Anti-catastrofismo. Su Repubblica uno studio conferma ciò che avevamo sempre sospettato.
di Chicco Testa
Tratto da Il Riformista del 15 settembre 2010

Ieri c’erano due ottime notizie. La prima, meravigliosa, era su Repubblica, in un bell’articolo di prima pagina firmato da Maurizio Ricci. Titolo: “2000-2010, i migliori anni della nostra vita”. L’umanità, nel suo complesso, non è mai stata così bene. A discapito del mood catastrofista dominante, ci dice Ricci, riprendendo uno studio di Charles Kenny: “Getting better”.

La popolazione mondiale è aumentata, è più ricca, istruita e vive più a lungo. «Il reddito pro-capite è cresciuto fino a 10. 600 dollari l’anno, se trent’anni fa la metà della popolazione viveva con meno di un dollaro l’anno, oggi (a popolazione raddoppiata, ndr) è solo un quarto. Quarant’anni fa il 34% della popolazione veniva classificato come malnutrito. Oggi solo il 17%». Ancora: «Nell’arco di 8 anni la mortalità infantile è caduta del 17% e, in media, l’aspettativa di vita è cresciuta di due anni. Nel 2000 46. 000 persone erano state uccise in battaglia. Nel 2008, solo 6. 000. Siamo anche più istruiti: nel mondo 4 persone su 5 sanno leggere»… «Miliardi di persone non solo stanno meglio, ma sono anche in grado di dirselo al telefono». E i disastri ambientali, in aumento, fanno però un numero inferiore di vittime. «La capacità delle società di far fronte ai disastri naturali è cresciuta, grazie a i progressi tecnologici, a una maggiore ricchezza, a una migliore preparazione». E infine l’ultimo bel colpo: «L’indice di sviluppo umano, che l’Onu calcola ogni anno, è un indicatore che tiene conto, contemporaneamente, della ricchezza pro-capite, dell’aspettativa di vita, dell’alfabetizzazione, dell’istruzione, è in costante ascesa da 35 anni, in ogni parte del mondo».

Uno studio di parte? No, perché è stato sottoposto a verifica da un altro istituto indipendente e la risposta, pubblicata dalla rivista Bioscience, ne conferma i risultati. La stessa rivista definisce tutto questo «il paradosso dell’ambientalista». Ed è facile capire perché.

Dopodiché la risposta al paradosso appare un po’ sconcertante. O come la scoperta dell’acqua calda. Per esempio, che nonostante il deterioramento del pianeta la disponibilità di cibo è aumentata. «Globalmente, la produzione di cereali, carne e pesce ha più che tenuto il passo con la crescita della popolazione». Ma come, non eravamo vicini a vedere pescato l’ultimo povero pesce, ormai solitario? E perché? Probabilmente perché «i progressi della tecnologia stanno aiutando l’umanità a sganciarsi dalla dipendenza dell’ecosistema». Che è come dire che grazie al cielo abbiamo gli antibiotici, i fertilizzanti, anche gli Ogm, il motore a scoppio, il riscaldamento e i computer. E chissà quali altre diavolerie avremo in futuro: dalle nanotecnologie alle biotecnologie genetiche, dalla fusione all’energia solare a basso costo, dai super-super computer ai robot. Se si aggiunge che questo trend non riguarda solo gli ultimi 10 anni, ma un uguale progresso si era avuto nell’ultimo ventennio del secolo scorso e prima ancora in tutto il dopoguerra possiamo dire, un po’ all’ingrosso, che sono ormai 60 anni che il mondo continua a migliorare. E che la maledetta globalizzazione sta facendo per bene il suo lavoro. Creare ricchezza in tutte le diverse parti del mondo e aprire opportunità prima sconosciute.

Naturalmente Ricci ci mette in guardia su ciò che potrebbe succedere nei prossimi decenni. Una crisi può sempre innestarsi per i motivi più diversi, ma per il momento, un momento molto lungo come si è detto, le cose non vanno poi così malaccio. Che non possano durare così per l’eternità è probabile. Mi pare di ricordare per esempio che il Sole ha “solo” altri 4 miliardi di anni di vita. Ma forse per quando sarà scomparso avremmo imparato a crearne uno artificiale: il tempo ci sarebbe. Ma per il momento tutte le previsioni catastrofiste, sociali, economiche, ambientali, sembrano smentite. E se mi permettete c’è una bella differenza fra una crisi che scoppia domani e una che scoppia fra 50 anni. Come campare 80 anni o morire d’infarto a 50. In fondo l’umanità cerca proprio questo: migliorare per il più lungo tempo possibile. Come fa ogni singolo essere umano pur sapendo che la sua vita non è eterna. E sono pronto a scommettere che quando si farà il bilancio dei prossimi 10 anni i miglioramenti ottenuti in gran parte del mondo bilanceranno abbondantemente le difficoltà dell’altra parte.

Rimane da spiegare come mai si sia creata una così profonda differenza fra realtà (positiva) e percezione (negativa). Almeno in questa parte del mondo, dove siamo travolti ogni giorno da messaggi pessimistici o addirittura millenaristici.

Una spiegazione può forse avere a che fare con le diverse età delle differenti parti del mondo. L’ Europa invecchia, non solo anagraficamente, ma anche psicologicamente. E come tutti i vecchi vede all’orizzonte la propria fine e rimpiange il buon tempo passato. Quando i pomodori sapevano di pomodoro e le stagioni erano le stagioni di una volta. Ma per cinesi, indiani, indonesiani, brasiliani, africani… che fanno ben più della metà della popolazione, il mondo è ancora nuovo. Anzi è agli inizi e ancora tutto da godere. E di questa negativa psicologia europea fa parte anche l’insoddisfazione di sé, come direbbe uno psicanalista. Un senso di colpa, forse giustificato dalla propria ignavia, che vuole a tutti i costi far star male chi invece sta meglio e vuole identificare la propria fine e le proprie ubbie con la fine del mondo.

Rimane un’ultima cosa da dire. Siamo pieni di inconsapevoli reazionari che con tutte le loro forze cercano di ostacolare questo progresso. Che odiano, perché mette in discussione i loro privilegi. E come luddisti redivivi cercano di distruggerlo. Per esempio? Il movimento no-global e tutti i suoi profeti, che scambiano il loro nichilismo infantile per un sentimento condiviso. Meglio rimpiangere la Cina di Mao-Tse-Tung che riconoscere che quella attuale, troppo simile in tante cose all’ America, ha strappato dalla fame centinaia di milioni di persone.

Dimenticavo la seconda buona notizia. Che Repubblica abbia pubblicato tutto ciò. Anche l’orizzonte più nero, evidentemente, qualche volta viene squarciato da un’improvvisa illuminazione. Ma da domani, non ne dubito, si ricomincia con le catastrofi prossime venture. Certe, certissime, anzi probabili. O forse no.