Sta circolando un’immagine offensiva in cui tre scimpanzé, un maschio, una femmina e un cucciolo, vengono irriguardosamente accostati alla Sacra Famiglia.

Il motivo del raffronto sacrilego è contenuto nel bodycopy: «Nessuno ha l’esclusiva sui modelli di famiglia». Ovvia l’allusione al magistrale intervento del Sommo Pontefice al VII Incontro mondiale delle famiglie tenutosi a Milano.

Gli ideatori di questa bella pensata sono, ça va sans dire, gli impareggiabili gaffeur dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, che nel perenne tentativo di voler apparire insolenti, beffardi e irrispettosi ad ogni costo, restano spesso vittime di incidenti che li fanno precipitare nel ridicolo o nel comico involontario.

Con quest’ultima boutade delle scimmie, il messaggio che i maldestri impertinenti dell’UAAR intendono trasmettere – così come testualmente si legge nel loro sito istituzionale – è che «non esiste un modello “unico” e “naturale” di famiglia». Il punto è che hanno magistralmente toppato la strategia di marketing utilizzata per veicolare tale messaggio, visto che sono riusciti a trasmettere l’esatto contrario di ciò che intendevano propagandare. Un omerico autogol, nella migliore tradizione uaarrina.

Ora, a prescindere dall’aspetto blasfemo – sul quale è meglio stendere un velo pietoso – il concetto che con tutta evidenza promana da quella insolente rappresentazione fotografica, è che un modello di famiglia naturale esiste eccome: è composto da un esemplare maschio, un esemplare femmina e da un cucciolo. Il passaggio, poi, dal mondo animale a quello umano è più che naturale. Una siffatta idea di composizione familiare, tra l’altro, non è per nulla un’invenzione del cristianesimo, né tantomeno della Chiesa Cattolica. Fin dall’antichità, e ben prima, quindi, dell’avvento di Cristo, la famiglia, costituita da un uomo e una donna e fondata sul matrimonio, è stata considerata come la cellula della società, «principium urbis et quasi seminarium rei publicae», per mutuare la celebre espressione di Cicerone nel suo De Officiis, ovvero il fondamento della comunità e una sorta di vivaio dello stato. E questa idea, come ricordava sempre il grande Cicerone, è mutuata dal mondo animale poiché «natura commune animantium, ut habeant libidinem procreandi».

Nel patetico quanto sfortunato tentativo di contestare l’evidenza naturale del concetto di famiglia – così come da sempre è propugnato dal Magistero della Chiesa Cattolica – i nostri goffi dissacratori dell’UAAR sono riusciti a rendere un’immagine plastica di quello stesso concetto, al punto di rischiare qualche severa reprimenda da parte della potente lobby gay. Se non addirittura l’accusa di omofobia. In effetti, è difficile reperire in natura due scimpanzé omosessuali, e se anche, per uno scherzo della medesima natura, qualche esemplare fosse possibile rinvenirlo, certamente sarebbe difficile accostarlo al compagno/a insieme ad un cucciolo. Anche tra gli scimpanzé, infatti, per generare un essere vivente di quella specie occorre un gamete femminile ed un gamete maschile. La dura realtà è che il mondo animale non conosce le “famiglie arcobaleno” che gli umani cercano caparbiamente di creare a dispetto della natura.

Se non fosse stato per l’irriverente, empio e sacrilego raffronto tra le scimmie e la Sancta Familia, questa volta avremmo potuto persino ringraziare l’UAAR per aver fatto comprendere, attraverso una semplice immagine che vale più di mille parole, come in natura non possano esistere altre famiglie se non quelle costituite da un individuo maschile, uno femminile e dalla prole nata dalla loro unione. Con buona pace di tutte le presunte alternative a questo “unico” ed immutabile modello “naturale”.

da Cultura Cattolica.it di Gianfranco Amato