di Francesco D`Agostino da PiùVoce.net

E` tra scienza e ingegneria l`ultima frontiera della ricerca

Come ha osservato Francesco Donato Busnelli in una lucida audizione davanti al Comitato nazionale per la bioetica, in Italia c`è un obiettivo ritardo e un inspiegabile disinteresse nei confronti della “biologia sintetica”, cioè di quelle ricerche biologiche di frontiera, che si sforzano di trasformare l`”homo faber” in “homo creator”.

La biologia sintetica è quella disciplina (o nuova sintesi disciplinare) che si prefigge come obiettivo quello di ricombinare componenti biomolecolari (naturali o sintetici) in modo da produrre nuovi circuiti genetici e biochimici, per rimodellare forme di vita già esistenti o addirittura per crearne di nuove. In un certo senso, la biologia sintetica vuole fondere la scienza e l`ingegneria. A quale scopo? Nel breve periodo, i biologi sintetici si prefiggono finalità socio-terapeutiche: già si cominciano a intravedere – si sostiene – le straordinarie possibilità che offre la creazione in laboratorio di materiale cellulare sintetico umano per sostituire tessuti corporei -, colpiti da irrimediabili ingiurie o da ` patologie incurabili; già si prevede come dalla ricerca sintetico-biologica ci si possano attendere grandi risultati ai fini della produzione di energia alternativa a quella petrolifera. Il passo ulteriore sarebbe quello di creare in laboratorio geni resistenti al cancro, per poter non solo da sconfiggere la malattia che più colpisce l`immaginario simbolico degli uomini moderni, ma addirittura prevenirla definitivamente. Fin qui, le prevedibili e lodevoli finalità della biologia sintetica. Ma perché non immaginare, oltre ciò che è ragionevolmente prevedibile, anche il possibile? Perché non cercare, grazie alla biologia sintetica, di potenziare il corpo umano, donandogli nuove capacità fino ad oggi nemmeno immaginabili, come ad esempio quella di ridurre l`esigenza del sonno ai minimi livelli (o annullarla definitivamente)? Perché non pensare a intervenire sul cervello, anche ricorrendo ali` ausilio delle nanotecnologie, per dilatarne fino all`inverosimile la “memoria”? Perché non predisporre tecniche per ritardare l`usura dell` organismo (cioè in definitiva la vecchiaia), in modo da garantire agli uomini la possibilità di una sopravvivenza ben più che secolare? Perché, in definitiva, non accettare l`idea che l`uomo possa prendere nelle proprie mani la sua stessa dinamica evolutiva, non solo accelerandone i tempi, ma soprattutto dandole un ben preciso orientamento? Quella dell` “uomo sintetico” non va ritenuta una fantasia: appartiene al, novero delle possibilità che divengono di giorno in giorno sempre più concrete. La biologia sintetica ci pone di fronte a scenari inquietanti e inediti: bene ha fatto la massima autorità dell`Unione Europea, il presidente Barroso, a richiedere all`Ege, cioè al “Gruppo europeo per l`etica nella scienza e nelle nuove tecnologie” di cui Busnelli è membro autorevole, un primo rapporto al riguardo, che è stato redatto con ammirevole rapidità e in cui sono state inserite alcune precise, pur se aurorali, raccomandazioni (favorire la circolazione delle informazioni, individuare gli opportuni limiti della brevettabilita delle scoperte, garantire i singoli e la società dai possibili rischi di alterazione ambientale che possono derivare dalla fabbricazione di organismi sintetici, ecc). Resta ancora sulla sfondo, ma esploderà ben presto, il dibattito bioetico fondamentale, che anche in questo, come già in altri casi, dividerà i bioeticisti in due fazioni: quella degli apocalittici e quella degli ottimisti a oltranza. È ancora troppo presto per poter valutare serenamente da quale parte sia opportuno e doveroso schierarsi. Ma non dobbiamo mai stancarci di ricordare agli scienziati che qualsiasi loro ricerca, per essere legittima e lodevole, deve rispettare una condizione fondamentale: il principio supremo della dignità della persona. Un principio tutt`altro che generico e vuoto di contenuti, come sostengono molti scettici, perché si incardina su due esigenze fondamentali: quella di rispettare sempre e comunque 1 identità umana (contro ogni tentazione di manipolazione) e quella di non sfruttarla mai, soprattutto economicamente, né in modo diretto, né in modo indiretto. Sono esigenze elementari, alle quali anche la biologia sintetica deve essere fermamente chiamata a rendere omaggio.