di Don Antonello Iapicca

Lc 6, 36-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio» .

IL COMMENTO

“Manikos eros” diceva Casabilas, amore folle quello di Dio. E lo stesso diceva Elisabetta della Trinità, di credere nel “troppo amore di Dio”, abbandonarsi e non vivere altro che di quella misericordia, la molecola fondamentale della stessa aria che respiriamo. “Mi prostro nella mia miseria e, riconoscendola apertamente, la espongo davanti alla misericordia del mio Maestro” (Elisabetta della Trinità). Prostrati dinnanzi al seno materno di Dio. In attesa, come la donna fenicia, come Maria ai piedi di Gesù, come la Maddalena. Aspettando trepidanti la Sua misericordia, che si schiuda il Suo seno (misericordia traduce il greco oiktirmon che a sua volta traduce l’ebraico rahamin, che indica il ventre, l’utero) e ne sgorghi quel liquido amiotico senza il quale non possiamo essere gestati alla vita celeste. La Sua misericordia, l’acqua della vita. Chi vive nascosto nel seno del Padre, immerso nella Sua misericordia, chi si nutre, istante dopo istante del Suo perdono, chi sperimenta, quotidianamente, la misura che non ha misura del Suo amore, ha smarrito il giudizio, il suo cuore è ormai intento a succhiare il latte della misericordia e non può preoccuparsi di condannare e pensar male degli altri. I suoi occhi sono intrisi nello sguardo del Signore, non sanno guardare nessuno se non attraverso gli occhi di Dio. Israele conosceva l’attenzione al forestiero perchè ne aveva fatta l’amara esperienza in Egitto e aveva visto e assaporato la vittoria del braccio di Yahwè disteso a liberarlo. Così l’uomo creato per amare e perdonare, straniero in una terra d’odio e rancore, liberato gratuitamente dalla tirannide dell’oppressore, conoscerà per esperienza l’angustia di chi è ancora straniero in una terra non sua. Saprà perdonare chi non sa perdonare. Non si tratta di cercare di non giudicare, di non condannare, di allargare la misura del proprio cuore. Si tratta di conoscersi, di avere chiaro l’abisso del proprio cuore, e in esso incontrare l’infinita misericordia del Padre. Chi vive ai piedi dell’amore è trasformato a poco a poco in amore misericordioso, capace di giustificare, senza misura.