L’Europa non deve cedere ai ricatti di un tiranno piscotico che minaccia ritorsioni verso la Svizzera. Purtroppo invece sembra che Ghaddafi abbia partita vinta

Alexandre Del Valle (Geopolitico)

Lo scorso giugno, la Confederazione, membro dello “spazio europeo di Shenghen”, ha reso più severe le condizioni per la concessione dei visti di Schengen ai cittadini libici, una misura che implica anche tutti i paesi dell’Unione europea tranne la Gran Bretagna, cioè tutti i Paesi firmatari dell’accordo di Sheghen.

Però pochi giorni fa, la Svizzera ha intensificato la misura di restrizione dell’entrata nello spazio Shenghen diffondendo una lista di 188 libici banditi dalla federazione elvetica. Tra questi : “la Guida”  Muahmmar Gheddafi , i suoi familiari; i parlamentari e i funzionari dell’apparato di sicurezza, militare e economico. Ovviamente, la risposta estemporanea della dittatura libica, la “Jamahiriyya araba socialista libica” e’ stata immediata: Gheddafi ha sospeso immediatamente il rilascio dei visti di ingresso ai cittadini di tutti gli Stati dell’Unione Europea, tranne la Gran Bretagna, chè non fa parte di Shenghen… Ad essere stati rimandati indietro sono stati tutti i passeggeri con la qualifica di «manager» con visti business, per quanto riguarda gli italiani, mentre erano invitati dello stesso governo libico i 9 portoghesi che arrivavano a Tripoli in occasione della fiera libico-portoghese.

L’ORIGINE DELLA CRISI: dalle violenze di Hannibal Gheddafi alla sottomissione svizzera

All’origine di questa nuova (non prima e non ultima!) crisi libico-svizzera e libico-europea, ricordiamo che fu l’arresto del figlio di Gheddafi, Hannibal, nel luglio del 2008, accusato dalla giustizia svizzera di aver rapito, sequestrato e picchiato due dipendenti di un albergo di Ginevra. Al fermo del figlio della Guida suprema del regime libico e della moglie, la Libia rispose con il processo a due uomini d’affari svizzeri accusati di “violazioni del permesso di soggiorno” e di “attività illegali”. I due sono costretti da allora a vivere nell’ambasciata elvetica. Poi, Tripoli, chiese che il presidente della Confederazione svizzera Hans-Rudolph Mertz si “scusasse ufficialmente”. In un primo momento, il capo di Stato svizzero rifiuto’ di scusarsi. In éreazione” e per impressionare e impaurire gli Europei e i Svizzeri, Gheddafi padre e figlio cominciarono ad insultare dapertutto la Svizzera, i suoi dirigenti, la sua cultura, e anche a minacciare il piccolo paese di rappresaglie diplomatiche, politiche e economiche. Infatti, il figlio Hannibal fu liberato dalla detenzione cautelare e fu espulso dalla polizia svizzera. Ricordiamo che il leader suprema della dittatura libica chiese apertamente anche in seno dell’ONU di “smembrare” la Libia, mentre il figlio incitò all'”atomizzazione della Svizzera” maledetta, dopo avere brandito la minaccia di chiusura delle fonti di energia e di ritiro dei beni finanziari libici dalle banche elvetiche. Davanti a queste minacce e davanti al fatto che il resto dell’Europa non dimostro’ nessuna solidarietà politica con la Svizzera, il presidente Hans-Rudolph Mertz, confesso’ che era “costretto” a svolgere il suo “pellegrinaggio a Canossa a “Tripoli dove debbe scusarsi pubblicamente per un errore che non aveva mai commesso, anzi, dal momento che la giustizia svizzera era stata clemente fermando il processo contro Hannibal e espellendolo in Libia mentre un cittadino normale sarebbe stato condannato e messo in gallera. Il presidente della Svizzera dichiaro’ : Ci scusiamo per quanto accaduto a Hannibal Gheddafi ….

