di Andrea Sartori (Insegnante) da Protagonisti Per L’Europa Cristiana

Forse la migliore biografia di Giovanni Paolo II. Il giornalista americano Kwitny rende chiaro come l’Unione Sovietica sia stata sconfitta da un movimento non violento di massa, paragonabile a quello gandhiano, guidato dal Papa venuto da oltrecortina.

Giovanni Paolo II è stato una delle figure chiave del XX secolo. Il suo ruolo fondamentale nella lotta al totalitarismo sovietico ha fatto versare i proverbiali fiumi di inchiostro. Come tutte le grandi figure della Storia è stato “segno d’immensa invidia e di pietà profonda, d’inestinguibil odio e d’indomato amor”, e proprio per questo è difficile trovare una biografia che renda giustizia completa al personaggio.

La biografia più completa di Giovanni Paolo II è Witness of Hope di George Weigel, tradotto in italiano come Testimone della speranza e edito da Mondadori. La poderosa biografia di Weigel, sicuramente sotto molti aspetti la più ricca, cade spesso però nell’agiografia. La vita di Wojtyla è presentata come un trionfo continuo, senza errori, senza sbavature. Questo taglio pregiudica in parte il peraltro ottimo lavoro di Weigel, rendendo il lettore diffidente sull’obiettività dell’autore. Di altro tenore, ma forse per questo più efficace, è l’ottimo Man of century di Jonathan Kwitny (1941-1998), edito da Piemme bestsellers con il titolo di L’uomo del secolo – l’ultimo profeta e curato dal vaticanista Marco Tosatti, il quale è autore anche dell’appendice che segue Wojtyla fino alla sua scomparsa, avvenuta il 2 aprile 2005, riprendendo il filo interrotto a causa del fatto che il biografo Kwitny è premorto al biografato Wojtyla.

Ciò che rende la biografia di Kwitny molto convincente è il suo approccio: l’autore è un laico di origine ebraica, e non lesina critica al papa polacco. Eppure il titolo stesso palesa il pensiero profondo di Kwitny: Papa Giovanni Paolo II è stato l’uomo più importante del XX secolo, soprattutto in relazione alla decisiva spallata che assestò alla Cortina di Ferro e ai regimi di terrore nati sotto il simbolo della falce e martello. Questo è chiarito dalla prefazione: “Ho deciso di scrivere questo libro perché la mia esperienza pluriennale di corrsipondente -per il ‘Wall Street Journal’, per la stesura di libri precedenti e per i documentari Kwintny Report in Polonia – mi ha convinto che la storia della Guerra Fredda è stata ampiamente fraintesa. E’ chiaro che la Guerra Fredda non è stata vinta da Washington, ma da un movimento nonviolento di massa, come quello del Mahatma Gandhi e di Martin Luther King Jr., guidato da un uomo le cui responsabilità religiose gli hanno impedito di agire apertamente”.

Kwintny fu un giornalista investigativo. E come tale si è buttato a capofitto su documenti segreti delle curie, testimonianze ufficiali e rapporti della Cia. Le sue conclusioni smontano diverse teorie riguardantii il pontificato di Wojtyla, soprattutto quella riguardante la “Santa Alleanza” tra Washington e Roma in funzione anticomunista, che sarebbe partita dall’elezione del vescovo di Cracovia al Solio di Pietro sino all’alleanza tra Reagan e Giovanni Paolo II. In realtà gli Stati Uniti favorirono ben poco Solidarnosc, il sindacato cattolico polacco che fu l’arma nonviolenta di papa Wojtyla. Già il Papa smentì questa presunta alleanza con Reagan. Il laico Kwintny fa inoltre piazza pulita della tesi complottista, avanzata dal celebre libro di David Yallop In God’s Name, riguardo il presunto assassinio di Giovanni Paolo I. Kwitny riprende invece il libro di John Cornwell A Thief in the Night, in cui la tesi dell’omicidio è completamente smontata, aggiungendo come anche lo stesso Yallop abbia rinnegato le tesi complottiste che lo resero famoso.

Le critiche principali all’operato di Giovanni Paolo II si concentrano sulla vicenda dello Ior, sul suo rapporto con la Chiesa Ortodossa e sul suo tradizionalismo, che ad un laico come Kwitny non piace. Kwintny inoltre critica il contegno del Papa nei confronti di uno dei grandi martiri cristiani del XX secolo, l’arcivescovo di San Salvador Oscar Arnulfo Romero, il quale fu assassinato mentre celebrava l’Eucaristia il 24 marzo 1980 per aver criticato la dittatura militare salvadoregna. Tuttavia il giornalista riconosce che gli errori di Wojtyla furono comunque “animati da buone intenzioni”. Dal punto di vista meramente ecclesiale Kwintny elogia di Giovanni Paolo II per “il pacifismo, il rispetto per le altre religioni e la disponibilità ad ammettere gli errori”.

Ma la portata realmente storica del pontificato wojtyliano è, come abbiamo detto, nel suo cruciale contributo alla caduta del Muro di Berlino (sebbene lo stesso Papa cercasse di ridimensionare il suo apporto) che è evidente dalle pagine do Kwitny. E la grandezza ulteriore sta nel fatto che tutto questo sia avvenuto in maniera nonviolenta: “Avete fatto la rivoluzione senza rompere un vetro” dirà il Papa a Lech Walesa. Questo pone, anche agli occhi di un laico, la figura di Karol Wojtyla sullo stesso piano del Mahatma Gandhi, di Martin Luther King e del XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso. Solo su scala più grande, in quanto la fine della Guerra Fredda, cioè la fine di un incubo atomico durato dal 1945 al 1989, è stato forse l’evento realmente epocale del XX secolo. Per questo Giovanni Paolo II è l’uomo del secolo, sicuramente il più grande Papa dell’ultimo secolo, se non di sempre, un uomo che a ragione fece vibrare, in un senso o nell’altro, tutti i cuori.

Lo stile di Kwitny è piacevole, perlopiù giornalistico, ma anche con qualche buona intuizione letteraria. Ad esempio il primo capitolo “Rivelazioni”, che si apre con l’elezione del cardinale Karol Wojtyla a Papa Giovanni Paolo II, descrivendone l’effetto dirompente su molti uomini e donne, specialmente in Polonia. Anche il racconto parallelo delle attività del Papa a Roma e degli attivisti di Solidarnosc in Polonia nei giorni drammatici della legge marziale imposta dal generale Jaruzelski ha una forza letteraria inconsueta per una biografia. In particolare  segue in parallelo le vicende dell’attivista Ewa Kulik e del suo compagno, in seguito marito, Konrad Bielinski.

La biografia di Kwitny potrà deludere i devoti di Giovanni Paolo II perché non è agiografica. Ma proprio il fatto di presentarci Karol Wojtyla come un uomo con i suoi pregi e i suoi difetti, e non come un superuomo, fa risaltare ancor di più l’importanze storica incomparabile del leone polacco. L’ultimo Pontefice che ha avuto il diritto di aggiungere il termine di “Magno” al suo nome, dopo San Leone I, il papa che fermò Attila andandogli incontro disarmato come Wojtyla fece con l’Urss, e Gregorio I. Sicuramente uno dei titani del XX secolo.