Altro che crisi della quarta settimana: nelle famiglie con più figli, la busta paga si prosciuga, in media, entro i primi venti giorni. È quanto emerge da un sondaggio dell’Associazione nazionale famiglie numerose, pubblicato sul sito ufficiale dell’associazione www.famiglienumerose.org e a cui hanno risposto, ad oggi, 1592 famiglie con quattro o più figli.

Alla domanda: «La busta paga che riceviamo ogni mese si vuota dopo quanti giorni?» il 18,29% delle famiglie ha risposto «entro i primi dieci giorni», il 39,35% «tra gli 11 ed i 20 giorni», il 13,32% “tra i 21 ed i 29 giorni» e il 29,04% «dopo trenta giorni e anche oltre».

Se prestiamo fede ai risultati di questo sondaggio, dunque, in 58 famiglie numerose su 100 lo stipendio dei genitori «è sufficiente a sopravvivere poco più di metà mese». Quanti giorni per l’esattezza? Non più di 18, secondo molte testimonianze che hanno accompagnato l’elaborazione dell’indagine.

«I risultati del sondaggio – spiega Giuseppe Butturini, padre di dieci figli, docente di storia della Chiesa all’ateneo di Padova, da pochi giorni alla guida dell’associazione – non ci sorprendono più di tanto. Già nel 2011 l’Istat rilevava come il rischio di povertà o esclusione sociale aumentasse con il crescere del numero dei componenti di una famiglia. Quindici mesi fa il rischio povertà coinvolgeva 21 coppie su cento se senza figli, e quasi 42 coppie su cento se con tre o più figli. Non abbiamo dati ufficiali riferiti al 2012 – conclude – ma la percezione è che la forbice si sia ulteriormente allargata».

E dopo i 18 giorni dalla busta paga? Il 23.36% delle famiglie numerose – secondo Anfn – ricorre ai risparmi (che però si stanno assottigliando sempre di più), il 25.55% riesce ad arrivare a fine mese «solo grazie ad aiuti economici dei nonni, dei figli più grandi ormai autonomi, di parenti ed amici». Il resto si arrangia come può, con più rinunce e più lavoro.

L’Associazione nazionale famiglie numerose è un osservatorio privilegiato delle povertà. «Sono sempre più numerose le famiglie disperate che si rivolgono alla nostra associazione, perché hanno perso un lavoro o perché, pur avendone uno, fanno fatica a garantire un piatto in tavola, pagare le utenze domestiche o onorare un mutuo della casa» ricorda Rosaria Masìa, responsabile del progetto di solidarietà Aiutiamoci.

«Busta paga? Non so più nemmeno che cosa sia – racconta una mamma di quattro figli –. Mio marito ha perso il lavoro più di un anno fa e io ho dovuto chiudere a luglio 2012 la mia edicola perché avevo più spese che guadagno. Da allora un’infinità di richieste di pagamento da parte di Equitalia… Io e mio marito, senza un centesimo in tasca, dobbiamo mantenere i nostri quattro figli e a un mutuo che stiamo bloccando per il secondo anno».

Anfn fa quel che può, distribuendo alle famiglie in difficoltà circa 1/5 del bilancio che entra in associazione dalle quote dei soci, da contributi volontari (generosi quelli di due fondazioni private). Centinaia i pacchi spesa distribuiti alle famiglie numerose in difficoltà, grazie anche al Banco Alimentare. «La richiesta di aiuto – precisa Rosaria Masìa – è filtrata dalle famiglie delegate del territorio, che si recano nelle case, prestando ascolto, portando speranza e conforto».

Osserva Alessandro Soprana, direttore dell’osservatorio politico dell’associazione: «Mentre i politici litigano già prima dell’insediamento del nuovo parlamento, la gente che li ha eletti soffre la fame. Facciano in fretta a formare un governo, per affrontare la crisi economica, riconoscendo alle famiglie i sacrifici sostenuti fino a oggi».

Andrea Bernardini da www.avvenire.it