Il compromesso e la vigliaccheria europea

Come lo ricordo’ il quotidiano The Times, in una riunione di diplomatici arabi a Tripoli, Hannibal dichiaro’: “Se avessi una bomba, farei cancellare definitivamente la Svizzera dalle mappe”… Poi, al vertice del G8 nel luglio 2009 a L’Aquila, suo padre, Muhammar Gheddafi, dichiaro’: “Dobbiamo smembrare la Svizzera: dare la parte italofona all’Italia, la parte francofona alla Francia e la parte tedesca alla Germania”… Nessun commento da parte dei politici europei e italiani presenti. Anzi, invece di fare rimproveri a di dimostrare la loro solidarietà nei confronti della Svizzera chiaramente minacciata nella sua esistenza, il presidente Berlusconi a volte più coraggioso ma che aveva appena firmato un’accordo storico di riconcialiazione con la Libia, propose alla Libia di investire nelle banche italiane il denaro che la Liba voleva ritirare dalla banche svizzere…

Di fronte alla nuova offensiva libica che consiste nel vietare l’ingresso in Libia agli uomini d’affari europei e agli svizzeri, alcuni leader europei e italiani non hanno fatto prova di grande coraggio e hanno continuato ad aderire alla politica di “appeasment” e di sottomissione nei confronti della Libia minaciosa: Fra le dichiarazioni più cariche di compromissione, ricordiamo quella del ministro degli esteri Franco Frattini, il quale dichiaro’ che “la scelta della Svizzera prende in ostaggio tutti i Paesi dell’area di Schengen”. Credendo di fare una proposta che potrebbe calmare la “rabbia” della Libia Gheddafiana, pero’ dimostrando cosi di non capire la mentalità arabo-totalitaria e islamica basata solo sui rapporti di forza, Frattini propone come una delle soluzioni possibili: “l’emissione di un visto che valga per tutto il territorio europeo Schengen, salvo che per la Svizzera”. Prova dell’assenza totale di solidarietà tra i paesi europei.

Le elezioni non devono essere un pretesto per tacere : no al’omertà islamicamente corretta!

E vero che siamo in periodo elettorale. E vero che i ministri della maggioranza non possono facilmente criticare la Libia e schierarsi contro Gheddafi appena un anno dopo aver giustificato e concluso un accordo storico tra l’Italia e la Libia. Pero ritengo che in periodo elettorale, la maggioranza si onorerebbe nel esprimere più fortemente la sua indignazione nei confronti dell’attitudine totalitaria della Libia minacciosa e poco fidabile. Non dovrebbe lasciare lo spazio delle analisi sane (anche se finte) alla sinistra pro-araba, pro-islamica e terzomondista, che sta utilizzando la vicenda libica per accusare il governo e Berlusconi pero che non condivide il centesimo dell’indignazione espressa perchè sia il PD che Italia dei Valori sono due partiti schierati chiaramente dal lato delle potenze islamiche e arabe che odiano l’Occidente, l’Europa e l’Italia. Secondo me, in questo periodo elettorale, non solamente non sarebbe una prova di debolezza o di divisione nell’intyerno della maggioranza, ma sarebbe giusto e elettoralmente “produttivo” per i politici del centro destra esprimere la loro rabbia e la loro indignazione davanti alle ultime provocazioni libiche. Sarebbe un merito del centro destra accusare la Libia di non avere rispettato il patto concluso pochi parecchi mesi fa tra l’Italia e la Libia. Sarebbe un merito elettoralmente positivo che piacerebbe agli elettori del centro destra parlare come ha avuto il coraggio di parlare il presidente dell’UDC Rocco Buttiglione, che spiega: «Siamo di fronte all’ennesimo fallimento del tentativo del governo italiano di “normalizzare” il governo libico nel contesto internazionale. Berlusconi  mostri di non essere sottomesso culturalmente, economicamente e politicamente a Tripoli». Se non volgiamo che la sinistra e i nemici del Centro destra possano dire il contrario di cio’ che pensano e possano accusare il governo italiano di fare cio’ che loro stessi hanno sempre fatto, dobbiamo essere capaci di riconoscere che il tentativo di dialogare e comporre con la Libia è fallito, almeno momentaneamente. Se vogliamo provare agli elettori scandalizzati dalle provocazioni libiche che il centro destra e Berlusconi non sono ne “costretti” ne sottomessi agli interessi libici, ne impauriti dal dittatore psicopatico Gheddafi, trattato medicalmente da anni… in Svizzera, dobbiamo osare dire alla Libia di Gheddafi che gli accordi presi con Tripoli saranno validi solo se la reciprocità, il rispetto mutuo e la buona fede saranno garantite.

