di Don Antonello Iapicca

Gv. 12,1-11.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che   egli aveva risuscitato dai morti. Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

IL COMMENTO

Il Vangelo di oggi ci pone una domanda fondamentale. Perchè pensiamo che consegnare la vita a Gesù sia sprecarla? Il tempo, le idee, la poesia, gli amori e le passioni, tutto sembra sprecato. Come scriveva Orazio, “Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri, o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà: se molti inverni Giove ancor ti concede o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino – breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo e fugge il tempo geloso: cogli l’attimo, non pensare a domani”. Perchè siamo incatenati a questo pensiero che ci spegne la speranza tramutandola in idolatria di noi stessi, delle nostre libertà, dei nostri diritti, dei nostri progetti? Che cosa ci impedisce di vivere la vita come Maria? Sulla soglia di questa Settimana Santa, unica, diversa da tutte le altre, la Chiesa ci pone dinnanzi una casa e tre figure. La casa di Lazzaro, risuscitato dai morti; Maria, che ha conosciuto e scelto la parte buona della vita; Giuda, inntelligente ed avaro, prigioniero di se stesso e deii suoi averi, materiali e intellettuali; e Gesù, oggetto di discussioni, e di decisioni. Entriamo in un tempo speciale, la nostra vita può cambiare davvero. Gesù scende a casa nostra, suoi amici, poveri Lazzaro resuscitati dal Suo amore infinito. Scende in modo del tutto particolare in questi giorni, cerca il fondo del nostro cuore, vuole fare luce sui nostri desideri, sui lacci che ci impediscono la gioia vera e piena. Gesù è nostro ospite per liberarci, e non lo può fare se prima non ci illumina senza sconti su quel che agita le nostre menti e i nostri cuori. Per fare Pasqua occorre cercare il lievito vecchio e farlo sparire. “Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio ne’ con lievito di malizia e di perversita’ , ma con azzimi di sincerita’ e di verita’ ” (1 Cor 5, 7-8). Nella Mishnà si legge: “Nella notte precedente il giorno 14 (di Nissan), si fa la ricerca del Hametz alla luce di un lumicino”. La parola hametz è usata per designare il pane fatto con il lievito (ossia, il pane che si mangia abitualmente), in opposizione a matzah, nome del pane non fermentato o pane azzimo. La proibizione di mangiare e conservare hametz durante Pesah è un precetto che troviamo nella Torah: ‘Nel primo mese, il giorno 14 del mese, alla sera, voi mangerete azzimi fino al 21 del mese, alla sera. Per sette giorni non si troverà lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà del lievito, sarà eliminato dalla comunità di Israele, forestiero o nativo del paese’ [Esodo 12,18-19]. Perché si proibisce il pane fermentato? Cos’è hametz? Nel sistema sacrificale del tempio, l’immolazione degli animali era accompagnata, nella maggioranza dei casi da oblazioni o riti complementari. Dato che il lievito cambia il carattere naturale dell’oblazione, o la profana, tutte le offerte dovevano essere assolutamente pure; il fermentato (e la farina, se si inumidisce può fermentare) era considerato impuro, poiché risultava acido e hametz significa ‘acido’. Hametz e matzah sono lavorati con la stessa farina e con la stessa acqua e sono anche cotti nello stesso forno, ma esiste tra essi una minima differenza che li separa: il riposo. Hametz deve riposare. Dicono i cabalisti che, come la pasta si gonfia di aria e cresce e prende il sapore acido del fermento, anche l’uomo si gonfia di vuota vanità e adotta l’atteggiamento acido dello sciocco. Più appetitoso e gradevole della matzah, il hametz rappresenta l’istinto cattivo. Il lievito stabilisce una continuità tra il pane di oggi e quello di