Perché non mi pento d’aver inquietato Socci e Avvenire sul caso Bonino
di Giuliano Ferrara

Tratto da Il Foglio del 23 gennaio 2010

Con delicatezza di tono ed energica sostanza, il direttore  di Avvenire, Marco Tarquinio, rispondeva ieri all’obiezione del Foglio, se si possa combattere il diavolo senza sapere che pesci pigliare (caso Bonino): fatti i fatti tuoi, il direttore del giornale dei vescovi italiani impagina in autonomia il suo giornale. Tarquinio sa che quando si trattò di difendere l’autonomia del giornale cattolico in situazioni di estrema indigenza, non ci tirammo indietro (e ancora oggi, in un certo senso, non ci tiriamo indietro, come potete vedere dall’articolo di spalla in prima pagina sulle conseguenze del caso Boffo). D’accordo sul metodo, comunque, e tante scuse a un giornalista stimabile, di solido impianto realista. Ma è chiaro che io parlavo d’altro, non di impaginazione, segnalando “il diavolo a pagina 11”. La mia domanda vera era questa: cari amici cattolici italiani, laici e consacrati, vi fa scandalo o no la candidatura Bonino nel Lazio e a Roma? Ed è opportuno o no che lo scandalo affiori alla luce? Avete o no l’energia per educare a una civile reazione una comunità schiaffeggiata e vilipesa da una candidatura provocatoria? La risposta è in questo senso tuttora inevasa. Salvo un dettaglio decisivo, di cui tra poco.

Sul quotidiano della destra Libero, che contro la candidatura diabolica ha provato a innestare la baionetta con timbro e toni maestosamente risonanti, sono caduti i fulmini di un laicista di buona scuola giornalistica, il nostro puntuto amico Filippo Facci, in diretta dal Walhalla. Convinto com’è che aborto ed eutanasia e dissezione degli embrioni umani vivi sono attività di diritto umanitario, giustamente il Facci si risentì dell’attacco a Emma che campeggiava nella prima pagina del suo giornale, e vorrei vedere. Quando capirà che non è razionale, caritatevole o moderno, ma assai stupidamente e crudelmente postmoderno, l’aspirare bambini dalla pancia delle madri o avvelenarli per buttarli nel cestino dei rifiuti, spegnere gli anziani ammalati per decreto etico, usare esseri umani come cavie per la medicina, e lo capirà, Filippo tornerà sui suoi passi. Noi aspettiamo.

Di Antonio Socci posso dire solo bene, a parte che è matto come un cavallo, alla stregua di tutti i senesi geniali e di molti mistici, e per quanto mi riguarda in sospetto di santità laica. Lo strano cristiano dei miei sogni affermava ieri con tatto e stile che sbaglio, che polemizzando sullo scandalo di questa candidatura darò un contributo all’elezione della Bonino (credo mi sopravvaluti, ma non è impossibile che abbia ragione: da solo conto poco, e spesso faccio danni), che non mi devo permettere di evocare il diavolo neanche in iperbole, che il diavolo vero si combatte mandando esorcisti nelle diocesi, e la Bonino votando Pdl.

Ma veniamo al dettaglio decisivo. Ieri, mentre si potevano leggere obiezioni e repliche, il Foglio pubblicava un documento straordinario, l’inchiesta di Marianna Rizzini nella base cattolica del viterbese, una delle province laziali in palio. Il mandato giornalistico era: accerta cosa pensa il mondo cattolico di base della candidatura Bonino. Risultato, per me purtroppo scontato: la votano o si voltano dall’altra parte, con la sola eccezione dei poveri e solitari missionari del Movimento per la vita, i fissati dell’aborto. Si bevono la favola della donna moderna socialmente impegnata, e chissenefrega dell’etica, il cristianesimo mica è una morale, no? Stefano Di Michele, a suo modo un laico devoto, ha commentato: si attendono buone notizie dalla diocesi di Frosinone. Dal portavoce del vescovo ai laici impegnati nell’associazionismo, nella città e nella provincia dei papi nessuno vede alcuno scandalo.

Adesso io non torno su quanto mi sia insopportabile personalmente la Bonino. Lo so e me lo dico da me: bisognerebbe combattere le idee non le persone, e sai che correttissima noia. Ma mi lasciate fare una eccezione in un caso di fanatismo idealista in cui la persona è il sommario delle sue idee, e anche delle sue pratiche militanti, da dea degli inferi e della fecondazione artificiale, sulle quali abbiamo steso un velo di pudico silenzio? Non mi scuso per il diavolo e la demonizzazione, che sono evidenti provocazioni utili forse ad aiutare i ciechi a vedere e i sordi ad ascoltare. Non mi scuso di niente e confermo, con tratto forse impolitico, ma razionalmente profetico: la candidatura Bonino non è una cosa qualsiasi, non è una storia regionale, non è un business partitico da mettere sotto controllo limitandosi a votare Pdl o Udc.

Quella candidatura è un modello ideologico, un programma di rilancio della peggiore ipoteca laicista a Roma, un tentativo di rivincita sulla chiesa contestata ma non irrilevante del referendum sulla fecondazione assistita, uno schiaffo ai vescovi e ai laici del dies familiae; è anche la definitiva certificazione, se non combattuta, della marginalizzazione della chiesa dei movimenti, delle battaglie culturali all’insegna della difesa della fede, alleata della ragione, nello spirito pubblico occidentale. Quando la Englaro fu spenta in un’Italia con questa maggioranza e questa tradizione magisteriale degli ultimi due papi, il loro evangelium vitae, mi permisi di segnalare la debolezza del cristianesimo, e mi fu risposto che il cristianesimo deve essere garbato e debole, deve saper cristologicamente “sottostare” in nome di una fede che smuove le montagne, figuriamoci le Bonino.

Sbagliato, cari amici. Non cerco gloria né potere. Provo umanissimamente a corteggiare la verità, e a rinsaldare lo spirito di amicizia che mi lega, da razionalista laico e dunque consapevole dei limiti della ragione, alla fede degli altri. Statevi accorti. Lo spirito è invincibile, ma la pompa della bicicletta e il metodo Karman sanno aspirare corpi e anime e tradizioni di vita e di cultura con imbattibile frenesia.