricerche che confermano che anche altri metodi sono efficaci come quello dei dodici passi usato dagli alcolisti anonimi.

Quale invece il tipo di prevenzione migliore?
L’autoesclusione sociale, cioé la rinuncia a quelle attività e quelle frequentazioni che potrebbero indurre questi pazienti a ricadere nel vizio. Poi è fondamentale che decidano di affidare completamente la gestione delle loro finanze a un membro della famiglia.

Quanti sono i casi di patologie di questo tipo in Gran Bretagna?
In Gran Bretagna ci sono circa 4.500  persone che soffrono di problemi legati alla dipendenza al gioco. Nei ragazzi sotto i 16 anni si teme che il numero sia doppio.

E la criminalità legata al gioco d’azzardo?
Circa un terzo di coloro che soffre di questo problema commette atti illegali. Si tratta di un dato comune a tutto il mondo. I crimini più diffusi sono la frode e l’appropriazione indebita. Spesso il paziente ruba dal posto di lavoro dopo aver rubato ad amici e familiari. Credo che nessuno dei miei pazienti avrebbe rubato se non fosse stato spinto da questa patologia

Dal 2007 i casinò sono diventati più accessibili. C’è stato da quell’anno un aumento delle patologie?
L’aumento c’è stato, ma è impossibile, dai dati che abbiamo a disposizione, stabilire se questo sia dovuto all’apertura di più casino, dei negozi di scommesse o alla crescita del gioco d’azzardo online.

È possibile capire quale sia la vastità dell’internet addiction considerata la natura difficilmente regolamentabile del fenomeno?
Circa il 20 per cento dei nostri pazienti gioca online, altri scommettono in vari modi, ma la maggioranza non usa internet. Gioca invece alle varie macchinette e scommette sugli sport nei negozi di boomaker.

Ha incontrato situazioni limite?
Non mi scorderò mai il caso commovente di un paziente che era così magro, quando si è presentato alla nostra clinica, da farmi seriamente preoccupare per la sua sopravvivenza. Da tempo si nutriva solo con il cibo dei suoi pappagalli perché non aveva più soldi per se. Gli offrimmo cibo e lo mettemmo in contatto con alcuni enti di carità che distribuiscono pasti gratis ai poveri.

In Italia la dipendenza da gioco d’azzardo non è ancora riconosciuta dal sistema sanitario nazionale come patologia, com’è la situazione in Gran Bretagna?
La situazione è simile anche qui. Il sistema sanitario nazionale (Nhs) non finanzia il trattamento anche se riconosce il problema e loda la nostra clinica per il suo spirito pionieristico e il suo grande successo (dal 2008 l’Nhs ci ha mandato 1.500 pazienti). Il problema è che attualmente l’Nhs non ha fondi e il problema legato alla dipendenza al gioco non è tra le sue priorità. Al momento la mia clinica è finanziata dal governo attraverso un ente di carità che raccoglie soldi dall’industria del gioco e che poi li passa al sistema sanitario.

Quali somiglianze tra dipendenza da gioco d’azzardo e altre patologie da dipendenza?
Innanzi tutto l’impulso del giocatore di dedicare a questa patologia sempre più tempo e soldi. Poi la totale ossessione con l’attività del gioco a scapito di altri aspetti importanti della vita come la famiglia, il lavoro, gli amici. Inoltre, da un punto di vista neurobiologico, esistono simili meccanismi che scattano nel cervello del giocatore e che coinvolgono neurotrasmettitori come la dopamina.

Elisabetta Del Soldato da Avvenire