di Don Antonello Iapicca

Lo Spirito Santo sembra dire l’indicibile. O forse, sembra che vi siano poche orecchie pronte ad ascoltare. “Ecco, all’improvviso, qualcosa che nessuno aveva progettato. Ecco, che lo Spirito Santo, per così dire, aveva chiesto di nuovo la parola. E in giovani uomini e in giovani donne risbocciava la fede, senza “se” né “ma”, senza sotterfugi né scappatoie, vissuta nella sua integralità come dono, come un regalo prezioso che fa vivere” (J. Ratzinger, I movimenti ecclesiali e la loro collocazione teologica, in: Pontificium Consilium Pro Laicis (a cura di), I movimenti nella Chiesa. Atti del Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali. Roma 27-29 maggio 1998, Città del Vaticano 1999, pp. 23-24). L’allora Card. Ratzinger riconosceva, ma era ormai da moltissimi anni, nei Movimenti e nelle Nuove Comunità la voce dello Spirito Santo: “Per me personalmente fu un evento meraviglioso la prima volta che venni più strettamente a contatto – agli inizi degli anni Settanta – con movimenti quali il Cammino Neocatecumenale, Comunione e Liberazione, il Movimento dei Focolari, sperimentando lo slancio e l’entusiasmo con cui essi vivevano la fede e dalla gioia di questa fede si sentivano necessitati a partecipare ad altri ciò che avevano ricevuto in dono” (Ibidem). Lo ha ribadito qualche giorno fa parlando di San Bonaventura il quale “ci insegna l’insieme del necessario discernimento, anche severo, del realismo sobrio e dell’apertura ai nuovi carismi donati da Cristo, nello Spirito Santo, alla sua Chiesa”.E sabato 13 marzo, ricevendo in udienza i Vescovi della Conferenza Episcopale del Sudan, ha incoraggiato i Presuli “a dedicare la vostra energia a rafforzare l’educazione cattolica, e quindi a preparare i laici in particolare a recare una testimonianza convincente di Cristo in ogni aspetto della famiglia, della vita politica e sociale. Questo è un compito al quale l’Università di Santa Maria di Juba e i movimenti ecclesiali possono apportare un contributo significativo. Dopo i genitori, i catechisti sono il primo anello nella catena di trasmissione del prezioso tesoro della fede. Vi esorto a vigilare sulla loro formazione e sulle loro necessità”

Sono ormai diverse settimane che il Papa, nelle catechesi riguardanti le figure della cristianità medievale come in altre circostanze, riprende una stessa linea di pensiero, ed essa riguarda i nuovi carismi sorti dal Concilio. Questo stesso è guardato e presentato alla luce di questi suoi frutti più luminosi nei quali, attraverso una naturale crescita e maturazione guidata con sapienza dalla Chiesa, si realizza in pienezza quell’ermeneutica della continuità tanto cara al Santo Padre. “I movimenti ecclesiali e le nuove comunità sono una delle novità più importanti suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa per l’attuazione del Concilio Vaticano II. Si diffusero proprio a ridosso dell’assise conciliare, soprattutto negli anni immediatamente successivi, in un periodo carico di entusiasmanti promesse, ma segnato anche da difficili prove. Paolo VI e Giovanni Paolo II seppero accogliere e discernere, incoraggiare e promuovere l’imprevista irruzione delle nuove realtà laicali che, in forme varie e sorprendenti, ridonavano vitalità, fede e speranza a tutta la Chiesa. Già allora, infatti, rendevano testimonianza della gioia, della ragionevolezza e della bellezza di essere cristiani, mostrandosi grati di appartenere al mistero di comunione che è la Chiesa. Abbiamo assistito al risveglio di un vigoroso slancio missionario, mosso dal desiderio di comunicare a tutti la preziosa esperienza dell’incontro con Cristo, avvertita e vissuta come la sola risposta adeguata alla profonda sete di verità e di felicità del cuore umano” (Benedetto XVI, Discorso ai Vescovi partecipanti ad un Seminario di studi promosso dal Pontifio Consiglio per i Laici, Sabato, 17 maggio 2008) .

E’ questa la voce dello Spirito che parla alle Chiese di quest’inizio di Terzo Millennio. Lo scandalo della pedofilia invita tutti ad un serio esame di coscienza. E’ un segno che chiama la Chiesa ad una seria purificazione. Le incrostazioni progressiste post-conciliari non possono trovare ora il polo dove cortocircuitare nei tradizionalisti che hanno eletto il Papa quale unico paladino delle loro utopie esclusivistiche, arrivando ormai preoccupantemente a contrapporre Benedetto XVI ai suoi predecessori. Il pericolo si nasconde tra le armi del fuoco amico. Invano il Santo Padre ha riaffermato come “grazie a Dio i timonieri saggi della barca di Pietro, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso l’unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia”.

