Durante la conferenza stampa di presentazione della “Relatio post disceptationem”

di Chiara Santomiero

ROMA, mercoledì, 14 ottobre 2009 (ZENIT.org).- “Perché riguardo all’Aids i media continuano a trattare la Chiesa come parte del problema e non della soluzione?”. Lo ha chiesto il Cardinale Wilfrid Fox Napier, Arcivescovo di Durban in Sudafrica, ai giornalisti riuniti questo mercoledì per la seconda conferenza stampa di presentazione della “Relatio post disceptationem” (relazione dopo la discussione), in occasione del Sinodo dei Vescovi sull’Africa.

La relazione ha raccolto le denunce dei padri sinodali riguardo vari aspetti della società africana, in particolare la minaccia all’istituzione della famiglia derivante da molteplici cause, tra le quali malattie a grande diffusione come l’Aids.

Oltre alla “miracolosa transizione dal regime di apartheid alla democrazia – ha affermato Napier -, l’altro fenomeno per cui è noto il Sudafrica è proprio l’alto tasso di contagiati da Aids e la Chiesa svolge un ruolo molto importante per la cura della malattia e la qualità dell’assistenza”.

Per prima cosa, le istituzioni ecclesiali coinvolte offrono informazioni sulla malattia al fine di evitare il contagio. Quindi danno un sostegno fattivo nell’assistenza e hanno rapporti con le case farmaceutiche intervenendo per verificare se i farmaci retrovirali diffusi siano adatti a tutte le persone malate (per alcune l’effetto non si produce) e per incentivare lo sviluppo della ricerca.

“Cerchiamo di fare del nostro meglio – ha affermato Napier – mettendo in atto programmi di prevenzione che richiedono anche di guardare con attenzione alla causa di questa tremenda diffusione della malattia”.

“Se, in linea generale, la causa è da ricercare in comportamenti sessuali irresponsabili – ha proseguito l’Arcivescovo di Durban – noi non possiamo fare a meno di dire che occorrono comportamenti sessuali responsabili”. Sulla base di due principi: “se si è sposati, occorre essere fedeli al proprio coniuge; se non si è sposati, è necessario astenersi da pratiche irresponsabili”.

Occorre perseguire questo risultato con tutti i mezzi possibili. “Nella nostra diocesi – ha raccontato Napier – abbiamo un programma chiamato ‘Il dono della vita’ che ha l’obiettivo di far comprendere agli adolescenti, in primo luogo, ma anche agli adulti, l’importanza di trasmettere la vita attraverso l’atto sessuale”.

“L’atto sessuale deve portare alla procreazione – ha concluso Napier – e anche se sappiamo che in Occidente avete convinzioni diverse, per noi è importante che l’atto sessuale sia un momento nella creazione  della vita”.