di Marco Bertoncini
Tratto da Italia Oggi

Sei regioni in corsa come terzo polo, quattro con il Pd e tre con il Pdl. Questi i numeri delle collocazioni decise dall’Udc per le elezioni di domenica prossima.

Nella scelta di correre con la sinistra in quattro regioni si cela un problema non secondario per il centro-destra. Infatti in ben tre casi su quattro l’Udc si presenta avendo come alleati non solo Pd e Idv, ma pure la vendoliana Sinistra ecologia libertà e l’estrema estrema, se si passa il duplice superlativo, della Federazione della sinistra, che raggruppa i due partiti comunisti. Soltanto nelle Marche la sinistra estrema corre da sola, distinta dalla coalizione Pd-Idv-Udc; in Piemonte, Liguria e Basilicata l’Udc è coalizzata nell’intero schieramento dei partiti esistenti a sinistra. I danni che tale decisione può recare al centro-destra sono evidenti: il Piemonte è d’incerto esito, la Liguria avrebbe il centro-sinistra in testa, due regioni che verosimilmente Pdl e Lega vincerebbero con l’apporto di Casini. Quanto alla volontà dei centristi di andare da soli in Puglia, sulla carta somiglia a un via libera alla vittoria di Vendola. Il problema, tuttavia, va oltre i risultati. Per la prima volta dal ’94, infatti, i centristi si sono schierati non solo contro il centro-destra (era già avvenuto due anni fa, obbligati dall’aut aut di Berlusconi), bensì in un’organica alleanza di sinistra. Il che vuol dire che alle prossime elezioni amministrative (ce ne saranno già a maggio: otto elezioni provinciali in Sardegna più comunali in Sardegna, Sicilia e Valle d’Aosta) l’Udc potrebbe in più di un caso andarsene a sinistra. Se è pur vero che Casini ha sempre negato che le odierne alleanze a sinistra costituiscano una premessa per le politiche, è altrettanto vero che segnano un’inversione di tendenza, facendo pensare che d’or’innanzi, prima agli appuntamenti amministrativi, poi a quelli politici, l’Udc potrebbe trovarsi inserita in un esteso fronte antiberlusconiano, in una risorta e ancor più ampia Unione. Già oggi la campagna elettorale dell’Udc è giocata in chiave di opposizione al governo, persino nelle regioni, come il Lazio, ov’è alleata al Pdl. Dall’opposizione distinta, quale finora è rimasta quella dell’Udc rispetto al Pd e all’Idv, all’opposizione unitaria il passo non è troppo lungo. E se l’unità conglobasse non soltanto Pd e Idv, ma altresì partiti e gruppi della sinistra radicale, sarebbero grossi guai per Berlusconi. Il quale già dopo la chiusura delle urne e prima della successiva, immediata campagna elettorale nelle isole, dovrà vedersela con parecchi guai di alleati locali che rischiano di diventare ex, dai sardisti ai seguaci di Raffaele Lombardo. Più le mani libere dell’Udc.