di Bridget Gabrielle Hylak

“Lascerò la mia casa e la terra che amo per l’umido Bengala, per una riva distante. In cambio, Ti  chiedo solo, o Padre dolce come nessun altro:  concedimi di salvare almeno un’anima, un’anima che già conosci”. Così, madre Teresa, prima di partire per l’India, il 1° dicembre 1928. Il sorriso di questa donna, premio Nobel per la pace nel 1979, e la sua storia di religiosità eroica e di abnegazione totale al servizio dei “più poveri tra i poveri” sono ben noti in tutto il mondo. Cattolici, ma anche protestanti, musulmani ed ebrei, e persino agnostici e atei riconoscono il valore di questa minuta e fedele missionaria di Cristo, la cui spiritualità, pur incondizionatamente cattolica, è riuscita in qualche modo a attraversare le frontiere e a smussare le asperità delle divisioni dottrinali.

Le missionarie della carità e il Centro madre Teresa, al fine di preservare il ricordo della beata di Calcutta e di condividere la conoscenza dei dettagli più intimi della sua vita spirituale, hanno allestito una mostra di foto e testi che sta facendo il giro del mondo. L’esposizione era stata preparata dall’ufficio della postulazione in occasione della beatificazione di madre Teresa, avvenuta a Roma nel 2003. Per il decimo anniversario della morte – settembre 2007 – si era poi deciso di rivedere e ampliare i contenuti della mostra affinché venissero esposti anche presso la casa madre delle missionarie della carità. L’esposizione è stata e continua a essere accolta con grande favore dai molti visitatori che si recano a Calcutta da ogni parte del mondo ed è stata inoltre presentata nel corso delle ultime due edizioni della Giornata mondiale della gioventù tenutesi a Colonia e a Sydney, riscuotendo grande successo anche presso il pubblico giovanile.
Adesso, l’imminente centenario della nascita di madre Teresa, che si celebrerà ad agosto 2010, appare come l’occasione più adatta per rendere la mostra visibile a un pubblico più ampio. A tal fine, l’esposizione è stata tradotta in diverse lingue a seconda dei Paesi in cui verrà presentata nel corso di tutto l’anno del centenario. Da Roma a Sydney, da Essen all’Albania, la mostra su madre Teresa di Calcutta continuerà dunque a ispirare, istruire, rafforzare e incoraggiare.
La mostra comprende alcune immagini rare che documentano la vita e il lavoro della religiosa, informazioni circa la sua storia e gli ambienti in cui ha vissuto. E, ciò che più colpisce, uno sguardo ravvicinato sulle lotte spirituali che ella dovette sostenere per portare avanti la propria opera.
Nonostante il suo perenne sorriso e la presenza palpabile del Redentore che appariva tanto viva in lei a chiunque la incontrasse, il suo lato più umano doveva combattere contro la sensazione dell’assenza di Cristo. Questo concetto rappresenta una realtà tanto sorprendente quanto potente nell’ambito della vita di madre Teresa, un esempio toccante, pur se quasi incomprensibile, della sua personale perseveranza nella fede. In realtà, proprio questa lotta – il devoto sacrificio di sé per il Regno di Dio, anche nei momenti di dubbio interiore e di turbamento spirituale, derivanti in prevalenza dal suo fervente desiderio di essere sempre con Cristo – è uno degli aspetti che la madre voleva non fossero svelati prima della sua morte.
Come una sposa fedele al proprio dovere, in ogni momento innamorata dello sposo, madre Teresa desiderava Cristo anche quando Egli sembrava, anche senza spiegazione, “lontano” dal suo cuore. Leggendo i suoi scritti di carattere maggiormente intimo, molti dei quali sono stati sagacemente inseriti nella mostra, si comprende subito il suo costante desiderio di Lui, simile a quello che prova una sposa:  ogni battito del suo cuore e ogni respiro sono soltanto Suoi.
Oltre agli ottanta grandi pannelli, sui quali sono riprodotte splendide fotografie della madre e delle sue suore e a una serie di toccanti citazioni e dettagli biografici, in alcune città si è scelto di ampliare o di caratterizzare la mostra. A titolo di esempio, presso il museo dei Cavalieri di Colombo di New Haven, nel Connecticut, dove la mostra è attualmente visitabile fino al 4 ottobre, sono state effettuate delle aggiunte particolari, includendo alcuni dei suoi effetti personali, quali il sari che indossava, e vari oggetti riferibili al rapporto con la fondazione dei Cavalieri di Colombo. Inoltre, i Cavalieri hanno anche provveduto a ricostruire l’umile stanza che madre Teresa occupava presso la casa madre a Calcutta.
Un posto di rilievo nella mostra spetta ai numerosi premi e onori che madre Teresa ha ricevuto:  più di settecento tra il 1962 e il 1997. Governi, istituzioni e organizzazioni di tutto il mondo hanno riconosciuto l’umiltà e, nel contempo, la grande forza con cui lei lavorava, nonché l’importanza dei suoi sforzi. La madre chiedeva abitualmente ad amici e collaboratori perché dessero tanta importanza a quei premi e perché lei avrebbe dovuto sottrarre tempo prezioso alla sua opera per riceverli. Sembrerebbe quasi che quegli onori non rappresentassero per lei altro che un’interruzione della sua missione vitale. “Non so perché tante università e accademie mi conferiscano questi titoli” – diceva – “per me non hanno alcun significato”.
Tuttavia, attraverso l’obbedienza e il senso del dovere, la madre li ha sempre accettati con grazia e gratitudine, mai per se stessa, ma sempre a nome dei “più poveri tra i poveri”. In ciascuna di tali occasioni, parlava dell’amore di Dio, della dignità umana e dell’importanza dei poveri. “Sono molto felice perché oggi tutti voi avete imparato che i poveri sono persone davvero amabili, essi possono arricchirci e darci molto”.
Quando si rese conto che i diversi premi che le erano stati assegnati potevano aiutarla a portare avanti il suo lavoro attirando l’attenzione sui poveri, si è rassegnata con maggiore disponibilità alla volontà di Dio. “Ciò mi dà l’opportunità di parlare di Cristo a persone che altrimenti potrebbero non sentirne parlare mai”.
Instancabile nel suo amore, persistente nella propria determinazione e, soprattutto, eternamente devota al suo Salvatore, madre Teresa di Calcutta ha lasciato con la sua vita un segno indelebile nel mondo. Ma, ciò che forse è più importante, innumerevoli persone da lei personalmente toccate, servite, nutrite o medicate, sono pronte ad attestare che la madre ha indubbiamente raggiunto il suo obiettivo iniziale:  “Concedimi di salvare almeno un’anima, un’anima che già conosci”.

(©L’Osservatore Romano – 26 giugno 2010)