tratto da Avvenire di Elisabetta Del Soldato

Tre scienziati che, con le loro equipe, avevano ottenuto un anno fa dalla Hfea – l’autorità britannica che sovrintende il campo della fecondazione artificiale e della embriologia – le licenze per creare embrioni ibridi, formati da materiale genetico umano e animale, ma nessun research council – le agenzie che sostengono la ricerca in Inghilterra con soldi pubblici – ha deciso di finanziarli, al punto che due di loro hanno deciso di lasciare il Paese. Non solo: due delle tre licenze sono scadute lo scorso luglio e non sono state rinnovate.

«È un’ottima notizia – ci dice Josephine Quintavalle di “Core”, Comment on Reproductive Ethics – si sapeva che questo tipo di ricerca non avrebbe trovato un forte sostegno economico. D’altra parte tali esperimenti non garantiscono nulla, tanto meno una cura per malattie terminali come in molti vogliono far credere. Finora non sono riusciti a dimostrare niente e chi investe soldi vuole vedere i risultati».
La notizia è uno smacco per la lobby che l’anno scorso ha lottato per cambiare la legge e permettere la creazione di embrioni ibridi. L’emendamento ottenuto è stato introdotto nel nuovo «Atto sulla fecondazione artificiale e sulla embriologia» che è appena entrato in vigore, ma già da prima la Hfea aveva l’autorità di rilasciare apposite licenze.

Dopo l’euforia della vittoria in Parlamento, gli scienziati si sono dunque ritrovati all’asciutto, impossibilitati a realizzare i propri piani sugli embrioni ibridi. John St Justin, uno degli scienziati coinvolti, si è dimesso dall’Università di Warwick e si è trasferito alla Monash University di Melbourne, attiva nella ricerca sulle cellule staminali. «Non sono ancora riuscito a capire se esiste una ragione scientifica dietro la mancanza di finanziamenti o se il motivo è semplicemente perché non ci sono fondi», ha detto ieri al quotidiano Independent.

È difficile capire, infatti, quali siano i motivi di questa retromarcia, ma già durante il dibattito per cambiare la legge erano stati molti esponenti dello mondo medico e scientifico a bollare questo tipo di ricerca come immorale e al di là di un limite minimo di rispetto della vita umana. Inoltre, come ha spiegato ieri Colin Miles, direttore del Biotechnology and Biological Sciences Research Council, «avere una licenza non garantisce automaticamente i fondi. Gli scienziati devono competere con altri per ricevere i finanziamenti, devono eccellere e dimostrare di poter ottenere risultati e a breve scadenza».
Gli altri due scienziati che avevano ottenuto la licenza per realizzare embrioni ibridi sono Stephen Minger del King’s College di Londra, che ha optato per un impiego in ambito industriale, e Lyle Armstrong dell’università di Newcastle, che si è trasferito in Spagna.