Benedetta Frigerio da Tempi.it

«Certe leggi impongono ingiustizie tali su individui o organizzazioni che disobbedire alla legge è giustificabile. Siamo chiamati a testimoniare la verità resistendo alla legge a costo di subire le pene previste».

Ha protestato, ha manifestato, ha provato a trattare, è arrivata perfino a denunciare Barack Obama ma ora, davanti al continuo rifiuto da parte del presidente degli Stati Uniti di ascoltare le sue istanze, la Chiesa cattolica degli Stati Uniti ha invitato i fedeli alla disobbedienza civile. La riforma sanitaria di Obama prevede che tutti gli istituti, anche quelli cattolici, debbano pagare ai propri dipendenti un’assicurazione sanitaria che comprenda anche contraccezione e aborto.

Nonostante le proteste dei vescovi e quelle di tantissimi americani che vedono minacciata libertà fondamentali come quella religiosa o di coscienza, Obama ha dichiarato che «non tornerò indietro. Voglio che le donne possano controllare la loro salute». Per questo ieri i vescovi hanno interrotto le trattative e dopo i tanti ultimatum hanno dichiarato guerra a Obama. La Conferenza episcopale ha spronato i fedeli alla disobbedienza civile, distribuendo un bollettino in cui vengono rievocate le parole di Martin Luther King, che scrisse: «Abbiamo anche la responsabilità morale di disobbedire alle leggi ingiuste: io concordo con sant’Agostino nel ritenere che “una legge ingiusta non è legge”». I vescovi spiegano poi che «certe leggi ingiuste impongono ingiustizie tali sugli individui o sulle organizzazioni che disobbedire alla legge è giustificabile. Quando le libertà fondamentali dell’uomo, come quella di coscienza, sono in pericolo, siamo chiamati a testimoniare la verità resistendo alla legge a costo di subire le pene previste». Ai cattolici viene dunque chiesto di agire a costo di essere perseguiti penalmente. D’altronde, da un anno a questa parte, il cardinale americano Timothy Dolan, capo della Conferenza episcopale americana, non ha fatto che ripetere che «la Chiesa della nuova evangelizzazione è chiamata a testimoniare anche fino al martirio, se serve».

Anche la naturale concezione di matrimonio, fondato sull’unione di un uomo e una donna, è sotto attacco. E se per la prima volta nella storia degli Stati Uniti il presidente ha apertamente dichiarato di essere a favore del matrimonio omosessuale, mercoledì in California è addirittura passata al Senato una norma che vieta agli psichiatri di curare gli omosessuali sotto i 18 anni, anche nel caso in cui siano loro a richiederlo. Se hanno raggiunto la maggiore età, per chiedere consulti psicologici persone omosessuali dovranno firmare un consenso informato che indica come pericolosa la terapia correttiva. La norma è stata proposta dall’associazione Equality, esistente anche in Italia, lobby promotrice dei diritti degli omosessuali.

Davanti a tutto questo, il Papa ha annunciato domenica scorsa che il prossimo Family Day si terrà nel 2015 nella diocesi di Philadelphia. Che non è una tra le tante. Nel 2011, infatti, Charles Chaput, noto per la sua fedeltà alla dottrina della Chiesa, è stato nominato arcivescovo da Benedetto XVI. «La famiglia americana», aveva ricordato il Papa il 9 marzo scorso ai vescovi degli Stati Uniti in visita ad limina, «è sotto attacco. (…) A questo riguardo occorre menzionare in modo particolare le potenti correnti politiche e culturali che cercano di alterare la definizione legale del matrimonio». Di più, davanti a quanto sta accadendo è necessario «lo sforzo coscienzioso della Chiesa di resistere a queste pressioni». Il Papa, poi, appena un mese e mezzo prima aveva ricevuto la Conferenza episcopale americana esortandola a muoversi con azioni specifiche anche contro «il secolarismo radicale che minaccia la libertà religiosa», riferendosi all’Obamacare.

Dopo gli incontri con il Papa, tutta la Conferenza episcopale americana si è impegnata per un’azione civile, pastorale ed educativa sui fronti della famiglia e della riforma sanitaria con iniziative di ogni tipo. Fino ad arrivare al richiamo alla disobbedienza civile, una mossa grave per contrastare l’avanzata di quello che gli psicologi più liberal hanno chiamato «Stato totalitario».

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