di Tommaso Lorenzi
Tratto da Rai Vaticano – il blog

Spesso, parlando della Chiesa, abbiamo riferito degli attacchi che continuamente essa riceve da questa nostra società, sempre più scristianizzata, senza Dio, senza regole e, dunque, senza alcun futuro.

Una deriva culturale spesso indotta con la complicità dei governanti, di certa stampa, dai tanti inutili maître à penser da salotto e, purtroppo, anche da certi ambienti cattolici sempre più attenti di voler piacere al mondo.

Manifestazione visibile di questo modo di essere è indubbiamente l’arte, parola ormai avulsa dal suo significato più vero, quello di elevare lo spirito dell’uomo verso l’assoluto grazie alla forma e alla materia. Oggi, con l’arte informale, si è giunti a spettacolarizzare ogni idea, anche la più imbecille, pur di far parlare per qualche minuto di sè i media, con l’effetto di produrre cose prettamente inutili ed anche blasfeme, quando ci si rivolge alla Chiesa.

Partendo da Duchamp, il quale a differenza dei suoi epigoni era un genio, alcuni artisti hanno pensato bene che la vera arte non fosse elevare, ma abbassare, profanare, distruggere tutto ciò che di più caro e di sacro l’uomo potesse avere nella sua cultura. Più i concetti sono sublimi e più il tocco del ”genio” deve intervenire per demolire, ridicolizzare, accusare.

Così, solo per fare qualche esempio, dopo la donna crocifissa, pubblicata in una celebre copertina dell’Espresso e riproposta, in un’immagine simile, tre anni fa da Maurizio Cattelan sul muro di una chiesa a Stommeln, in Germania, abbiamo avuto La Rana Crocifissa di Martin Kippenberger, e, per non citare opere sempre più blasfeme rivolte ai santi, compresa ovviamente la figura di Maria, si è arrivati, in una escalation di imbecillità, a rappresentare il Cristo Crocifisso con il volto di Topolino in un centro commerciale di Pechino; oppure, su un libro per le scuole elementari indiane, è stata pubblicata, alcuni anni fa l’immagine del Sacro Cuore raffigurante Gesù con una sigaretta in una mano e una lattina di birra nell’altra. Pensate cosa sarebbe successo se in Italia avessimo fatto lo stesso con l’ immagine sacra di un’altra religione!

Ma, com’è noto, al peggio non c’è fine. Dallo scorso dicembre al Museo d’Arte Moderna di Avignone, la città che fu sede papale, è stato esposto l’arcinoto Piss Christ. Per chi ancora non lo sapesse è una foto che risale al 1987 di uno statunitense, un certo Andrés Serrano, che ritrae un piccolo crocifisso di plastica immerso in un bicchiere pieno di… urina. Si, avete capito bene: Cristo crocifisso immerso negli escrementi.

Solo l’idea, volgare e blasfema, dovrebbe far gridare allo scandalo ogni cristiano, ma come tante altre volte, la foto viene regolarmente esposta, retribuendo assai lautamente il suo autore, e nulla è mai successo. Il vescovo di Avignone, Jean-Pierre Cattenoz, ha reagito condannando questa oscenità: «Ogni oltraggio alla nostra fede ci ferisce – ha detto l’alto prelato -. Di fronte al lato odioso di questa fotografia, ogni credente è colpito nel più profondo della sua fede». Poi più niente.

Solo alcuni gruppi, cosiddetti tradizionalisti, si sono mobilitati con proteste, firme e cortei, ma sono stati isolati dalla Chiesa locale per non dare adito a ulteriori discussioni. Un amico teologo, con il quale ho litigato aspramente, commentando l’arte del Serrano ha sostenuto che l’opera meritava attenzione e riflessione, perché “immergeva – parole testuali – il Cristo nell’aspetto più profondo dell’uomo”. Purtroppo non è l’unico a pensarla così.