di Don Antonello Iapicca

GV 8,12-20

In quel tempo, Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me».
Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

IL COMMENTO

Giudicare secondo la carne è come camminare nelle tenebre. Pur avendo occhi non si vede. La carne spegne la luce e impedisce il discernimento. I fatti della vita, le persone divengono fantasie irreali. E’ paradossale, ma è così. Proprio ciò che appare reale, carnale appunto, non è altro che pura apparenza. Per questo i giudizi sprigionati da menti e cuori carnali son sempre destinati alla smentita della storia. Perchè la carne non coglie ciò che si cela oltre l’apparenza e stringe gli occhi, la mente ed il cuore nei suoi stessi angusti confini. Esattamente come i Giudei anche noi cadiamo nella stessa trappola; come guardiamo e giudichiamo nostra moglie, nostro marito, i figli, i colleghi, la suocera, noi stessi? Superficialmente, ribalzati sulla carne ne restiamo schiacciati, e così proprio quelle che ci sembrano le prove più evidenti a sostegno dei nostri giudizi sono quelle che ci tedono le trappole più subdole. Siamo tutti malati di scientismo, di quello più becero, perchè non tiene conto che dietro e dentro le stesse formule matematiche si cela una mente e dun cuore infinitamente più grandi. Proprio quel difetto scoperto e denunciato è uno scrigno che nasconde qualcosa di impensabile e che muove, misteiosamente, chi ci è accanto. Quella parola ascoltata sorge da una storia che forse neanche immaginiamo. Per conoscere davvero occorre la Luce di Cristo, la sua Pasqua luminosa che svela la vita oltre la morte, il volto eternamente amorevole del Padre. In Lui tuto acquista dimensioni diverse e i parametri si dilatano all’infinito. Chi segue Crisio ha la Luce della vita, si sciolgono le catene della carne, si assapora la libertà. Quella capace di amare e guardare tutto con gli stessi occhi di Gesù. La carne non è rigettata ma ttrasfigurata in un’estasi tremendamente reale di pazienza e misericordia.