In conclusione, dobbiamo spiegare agli Italiani che la pace “piena” (Salam) non esiste e non puo’ mai esistere con un regime totalitario, terrorista e rivoluzionario islamico come quello di Gheddafi guida suprema da decenni che sogna di “recuperare” la Sicilia, Malta, e di conquistare il Mediterraneo e l’Europa. Dobbiamo spiegare agli Europei che con i non-musulmani, la tradizione islamica autorizza ai dirigenti musulmani di concludere false paci, chiamate Hudna (tregua), che non solamente non sono permanenti e sono momentanee, ma possono essere rotte in qualsiasi momento per qualsiasi ragione secondo i rapporti di forza. Le sure del Coran 9, 29 che legiferano sul Gihad, e la sura III, 103 che stabilisce che “la comunità islamica è la migliore comunità suscitata fra gli uomini” e che dice “non chiedete la pace se siete i più forti”, sono conosciute, chiare e sono sempre state applicate. Prima da Mahometa che con la tregua (Hudna) di Hudaibiyya concluse una falsa pace con gli Ebrei di Medina per dieci anni e poi la rompi dopo appena un’anno. Secondo dai suoi Califi e succesori ben “Guidati” nelle loro guerre di conquiste che seppero sempre mentire e fare firmare false paci agli infedeli prima di riprendere forze e rilanciare il Gihad, terzo con gli islamici radicali moderni, fra cui l’ayatollah Khomeini o Osama Bin Laden, che prima di dichiarare la guerra all’Occidente, facero la Hudna con gli Americani e gli Europei. Un o fra i più grandi specialista della Hudna moderna fu lo stesso leader palestinese Yasser Arafat, che firmo’ tanti “accordi di pace” che rompi sempre senza contradirsi perchè erano solo delle tregue che i giornalisti europei e i pro-palestinesi continuano, a proposito dei negoziati falliti tra L’Iran e l’Occidente e l’ONU sul nucleare o delle tregue dell’Autorità palestinese o del Hamas con gli Israeliani, hanno torto di battezzare “proposte di pace” o “accordi di pace”. Ultima conclusione: con i dittatori islamici, nazzisti o comuunisti, cosi come con tutti i regimi totalitari, che possiamo caratterizzare come “potenze sadiche” o “predatrici”, bisogna sapere che ogni dimostrazione di divisione, di debolezza, di dubbi, lungi dal “calmare la rabbia” del dittatore rosso-verde o nero, in questo caso verde del “libro verde” di Gheddafi, aumenta la pulsione d’odio e di sadismo, e l’agressività della potenza “arrabbiata”. Come spiega il filosofo Hans Magnus Enzensberger, nel suo libro “Il perdente radicale” (Einaudi, 2007), più dimostriamo la nostra gentillezza, la debolezza, più chiediamo scuse all’arrabiato perdente radicale, più la sua rabbia aumenta, più agredisce, “… Una lezione di geo-psicologia da meditare se vogliamo capire la principale sfida geopolitica e civilizzazionale del mondo di domani e già di oggi: il totalitarismo islamista all’assalto delle democrazie morbide.