AsiaNews rompe il silenzio sull’assassinio del capo della chiesa turca • La versione dell’agenzia di stampa del Pime renderà più difficile l’ingresso Ue di Ankara?
di Franco Adriano
Tratto da Italia Oggi l’8 giugno 2010

Se è così sarà difficile arginare le conseguenze politiche e accogliere a braccia aperte come se niente fosse la Turchia in Europa (a meno che il governo di Ankara si produca in un’operazione verità che non lasci più adito a dubbi). Se verrà confermato lo scoop di AsiaNews, l’agenzia di stampa del Pime (Pontificio istituto per le missioni estere) sull’assassinio del capo della chiesa cattolica turca, il vescovo originario di Milano, Luigi Padovese, che avrebbe tutte le caratteristiche di «omicidio rituale», dunque, inquadrabile nella visione dell’islam fondamentalista, saranno completamente da rivedere le dichiarazioni del governo turco, non messe in discussione dal Vaticano, secondo le quali l’uccisione non ha risvolti politici e religiosi. Fermo restando infatti che, come ha detto Benedetto XVI nell’aereo in viaggio per Cipro, questo assassinio «non può essere attribuito alla Turchia e ai turchi, e non deve oscurare il dialogo con l’Islam», qualcuno è tornato a porre l’accento sulla verità. Secondo le fonti dell’agenzia del Pime, l’assassino è salito sul tetto della casa e ha gridato: «Ho ammazzato il grande satana! Allah Akbar!».

«Questo grido», ha sottolineato Asia News, «coincide perfettamente con l’idea della decapitazione, facendo intuire che essa è come un sacrificio rituale contro il male. Ciò mette in relazione l’assassinio con i gruppi ultranazionalisti e apparentemente fondamentalisti islamici che vogliono eliminare i cristiani dalla Turchia». «I medici che hanno effettuato l’autopsia», aveva premesso Asia News, «hanno rilevato che mons. Padovese presentava coltellate in tutto il corpo, ma soprattutto dalla parte del cuore (almeno otto). La testa era quasi completamente staccata dal tronco, attaccata al corpo solo con la pelle della parte posteriore del collo». Anche la dinamica dell’uccisione per al prima volta è apparsa più chiara: il vescovo è stato accoltellato in casa, è riuscito a raggiungere la soglia sanguinante e gridando aiuto, là avrebbe trovato la morte: «Forse solo quando egli è caduto a terra, qualcuno gli ha tagliato la testa». Secondo la stessa agenzia cattolica «la presunta insanità del 26enne che da oltre quattro anni collaborava con il vescovo «è ormai indifendibile». Ercan Eris, l’avvocato della Conferenza episcopale turca, sostiene che è sano di mente e che negli ultimi tempi diceva di essere depresso, «ma potrebbe essere una strategia per potersi difendere in seguito». La presunta pazzia fu già usata nel caso dell’omicida di don Santoro e potrebbe non esser un caso. Anche l’altra versione fornita secondo la quale Padovese sarebbe un omosessuale e lui, all’età di 26 anni, sarebbe la vittima «costretta a subire abusi» appare poco credibile. Quanto sono attendibili le fonti ascoltate da AsiaNews? Sono già state sperimentate nella loro veridicità in altre occasioni? Italia Oggi l’ha chiesto a Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews. «Sono serie», è stata la risposta. Ieri, intanto, si sono svolti i funerali di Padovese durante i quali si sono ricordati gli ottimi rapporti del vescovo con la comunità islamica. Aveva creato un servizio di distribuzione a domicilio di generi alimentari ad oltre settanta famiglie in difficoltà (di cui una sola cristiana) e il personale di cui si avvaleva (dieci dipendenti) era composto in maggioranza da persone di religione islamica. Ottimi sarebbero stati anche i rapporti con il mufti di Iskenderun e con le autorità civili. È forse questa rete di aperta collaborazione ad aver creato un corto circuito nelle frange più estreme. La complessità della situazione è testimoniata nel blog di un attento osservatore di cose vaticane, Sandro Magister. In particolare da una lettura critica del discorso che ha dettato alla rivista «30 Giorni» dal ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu, «con l’avvertenza di confrontarlo mentalmente, riga per riga, con quello che dicono i fatti, spesso di segno opposto».

A impressionare il vaticanista dell’Espresso soprattutto la sicurezza con cui il ministro attribuisce al papa una posizione favorevole all’ingresso della Turchia nell’Unione europea «in discordanza con la reale posizione del papa e della Santa Sede sul tema».