L’insistenza con la quale il Santo Padre indica nei carismi post-conciliari la via che lo Spirito indica alla Chiesa sembra sbattere contro un muro d’omertà, a livello mediatico e non solo. Si parla tanto di preti, di celibato, di crisi e di tolleranza zero. Mai, o quasi mai, della voce dello Spirito che grida tra le piaghe degli scandali. A Boston, una Diocesi dilaniata dalla pedofilia, il Vescovo Card. O’ Malley ha aperto un Seminario Redemptoris Mater per ricostruire laddove la credibilità era giunta sotto lo zero. E’ un caso ma ve ne sono moltissimi, e non riguardano solo la pedofilia. Tra le fila dei Movimenti e delle Nuove Comunità le vocazioni sono in continua crescita. I presbiteri, nella loro maggioranza, sono felici e ardenti di zelo missionario. Un perchè ci dovrà pur essere. Il Santo Padre lo ha ravvisato ed espresso nel Discorso succitato, indicando ai Pastori il giusto atteggiamento: “Andare incontro con molto amore ai movimenti e alle nuove comunità ci spinge a conoscere adeguatamente la loro realtà, senza impressioni superficiali o giudizi riduttivi. Ci aiuta anche a comprendere che i movimenti ecclesiali e le nuove comunità non sono un problema o un rischio in più, che si assomma alle nostre già gravose incombenze. No! Sono un dono del Signore, una risorsa preziosa per arricchire con i loro carismi tutta la comunità cristiana. Perciò non deve mancare una fiduciosa accoglienza che dia loro spazi e valorizzi i loro contributi nella vita delle Chiese locali. Difficoltà o incomprensioni su questioni particolari non autorizzano alla chiusura… A noi Pastori è chiesto di accompagnare da vicino, con paterna sollecitudine, in modo cordiale e sapiente, i movimenti e le nuove comunità, perché possano generosamente mettere a servizio dell’utilità comune, in modo ordinato e fecondo, i tanti doni di cui sono portatori e che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare: lo slancio missionario, gli efficaci itinerari di formazione cristiana, la testimonianza di fedeltà e obbedienza alla Chiesa, la sensibilità ai bisogni dei poveri, la ricchezza di vocazioni”.

Questa ricchezza deriva direttamente dalla fede che i presbiteri, insieme al Popolo di Dio loro affidato, riceve e vede gestata e formata attraverso gli efficaci itinerari di formazione. Essi combattono la battaglia di ogni giorno come tutti, ma l’appartenenza ad una comunità viva corrobora la vocazione giorno dopo giorno. Non che tutti debbano far parte di qualche carisma. La Chiesa è grande, v’è spazio per tutti. Ma essi sono una risorsa preziosa, una profezia in aiuto della Chiesa intera. La crisi di vocazioni, la fragilità estrema di tanti, troppi presbiteri, il calo vertiginoso della frequenza alla messa domenicale, sono sintomi d’un malessere che non può essere imputato esclusivamente alla secolarizzazione e alle deformazioni post-conciliari. La crisi investe la fede. E non risparmia i presbiteri. Per questo il Papa è così attento alla formazione permanente dei laici e dei presbiteri: “La comprensione del Sacerdozio ministeriale è legata alla fede e domanda, in modo sempre più forte, una radicale continuità tra la formazione seminaristica e quella permanente” (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al Convegno teologico promosso dalla Congregazione per il Clero, Venerdì, 12 marzo 2010). Per questo tenta in ogni modo di liberare la liturgia dalle deviazioni per riconsegnarla allo splendore che gli è propria, da un lato con il Motu Proprio “Summorum Pontificum” e dall’altro istituzionalizzando alcune innovazioni proprie del Cammino Neocatecumenale attraverso l’Approvazione definitiva dei suoi Statuti; in entrambi i casi il Papa ha a cuore la partecipazione fruttuosa dei fedeli, l’incontro esistenziale e fecondo con il Mistero Pasquale nella bellezza e nella ricchezza dei Sacramenti e della Liturgia. In ogni intervento, in ogni atto di governo, il Papa guarda alla fede del Popolo di cui è Pastore Universale. Confermare tutti nella fede è il suo compito precipuo, ed esso, con evidenza solare, passa anche attraverso la conferma e l’incoraggiamento ai carismi donati alla Chiesa.

Lo scandalo della pedofilia, odioso e vergognoso, ha singolari consonanze con lo scandalo degli eretici medievali. Il Papa, prendendo spunto dalla vicenda dei Francescani e dei gruppi pauperistici che si erano allontanati dalla comunione ecclesiale, ci presenta la via per uscire dalle secche di questi tempi: “Lo stile personale e comunitario degli Ordini Mendicanti, unito alla totale adesione all’insegnamento della Chiesa e alla sua autorità, fu molto apprezzato dai Pontefici dell’epoca, come Innocenzo III e Onorio III, i quali offrirono il loro pieno sostegno a queste nuove esperienze ecclesiali, riconoscendo in esse la voce dello Spirito. E i frutti non mancarono: i gruppi pauperistici che si erano separati dalla Chiesa rientrarono nella comunione ecclesiale o, lentamente, si ridimensionarono fino a scomparire… Anche oggi non mancano simili iniziative: i movimenti, che partono realmente dalla novità del Vangelo e lo vivono con radicalità nell’oggi, mettendosi nelle mani di Dio, per servire il prossimo. Il mondo, come ricordava Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi, ascolta volentieri i maestri, quando sono anche testimoni. È questa una lezione da non dimenticare mai nell’opera di diffusione del Vangelo: vivere per primi ciò che si annuncia, essere specchio della carità divina”.

Nei Movimenti e nelle Nuove Comunità il Santo Padre vede questi testimoni, e  li indica alla Chiesa come un dono profetico dello Spirito Santo. Sono anch’essi, accanto alla schiera di cristiani, presbiteri e religiosi che, nel silenzio dei giorni che si susseguono, incarnano la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, la speranza e la certezza per la Chiesa del futuro. Criterio fondamentale ed ineludibile è, oggi più che mai “non indulgere ad alcuna pretesa di uniformità assoluta nella organizzazione e nella programmazione pastorale… meglio meno organizzazione e più Spirito Santo!… (J. Ratzinger, Il sale della terra. Cristianesimo e Chiesa cattolica nella svolta del millennio, Milano 1997, p. 18)