di Don Antonello Iapicca

Gv 3,1-8

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».


IL COMMENTO

Nicodemo si avvicina a Gesù di notte. Come ciascuno di noi. Qualcosa ci dice che sia  proprio Lui la risposta ad ogni nostra domanda, ad ogni lacrima, ad ogni paura. Forse non siamo, come Nicodemo, maestri, ma spesso vi ci atteggiamo. Con gli amici, in famiglia, al lavoro. Crediamo di sapere, esperienze e studio, televisione e letture, tanto basta per farci un’idea delle cose. E siamo pronti a difendere con i denti posizioni e giudizi. Eppure Gesù, come luce nella notte, ci schianta con l’impensabile. L’incontro con Lui ci rivela quanto fitte siano le tenebre che avvolgono la nostra esistenza. Siamo schiavi, per paura. Desideriamo la libertà, giovani ci illudiamo d’essere spontanei e ribelli, anziani ci insuperbiamo con la canizie, ma, in realtà, tutti, siamo stretti dalle catene della paura. Stringiamo legami che soffocano e ci soffocano nella carne, tra gelosie e invidie. Compriamo e vendiamo gli affetti immaginando passioni e amori travolgenti. Sogniamo e stampiamo i nostri sogni su chi ci è intorno, incasellando e obbligando tutti a recitare la parte che assegniamo loro. Come Nicodemo intuiamo lo spiraglio di luce, ma ci manca il coraggio, la parresia, la franchezza che non possiamo darci. Anche i grandi eroi della storia, i rivoluzionari, i resistenti, quelli che la cultura contrabbanda come martiri di una qualche giusta causa, non sfuggono alla stessa schiavitù che ci incatena. La notte è simbolo di morte. Nella notte si pecca, si striscia nella menzogna, ci si nasconde. Ma nella notte brillano le parole del Signore. E sono come un’atomica che polverizza certezze e criteri, che annienta progetti e pensieri. Rinascere, è necessario e imprescindibile rinascere. Gesù annuncia l’unica e autentica rivoluzione, che non passa per bombe e grida, ma per una discesa alle acque del battesimo. Non sono buoni consigli, non è un manuale di sopravvivenza, non sono toppe chirurgiche. E’ la totale novità che ci viene offerta come un dono. E’ l’amore infinito di Dio che ci apre il suo seno di misericordia perchè possiamo deporvici l’uomo vecchio che si corrompe dietro alle passioni ingannatrici, per rinascere a vita nuova. “Ciò che è nuovo ed emozionante del messaggio cristiano, del Vangelo di Gesù Cristo, era ed è tuttora questo, che ci viene detto: sì, quest’erba medicinale contro la morte, questo vero farmaco dell’immortalità esiste. È stato trovato. È accessibile. Nel Battesimo questa medicina ci viene donata. Una vita nuova inizia in noi, una vita nuova che matura nella fede e non viene cancellata dalla morte della vecchia vita, ma che solo allora viene portata pienamente alla luce” (Benedetto XVI, Omelia nella Veglia Pasquale del 2010). Rinascere dall’alto, dal Cielo, da dove il Signore è disceso per riconquistare al suo Regno tutti noi rapiti dalle menzogne del demonio. In Lui, attraverso le acque del battesimo che si rinnovano ogni giorno attraverso la liturgia e i sacramenti, la Parola e la comunione della Chiesa suo Corpo, si apre per noi la possibilità di vivere una vita davvero nuova, proprio laddove avevamo fallito. I luoghi delle nostre esistenze segnati dal peccato non sono più spazi dove erigere tristi lapidi alle speranze infrante, ma momenti dove sperimentare l’impossibile che si fa possibile, la risurrezione della carne, del pensiero, delle parole, degli atteggiamenti. Dove la menzogna la verità, dove la schiavitù del sesso la castità, dove il tradimento la fedeltà, dove l’ira la mitezza, dove la vendetta il perdono, dove l’invidia la gioia, dove il rancore la misericordia, dove l’ingiustizia la giustizia della Croce, dove l’avarizia la magnanimità, dove la paura il coraggio, dove l’odio l’amore. Dove la morte la vita. Dove il demonio il Signore. E dove il Signore il suo Spirito, la libertà di chi non ha più bisogno di difendersi ma può abbandonare la propria vita alla Volontà di Dio. Questi sono i frutti della Pasqua che sgorgano dal fonte battesimale, l’utero benedetto della Chiesa nel quale tutti siamo gestati alla vera e adulta fede, quella che ci fa come il vento, liberi e colmi di parresia, la franchezza di annunciare, in parole ed opere, la Verità dell’amore crocifisso e risorto del Signore Gesù Cristo per ogni uomo.

Meditazione del giorno: San Serafino di Sarov (1759-1833), monaco russo
Colloqui con Motovilov

« Nascere da acqua e da Spirito »

Il giorno di Pentecoste, il Signore mandò solennemente lo Spirito Santo con un rombo di tempesta… Questa grazia folgorante dello Spirito Santo è stata conferita a noi tutti, fedeli di Cristo, nel sacramento del battesimo. Essa è stata sigillata dalla cresima, l’unzione fatta con il sacro crisma sulle membra principali del nostro corpo… Si dice : « Il sigillo del dono dello Spirito ». Ora, dove apponiamo i nostri sigilli, se non sui recipienti il cui contenuto è particolarmente prezioso ? E cosa c’è di più prezioso al mondo, e di più sacro, dei doni dello Spirito Santo mandati dall’alto durante il sacramento del battesimo ?

Questa grazia battesimale è così grande, così importante, così vivificante per l’uomo, da non poter essergli tolta, anche se diventasse eretico, fino alla morte, cioè al termine della sua prova temporanea fissata dalla Provvidenza affinché egli abbia una possibilità di raddrizzarsi… Quando un peccatore, ricondotto alla vita dalla sapienza divina sempre in cerca della nostra salvezza, si è deciso di volgersi verso Dio per sfuggire alla perdizione, deve seguire la via del pentimento… e sforzarsi, operando nel nome di Cristo, di acquistare lo Spirito Santo, il quale, dentro di noi, prepara il Regno di Dio.