dal vangelo secondo Mt. 10, 34-41
Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell`uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
Il commento di don Antonello Iapicca
I Leviti portavano il peso della loro responsabilità. Erano addetti alla Tenda della Riunione, il luogo ove era conservata l’Arca dell’Alleanza, nucleo di quello che nel Tempio diverrà il Santo dei Santi. I Leviti custodivano la Presenza di Dio, scelti come primizie del popolo per assicurare assistenza al Signore. Avevano messo Dio al di sopra dei loro stessi fratelli, della famiglia, di tutto; essi dissero dei propri genitori: “Non li abbiamo mai visti; non portarono riguardo ai fratelli e non conobbero i figli perché osservarono i Tuoi detti e preservarono il Tuo patto, essi insegneranno i Tuoi statuti a Giacobbe e la Tua legge ad Israele; portarono il profumo dinanzi a Te e l’olocausto sul Tuo altare. O Signore, benedici i loro averi e gradisci l’opera delle loro mani, ferisci i fianchi di coloro che sorgeranno contro di loro ed i nemici loro, sì che non possano rialzarsi” (Dt).
I Leviti non avevano parte con il popolo, perché il Signore era loro parte ed eredità: per questo la loro eredità era magnifica, e la loro sorte era caduta su luoghi deliziosi. La vita dei leviti era tutta per l’Arca, per la Torah, per il cuore stesso di Dio, da dove, nel giorno di Yom Kippur, il Sommo Sacerdote gridando il Nome dell’Altissimo, impetrava e otteneva il perdono per tutto il popolo. Nulla potevano amare più dell’Arca che custodiva la Presenza di Dio, difesa e vittoria del Popolo. Erano per Dio e per questo erano per ogni loro fratello. Proprio la “separazione” da ogni legame di carne li donava a tutti: se cadevano loro cadeva il popolo.
Così anche noi siamo stati chiamati ad essere per il mondo i custodi della Presenza di Dio. E’ infinitamente più importante di ogni legame: la nostra primogenitura è l’assicurazione per il Cielo che Dio offre ad ogni uomo. Per salvare chi ci è accanto e ci è stato affidato, è necessario che la Spada portata da Cristo, la Croce che ci fa Leviti della sua presenza e tabernacolo della misericordia, “separi il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera”; solo un buonismo sentimentale opera del demonio è incapace di vedere le ferite di Cristo crocifisso nelle lacerazioni operate da Cristo e dalla fedeltà a Lui. Perché siano salvati e accompagnati, ogni giorno, in Cielo, nella comunione con Dio, è necessario che “i nemici dell`uomo siano quelli della sua casa”: solo allora sarà svelata quella parte di loro che è nemica di Cristo, e così potranno incontrare in noi le braccia distese ad abbracciarli nell’amore autentico, che offre la vita per il nemico, che prega per lui, che perdona. Altro che “pace” di Nutella, dolce al palato e velenosa per l’anima. Dio non si è fatto carne per vendere placebo; Cristo non inganna, ama a prezzo della propria vita. E’ nemico un figlio che rifiuta la fede trasmessa dai genitori; un nemico da amare prendendo il rifiuto e perdonando senza  anestetizzare la fede adeguandola alla carne: il compromesso e la paura di soffrire non hanno nulla a che vedere con l’amore.
“Amare la propria vita”, difendere i propri spazi, i criteri, le comodità, rifiutando la precarietà di chi ha le radici solo in Cristo, significa vedersela sfilare, perderla inesorabilmente: “trovare” la vita, infatti, per un apostolo significa “trovare” in Cielo tutti coloro che il “Nome” di Gesù ha iscritto nei Cieli. Se ne mancherà qualcuno significa che avremo difeso la vita in tutte quelle circostanze nelle quali Dio aveva messo sul nostro cammino persone segnate dal suo Nome: ad esempio, quando non avremo perdonato quel collega, o non avremo lasciato che quel parente si porti via il nostro denaro, o avremo mentito al figlio sulla fede.
Il Santo, il totalmente altro, s’è fatto uomo per salvare ogni uomo. La Parola s’è fatta carne perché ogni uomo possa tornare al Padre. La Parola, come una “spada”, penetra sin nelle giunture più profonde di ciascuno di noi, per separare, dividere, vagliare, illuminare e fare verità. Soprattutto, per strappare l’uomo dal dominio della carne e delle passioni, del peccato e della morte. La Pace che annuncia il Signore apparendo ai discepoli è il frutto d’un combattimento senza esclusioni di colpi. La “divisione” che ha lacerato le carni del Signore, la “spada” che ha trapassato il cuore di Maria, sono queste la nostra salvezza: la Parola di verità, la Parola crocifissa che scioglie i legami morbosi, costruiti sui compromessi. Essa spezza le catene della dipendenza affettiva, rompe il muro sentimentale che umilia l’orizzonte infinito della vita divina. La sua “spada”, la Parola di fuoco, ci conduce all’incontro con la verità e la misericordia che liberano le nostre vite.
La vita è seria, e la felicità è un cuore indiviso. Paradossalmente, solo un cuore spezzato dalla spada, crocifisso con Cristo, “diviso” dalla passione e dal cercare se stesso, capace di sostenere e portare la Croce e il peso della responsabilità, è un cuore indiviso. Da esso fluisce l’amore al Signore, libero, e, in Lui, l’amore alle creature, anche le più prossime. La libertà di vivere seriamente nelle croci di ogni giorno, di portare sempre nel proprio corpo il morire di Gesù, perché nelle nostre esistenze appaia anche la sua resurrezione. Il Signore è vivo in noi, novelli Leviti del Terzo Millennio. Siamo chiamati a portare l’Arca dell’Alleanza Nuova ed Eterna che Gesù ha stabilito con l’umanità: piccoli, deboli, incompresi, rifiutati. Umiliati. Cristiani. Offrendo a chiunque ci incontri di amare e servire Cristo in noi, nell’Arca che custodisce Cristo che è la nostra vita; le nostre storie custodiscono la Presenza misteriosa di Dio. Offrendo, dalla nostra Croce, a tutti la ricompensa eterna. La nostra vita, libera e unita al Signore, anche oggi, è un segno per ogni uomo. Un segno di Cristo, del Cielo, del suo amore; così potremo scoprire che, assumendo ogni giorno la nostra storia, così come il Signore ce la dona, portando l’Arca per la quale siamo stati eletti, “è la Torà che porta noi. È lei che ci mantiene in vita come popolo e che ci garantisce continuità”.