di Antonio Carriero
Tratto da La Bussola Quotidiana il 14 luglio 2011

Harry Potter arriva al capolinea. Ogni altra possibile avventura che potrebbe balzare in futuro dalla straordinaria mente della sua autrice, sarà un di più.

Certo, i fan se lo augurano del materiale inedito, ma la vera essenza di Harry Potter rimarrà impressa solo nei sette volumi che troneggiano in casa nostra.

Ecco perché – piace o non piace – con questo ottavo e ultimo appuntamento al cinema, il giovane mago inglese – che ha catturato l’immaginazione di tutto il mondo –, si congeda dal grande schermo con una famigliola a cui pensare in un lungo, meritato riposo dopo sette anni di guerra contro Lord Voldemort. I Doni della Morte, Parte II regalerà agli appassionati di Hogwarts una battaglia epica piena di adrenalina, tra spiacevoli morti ed effetti speciali degni di un gran finale. Quest’anno, per Harry Potter, “3D” non vuol dire solo “3 Doni della Morte”, ma le 3 Dimensioni in cui è stato convertito l’ultimo episodio della serie, con occhialini tondi al seguito, che a molti potrebbe non piacere.

Questa volta, Harry Potter potrebbe aver sbagliato “magia”… Il corso degli eventi, ormai conosciuto da tutti, vede trionfare infine due personaggi in particolare. Il primo è chiaramente Harry Potter, e crediamo di non guastare la sorpresa a nessuno dicendo che da questa battaglia ne uscirà vittorioso. Diversamente da quanto affermato su alcuni quotidiani, Harry non è affatto un “predestinato” al male, quanto più al bene. Per dirla tutta, anche Voldemort era predestinato al bene, ma egli ha scelto il male, rifiutandosi di ravvedersi e – per dirlo in termini religiosi – “convertirsi” una volta per tutte all’amore. È la libertà a fare la differenza, dunque. La libertà di tornare sui propri passi e ricominciare d’accapo. Voldemort avrebbe potuto, anche se ha preferito seguire la sua testa.

Harry, da “cristiano” non dichiarato lo esorta con queste parole: «Prima che tu provi a uccidermi, ti consiglio di pensare a quello che hai fatto… pensaci, e cerca in te un po’ di rimorso». Non ha un confessore alle spalle che gli suggerisce le battute, anche quando Harry continua: «È la tua ultima possibilità, tutto ciò che ti resta… ho visto quello che sarai altrimenti… sii un uomo… cerca un po’ di rimorso». Purtroppo, nessuna assoluzione senza alcun pentimento. Così, la diakonia del giovane Potter culmina con il suo sacrificio dal carattere transitorio. In uno stato intermedio tra la vita e il Paradiso – che Potter chiama King’s Cross – il giovane mago, trascendendo il tempo e la storia, comprende con il suo amato Preside e mentore, Albus Silente, qual è il vero senso della sua esistenza umana, cosa che lo metterà subito davanti a una scelta: proseguire avanti (probabilmente nella gloria di Dio), oppure destarsi da questa morte provvisoria, sconfiggere Voldemort per sempre e «fare in modo che meno anime vangano mutilate, meno famiglie distrutte». Così, la diakonia di Harry Potter ha un seguito di tutto rispetto. Ma il giovane Potter non è il solo vincitore di questo epilogo.

C’è, in verità, un secondo personaggio che negli anni si è guadagnato la simpatia e, infine, la stima di tutti i lettori. Parliamo dell’insegnante di Pozioni, Severus Piton, nonché Preside di Hogwarts in quest’ultimo episodio, che ha fatto dell’insegnamento un vero stile di vita. Sul punto di morte, consegna ad Harry i suoi ricordi, fondamentali per scoprire chi era veramente, un uomo innamorato, disposto a tutto pur di proteggere Harry Potter, il figlio della donna che amava. Per riuscire in questa missione, Piton ha finto di essere dalla parte di Voldemort a suo grande rischio, lavorando invece per Silente, il quale lo aveva ben istruito sui vantaggi dell’amore. Ed Harry, divenuto padre, decide di onorare quell’uomo sempre vestito di nero chiamando uno dei suoi figli con il suo nome: «Albus Severus, tu porti il nome di due presidi di Hogwarts» gli mormora Harry prima della partenza del treno per Hogwarts. «Uno di loro era un Serpeverde e probabilmente l’uomo più coraggioso che io abbia mai conosciuto».

Siamo d’accordo anche noi nel riconoscere che chi ama può fare grandi cose, proprio come è successo a Piton. L’amore è l’eredità che oggi ci lascia Harry Potter, un’eredità che ci resta dentro, nella pelle, ma ben visibile a tutti. Chissà, poi, che i nostri protagonisti non tornino a rendere testimonianza all’Amore in una nuova avventura?