Per trentun anni Shirley Chaplin, un’infermiera di 54 anni, ha indossato  sul posto di lavoro una catenina con una piccola croce al collo. Ma un anno fa i suoi superiori al Royal Devon and Exter Hospital, un ospedale nel sud dell’Inghilterra, le hanno chiesto di rimuoverla. Nello stesso ospedale ai medici e alle infermiere musulmane è permesso di indossare il velo. «Mi hanno detto che un paziente avrebbe potuto strapparmela dal collo e farmi male – ha dichiarato qualche giorno fa l’infermiera – . Che la catenina rappresentava un rischio alla mia salute. La porto da quando ho fatto la Cresima, lavoro in ospedale da oltre trent’anni e nessuno si è mai azzardato a tirarmela dal collo».

Non è una questione di sicurezza, è andata avanti la Chaplin, che appoggiata dal Christian Legal Centre e da un gruppo di vescovi della Chiesa d’Inghilterra, ha ora deciso di portare il suo caso di fronte al tribunale del lavoro di Exeter. «Il problema è che i cristiani sono sempre più discriminati. Non capisco perché io non posso indossare la mia modesta catenina quando nello stesso ospedale diverse infermiere e medici musulmane possono indossare il velo». Che il fattore sicurezza fosse una scusa, la Chaplin lo capì quando alla sua proposta di indossare la croce come spilla e non come catenina, i suoi superiori le rifiutarono ancora una volta il permesso. «A quel punto capii di essere stata messa di fronte a una scelta: il lavoro o la fede. Non esitai».

Non è il primo caso in cui dipendenti cristiani vengono discriminati sul posto di lavoro in Gran Bretagna. Poco più di un anno fa un’impiegata della British Airways, minacciata di licenziamento perché si era rifiutata di separarsi dalla sua catenina con croce, riuscì a vincere una lunga battaglia legale ed è di qualche mese fa la notizia che un’altra infermiera è stata redarguita sul posto di lavoro perché aveva chiesto ai pazienti se poteva pregare per loro. «Stiamo superando ogni limite – scriveva ieri il quotidiano The Daily Mail – . Per paura di offendere le persone di altre fedi stiamo rinnegando la nostra». La Chaplin non ha alcun dubbio di essere stata vittima di discriminazione. «Il crocifisso è un’espressione importantissima della mia fede e della mia devozione a Gesù Cristo. Se lo nascondessi metterei seriamente in dubbio le ragioni per cui lo indosso».

L’infermiera, che è nonna di due bambine, sostiene che dopo essersi rifiutata di sbarazzarsi della catenina i suoi superiori l’hanno spostata di ruolo e relegata a un lavoro di ufficio, lontana dai contatti con i pazienti. Ha confessato che spera di andare in pensione alla fine di quest’anno ma prima di andarsene desidera che l’ospedale cambi il regolamento e permetta ai cristiani di indossare i simboli della loro fede.

La vicenda ha sollevato preoccupazioni in Gran Bretagna al punto che sette vescovi anglicani, tra cui l’ex arcivescovo di Canterbury George Carey, hanno pubblicato una lettera di supporto sui giornali di domenica scorsa in cui hanno scritto che il caso della Chaplin «è un altro esempio di discriminazione contro la nostra fede» e in cui chiedono al governo «più azioni per proteggere i cristiani».

Elisabetta Del Soldato

© Avvenire – 31 marzo 2010