ieri, perché il lievito naturale è preso dalla pasta fermentata del giorno precedente. Il pane azzimo segna un nuovo inizio! Per questo Gesù desidera passare gli ultimi giorni della sua vita a casa dei suoi amici, immagine della Chiesa, per fare luce e verità. Per preparare i suoi alla Pasqua, all’evento decisivo, con la luce della sua Parola, che penetra sino alle zone più profonde dell’uomo, scovandone ache i più piccoli frammenti di hametz, il pane che mangiamo abitualmente, il pane di Giuda. Comprendiamo allora che stiamo entrando in una settimana di liberazione, nella quale davvero potremo passare dalla morte di una vita schaicciata su noi stessi alla libertà di una vita donata e consegnata per amore. Vi è in ciascuno di noi lo spirito di Giuda; la sua arroganza, la sua intelligenza legata indissolubilmente all’avarizia, il suo capire sempre tutto e l’avere per tutto la soluzione ideale. L’intelligenza che piega la sua mente, il suo cuore e ogni sua azione su se stesso, in un’avarizia che è, come diceva San Paolo, pura idolatria. Siamo come Giuda, vuoto di vanità e acido di sciocchezze, che se ne infischia di chiunque gli sia accanto, pur ostendando un’apparente interesse filantropico per poveri e bisognosi. Giuda che non sopporta lo spreco perchè lui ha capito bene per che cosa vale la pena vivere, e spendere i soldi. Ha capito che l’unico che davvero importa è il proprio io e il proprio stomaco, e tuuto il resto è spreco: tempo sprecato, denaro sprecato, affetto sprecato. E’ il nostro cuore avvelenato. Ma oggi Gesù scende proprio lì, per guarirci, per liberarci, per donarci il cuore di Maria. E’ lei l’immagine della nostra vocazione, un profumo sparso per Cristo. Di più, essere in ogni istante, lo stesso profumo di Cristo sparso nella casa, la Chiesa, la nostra vita, perchè se ne posssa gustare la fragranza di gioia e di pace inb tutto il mondo. Sprecare la vita per Cristo. Sprecare il tempo, sprecare il denaro, sprecare ogni affetto, ogni sguardo. Lui ha sprecato sino all’ultima goccia la sua vita per noi. E non è stato spreco, è stato il guadagno più bello, la nostra salvezza. In questo “spreco” possiamo gettare e sprecare la nostra vita, in Lui, il nostro guadagno più bello. Nei paralleli sinottici Gesù loda il gesto di Maria e dice che ha fatto un’opera bella. Ecco, la nostra vita ci è data per essere un’opera bella, la bellezza che Dio aveva visto nella creazione, riflesso del suo volto e del suo cuore. La nostra vita allora è un riflesso della bellezza che salverà il mondo, il volto di Gesù. Un volto sprecato, senza apparenza nè bellezza umana per attirare gli sguardi, sozzo dei nostri delitti, consegnato alla peggiore delle morti. Il volto più bello del più bello tra i figli dell’uomo, profumo crocifisso di un amore che vince la morte. Ecco la bellezza che oggi ci raggiunge, ci cerca, ci ama. In essa, in questa bellezza sprecata per amore possiamo sprecare la nostra vita. In essa vi è la libertà che ci strappa al lievito vecchio di Giuda, ipocrita, idolatra e destinato alla morte e alla corruzione. Il lievito del mondo che ci impedisce di essere felici, di amare. Lasciamo allora che Gesù entri oggi nella nostra casa, che ci attiri a sé, ci liberi da noi stessi, perchè possiamo sprecare, donare tutto di noi, le cose più preziose, i nostri segreti, le nostre intimità, i nostri desideri, i nostri dolori, le nostre ansie, i nostri sogni, le nostre speranze, ogni goccia dei nostri giorni, ogni sguardo, pensiero, palpito del cuore, tutto di noi a Cristo che ha dato tutto se stesso per noi. E’ il Cielo, è la gioia, è la pasqua. E’ l’amore nel quale e per il quale siamo nati. Altro che spreco, è il guadagno più grande, più bello, che nessuno potrà mai togierci, l’amore infinito di Dio in Cristo Gesù.