di Emanuele Ortolevada Il Sussidiario.net

A  volte eventi assolutamente indipendenti si trovano casualmente accostati di modo da indurre un osservatore a considerazioni che trascendono il senso dei singoli eventi.

La rivista Science è il pendant statunitense della britannica Nature, mostro sacro dell’informazione scientifica, che anche il cosiddetto uomo della strada – chissà perché quello della strada e non quello di casa – è obbligato a venerare: è scritto su Nature.

Sfogliando quindi l’ultimo numero di Science (11 dicembre 2009 Vol. 326) mi sono imbattuto in una di queste coincidenze.

Nella parte redazionale della rivista venivano riportate due notizie: a pagina 1464 si riportava, con abbondanza di particolari, come gli organi di governo dell’Oklahoma State University avessero bloccato un progetto di ricerca sul meccanismo di infezione dell’antrace e sui possibili metodi di cure e vaccinazione che prevedevano esperimenti su primati. Il progetto aveva già ottenuto un importante finanziamento governativo a livello federale e il parere favorevole del comitato dell’università stessa, incaricato di decidere sull’ammissibilità degli esperimenti sugli animali. Nonostante ciò il prorettore alla ricerca dell’università ha dichiarato di dover bloccare il progetto per proteggerla dagli attacchi degli animalisti e quindi il rettore ha deciso che «non si debba applicare l’eutanasia ai primati nel campus».

Due pagine dopo, con un non celato senso di sollievo, si dà la notizia che finalmente, dopo gli otto anni della presidenza Bush, l’Istituto Nazionale della Salute ha individuato 13 linee di cellule staminali embrionali umane ammissibili al finanziamento federale e che altre 27 linee sono prossime ad essere approvate.

Il commento è immediato: quello che, fatto sugli animali, è considerato pericoloso per le possibili reazioni del pubblico, viene entusiasticamente approvato, tra il consenso generale, se fatto sugli esseri umani.

Grande è la confusione sotto il cielo. Ma non da oggi. Chi ha ormai un’età non più verde potrebbe ricordare un analogo piccolo “incidente” giornalistico in Italia. Nei giorni immediatamente successivi al referendum per l’abrogazione della legge 194 sull’aborto, il Corriere della Sera, che si era particolarmente distinto nella propaganda contro l’abrogazione pubblicando articoli e appelli di numerosi (soliti) bei nomi delle arti, delle lettere etc., pubblicava un altro appello contro l’abbattimento di un canile per randagi in cui l’elenco dei firmatari si sovrapponeva in gran parte con l’elenco dei nomi citati. C’era solo un particolare curioso: il linguaggio usato per difendere i cani era esattamente lo stesso usato dagli esecrati, retrogradi sostenitori del referendum.

Ma tornando al numero di Science, le coincidenze non sono finite; a dispetto del fatto che – per restare a un esempio in campo scientifico – gli urti contemporanei di tre corpi sono considerati un evento raro.

Meno di due mesi fa, esattamente il 30 ottobre, è morto Claude Lévi-Strauss, il fondatore dell’antropologia strutturale, che nei suoi cent’anni di vita ha avuto una grande influenza non solo sull’antropologia ma un po’ su tutto il modo di concepire l’uomo e le sue attività anche superiori. Chiedendo perdono per il fatto di uscire dal mio campicello, mi permetto di far notare come da tale filone di pensiero nasca l’affermazione che, citando a memoria, afferma che la distinzione tra che cos’è uomo e che cosa non lo è si limita ad un fenomeno culturale e che quindi può variare nel tempo e tra società diverse: tout se tient per dirlo nella lingua di Lévi-Strauss.