Dal Vangelo secondo Marco 12,1-12. 

Gesù si mise a parlare loro in parabole: «Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano.
A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna.
Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote.
Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti.
Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!
Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l’erede; su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra.
E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri.
Non avete forse letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo;
dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri»?
Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.

IL COMMENTO di don Antonello Iapicca

Il Vangelo di oggi ci presenta una Parabola che illumina le vicende della Chiesa nella storia, identificate con le sorti del Figlio unico e prediletto di Dio. Il Corpo di Cristo soffre, da sempre, violenza e persecuzione. L’invidia ha ucciso Cristo, l’invidia continua a perseguitarlo nei suoi apostoli, nei suoi testimoni. E’ certo che la parabola odierna mostra la Vigna, Israele, che, nel corso della sua storia, non accoglie i Profeti e crocifigge il Messia fuori delle porte di Gerusalemme. Ma è altrettanto certo che le parole del Vangelo sono vere per ciascuno di noi oggi. Costituiscono, da un lato, una serissima chiamata a conversione, mentre da un altro lato mostrano il cammino che porta sin dentro il rifiuto totale che attende la Chiesa in ogni generazione. Possiamo chiederci oggi che cosa abbiamo fatto dei tanti profeti, delle tante parole, dei segni inviati alla nostra vita. Possiamo guardare con sincerità alla nostra vita e scoprire forse come spesso l’invidia ci ha impedito di accogliere la Parola di Verità che Dio ci ha annunciato in diversi modi. Una Parola che anche oggi, attraverso eventi e persone ci cerca per condurci alla conversione. La stiamo rifiutando? Stiamo forse scartando la pietra che Dio ha pensato quale testata d’angolo della nostra vita? Il matrimonio concreto che siamo chiamati a vivere, con il concretissimo marito, con la concretissima moglie, con questi figli, con questi parenti. Con i loro difetti, con il loro carattere. Non sarà che stiamo rigettando quello che, credendoci sapienti costruttori dei nostri destini, ci infastidisce, ci limita, ci umilia e che invece l’unico Autore della Vita e della storia ha stabilito sia per noi il fondamento dell’esistenza? Le situazioni che non digeriamo, il lavoro, lo studio, il nostro aspetto fisico, la missione, i fratelli con i quali siamo chiamati a vivere…. Potremmo chiederci oggi, dinnanzi a questa Parola, che cosa stiamo rifiutando e scoprire che è proprio il dono che Dio ci ha fatto per fondarvi la nostra vita. Perchè in ogni evento che ci crocifigge è scolpita la Croce di Cristo, il luogo eletto da Dio perchè possiamo sperimentare la sua vittoria sulla morte e il peccato. In ogni persona, in ogni evento è nascosto Cristo. Rifiutarlo è la vera radice dellle nostre sofferenze. Chiediamo allora al Padre la Grazia di non rifiutare e disprezzare nulla della nsotra vita, di stringerci invece streti a Cristo e con Lui, già vittorioso su morte e peccato, entrare nella vita quotidiana quali cristiani, cioè appartenenti a Cristo, uomini nuovi capaci di essere crocifissi in ogni evento, e lì, sulla Croce, amare, donare la vita, mostrare al mondo il Cielo a cui siamo destinati. Così potremo comprendere anche quello che sta accadendo nella storia che siamo chiamati a vivere, il rifiuto che patisce la Chiesa. Accogliendo Cristo e la sua Croce nella nostra vita saremo automaticamente partecipi del suo destino, completando in questa generazione ciò che manca alla sua passione. Per la Chiesa e per il mondo. La nostra vita acquista così un senso nuovo, dentro le persecuzioni, le incomprensioni e i rifiuti. Non si traterà di crociate, ma di amare ello stesso amore con il quale siamo amati. Offrire la nostra vita, la vita di Cristo in noi, per la salvezza di ogni uomo. E’ questa l’opera di Dio, il miracolo di Pentecoste, la meraviglia unica ed irripetibile agli occhi del mondo. Un amore più forte della morte, capace di trascinare con sé i brandelli perduti di questa generazione. Rifiutati perchè corpo di Gesù siamo invece, ogni istante della nostra vita è già un frammento della Pietra angolare che salva il mondo.

Santa Caterina da Siena (1347-1380), terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d’Europa
Dialogo della Divina Provvidenza, 24

« Io sono la vera vite e il Padre moi è il vignaiolo » (Gv 15,1)

[Dio disse a santa Caterina:] — Sai che modo Io tengo poi ch’ e’ servi miei sonno uniti in seguitare la dottrina del dolce ed amoroso Verbo? Io gli poto, acciò che faccino molto frutto, e il frutto loro sia provato e non insalvatichisca. Si come il tralcio che sta nella vite, che il lavoratore il pota perché facci migliore vino e piú; e quello che non fa frutto taglia e mette nel fuoco. E cosí fo lo lavoratore vero (Gv 15,1): e’ servi miei che stanno in me lo gli poto con le molte tribolazioni, acciò che faccino piú frutto e migliore, e sia provata in loro la virtú. E quegli che non fanno fructo sono tagliati e messi al fuoco, come detto t’ho (Gv 15,6).
Questi cotali sonno lavoratori veri, e lavorano bene l’anima loro, traendone ogni amore proprio, rivoltando la terra de l’affecto loro in me. E nutricano e crescono ci seme della grazia, ci quale ebbero nel sancto baptesmo. Lavorando la loro, lavorano quella del proximo, e non possono lavorare l’una senza l’altra; e giá sai ch’ Io ti dixi che ogni male si faceva col mezzo del proximo e ogni bene. Si che voi sète miei lavoratori, esciti di me, sommo ed etterno lavoratore, il quale v’ho uniti e innestati nella vite per l’unione che lo ho fatta con voi… Di tutti quanti voi è fatta una vigna universale…; e’ quali sète uniti nella vigna del corpo mistico della sancta Chiesa, unde traete la vita. Nella quale vigna è piantata questa vite de l’unigenito mio Figliuolo, in cui dovete essere innestati.