di Don Antonello Iapicca

Dal Vangelo secondo Marco 8,11-13.

Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione». E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda.

IL COMMENTO

Perchè continuiamo a chiedere segni? E prove, certezze, evidenze. Per tranquillizzare e suffragare i nostri schemi, le nostre idee. Un segno dal cielo per mettere alla prova il Signore, per vedere se la pensa come noi. Il problema è tutto qui, far coincidere tutto quanto partorito dalle nostre menti con il pensiero di Dio. Piegare il pensiero divino al nostro pensiero. Strumentalizzare Dio, obbligarlo ad incarnarsi secondo i nostri cammini. Farlo “dimettere da Dio” e ridurlo ad usciere di un nostro personalissimo “ufficio desiderata”. Per tutto questo non vi sarà mai alcun segno. Una Croce, e il Suo amore infinito. E’ già lì, per ciascuno di noi, in qualunque istante. Dinnanzi ad ogni idea, pensiero, progetto. Il Suo amore crocifisso, “il” segno, l’unico. Per i rapporti con mogli e mariti, genitori e figli, colleghi, salute e tutto il resto. La Croce, e la vita nella morte. Così si è piegato Dio verso di noi, al punto di entrare nell’orrore dei nostri peccati, e distruggerli, e fare di noi dei santi capaci di vivere allo stesso modo, crocifissi per amore. Ecco il cammino per noi oggi, il segno che ci fa segni, semplicemente, che ci fa amore per ogni uomo.

Commento al Vangelo di :


San [Padre] Pio di Pietrelcina (1887-1968), cappuccino
OP ; GF 174 ; Ep 4,418

« Perché questa generazione chiede un segno ? » : Credere, persino nell’oscuritàLo Spirito Santo ci dice : Non lasciate il vostro spirito soccombere alla tentazione e alla tristezza, perché la gioia del cuore è vita dell’anima. La tristezza non giova a nulla e causa la morte spirituale.

Succede a volte che le tenebre della prova soverchino il cielo della nostra anima ; ma sono proprio luce ! Grazie ad esse infatti, voi credete persino nell’oscurità ; lo spirito si sente sperso, teme di non vedere più, di non capire più. Eppure è proprio il momento in cui il Signore parla e si rende presente all’anima ; e questa ascolta, intende e ama nel timore di Dio. Per « vedere » Dio, non aspettate il Tabor (Mt 17,1) quando già lo contemplate sul Sinai (Es 24,18).

Andate avanti nella gioia di un cuore sincero e spalancato. E se vi è impossibile mantenere questa gioia, almeno non perdete coraggio e conservate tutta la vostra fiducia in Dio.