Gli ostacoli nell’evangelizzazione e l’onda dell’opinione pubblica che travolge e deride l’insegnamento della Chiesa non devono sorprendere i cristiani, “lo sappiamo che la persecuzione è la logica conseguenza della nostra appartenenza a Dio”. Per il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, non si deve perdere di vista l’essenza del Vangelo, che non promette rapporti facili col mondo, ma non è mai il caso di scoraggiarsi come ricorda l’attualissima testimonianza del cardinale martire croato Alojzije Stepinac.

Il cardinale Levada ha presieduto il 10 febbraio la messa a cinquant’anni dalla morte di Stepinac, nella chiesa romana di San Girolamo. Contemporaneamente il cardinale Vinko Puljic ha celebrato a Krasic, luogo del confino e della morte di Stepinac, e il cardinale Josip Bozanic nella cattedrale di Zagabria, accanto alla tomba del porporato beatificato nel 1998. Esattamente quarant’anni fa il ventunenne Bozanic, allora seminarista, venne arrestato per aver tradotto in croato e poi diffuso un articolo del padre gesuita Fiorello Cavalli su Stepinac pubblicato il 10 febbraio da “L’Osservatore Romano”.
“Stepinac – ha detto il cardinale Levada nell’omelia a San Girolamo – non ha mai potuto portare le insegne cardinalizie” perché in prigionia, “ma ha vissuto ciò che significano, restando fedele fino all’effusione del sangue, sacrificando la propria vita per la verità e per l’unità della Chiesa in Croazia con il successore di Pietro”. Eppure “agli occhi degli uomini la sua vita sembrava un susseguirsi di disgrazie e soprattutto il processo farsa non solo gli ha tolto la libertà fisica ma intendeva levargli l’onore, la dignità”, come dimostra l’impressionante “leggenda nera” che lo ha colpito. È stato “un uomo che ha amato la giustizia detestando ogni falsità” e per questo “perseguitato, calunniato, provato ma non piegato”. Ha saputo resistere a lusinghe e minacce, ma il suo non è il ritratto di “un eroe, è qualcosa di più”. Il “segreto”, per Stepinac come per ogni cristiano, sta – ha detto il cardinale Levada – “nella capacità di cambiare prospettiva”, liberandosi dai corti ragionamenti umani e facendo proprio “lo sguardo di Dio”. Ma “un cambiamento di questa profondità non si raggiunge dall’oggi al domani”, ci vuole una vera vita di fede. È soltanto “la prospettiva di Dio” a cambiare tutto, aiutandoci a uscire “dalla schiera di quanti giudicano secondo l’apparenza e si fanno intimidire dai venti contrari. I momenti difficili nella vita nel ministero non ci tolgano la speranza!”.
Il cardinale Levada ha indicato il beato Stepinac anche come modello di riferimento per l’Anno sacerdotale, ricordando le migliaia di lettere clandestine fatte pervenire ai preti, come pure ai laici, per incoraggiarli. “Poteva salvarsi scegliendo di vivere all’estero – ha concluso – ma non ha voluto lasciare la sua gente. La sua presenza, pur come prigioniero, è stato un segno di speranza e di verità per tutti”. Un segno che, cinquant’anni dopo, continua a essere vivo in Croazia e non solo “come testimonia il continuo afflusso di persone che vanno a pregare sulla sua tomba”, confessandosi e partecipando alla messa.
A San Girolamo hanno concelebrato gli arcivescovi Nikola Eterovic, Petar Rajic e Luigi De Magistris, e il vescovo di Gospic-Senj, monsignor Mile Bogovic, in pellegrinaggio a Roma con quattrocento giovani che hanno portato l’eco delle parole del Papa in croato all’udienza generale della mattina su “Stepinac martire che ha sacrificato la sua vita cinquanta anni fa in testimonianza della fede” invitando a custodirne la memoria. Un discorso ripreso dal rettore del collegio croato, monsignor Jure Bogdan, che ha annunciato un libro con tutte le cinquanta omelie delle messe celebrate per Stepinac a San Girolamo dal 1960 a oggi, ricordando che nel 1998, l’anno della beatificazione a Marija Bistrica, a presiedere fu il cardinale Joseph Ratzinger e che tra i primi porporati ad andare a San Girolamo “non va dimenticato Franjo Seper, successore di Stepinac a Zagabria e poi anch’egli prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede”.
Alla messa erano presenti gli ambasciatori di Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Austria presso la Santa Sede. Quest’ultimo, spiega il rettore, anche per ricordare l’incidente automobilistico che ridusse in fin di vita il cardinale viennese Franz König, mentre era in viaggio per Zagabria come inviato di Papa Giovanni XXIII per celebrare le esequie di Stepinac.

(©L’Osservatore Romano – 12 febbraio 2010)