Troppi comportamenti e parole fuori asse sia nei palazzi sia nella società civile

Siamo sommersi da un fluire continuo di notizie scandalistiche, di cronaca nera, di gossip volgare e di rissosità senza limiti. Sembra che l’Italia si stia avvitando su se stessa, e scivoli su un piano inclinato che l’allontana da quel civismo costituzionale delle regole e della buona educazione che forse in altre stagioni l’hanno resa un “bel paese”. E fa male quando il declino tocca anche le istituzioni e coloro che le rappresentano.  Lo abbiamo scritto più volte e le ultime vicende lo confermano.

Ma la questione riguarda anche noi, quella società civile che talvolta sopporta benevolmente, o si volta dall’altra parte, permettendo che la mala-educazione contamini i cuori di molti, soprattutto quello dei giovani. Le bestemmie, il linguaggio dei vaf o delle barzellette da vespasiano, le pessime frequentazioni, l’esaltazione della trasgressione, l’egoismo intransigente che si fa diritto, l’accettazione benevola delle proteste cosiddette esemplari (candelotti fumogeni lanciati con nonchalance, le molotov contro i cassonetti, la bandiera bruciata davanti alle telecamere…), gli ululati in cellulare, il turismo dell’orrore, il trash di molte trasmissioni televisive, sono ormai parte quotidiana del nostro paesaggio civile. Soltanto una settimana fa mi trovavo su un autobus romano – la linea 40, sempre colma di persone – in piedi e vicino ad una mamma incinta, pericolosamente traballante. Ho chiesto ad una giovane, italiana doc, di lasciarle  il posto. L’ho fatto con un sorriso e con tanta attenzione: ho ricevuto una risposta con un vaf senza appello, seguito dal niente, come un sasso lanciato senza motivi. Non sono riuscito replicare, la signora mi ha guardato e con un gesto mi ha ringraziato. Fosse stato mio figlio lo avrei preso a ceffoni!
Il declino verso l’inciviltà, peggiore di quello economico, va contrastato con decisione e senza indugi perché richiede più tempo, il tempo giusto dell’educazione. Un`educazione civica che riprenda la pratica delle virtù e dei buoni comportamenti: si diventa buoni facendo cose buone, e diventando più buoni si diventa anche più belli. Belli per davvero.
La Chiesa italiana con gli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio “Educare alla vita buona del Vangelo” è scesa in campo invitando alla sfida entusiasmante dell’educare, che è passione per i ragazzi e per il loro futuro. C’è da sperare che l’educazione, in questo caso l’educazione civica e sociale, diventi la passione di tutti.
I documenti del Concilio ricordano ai laici cattolici che occorre coerenza della vita con la fede, onestà in qualsiasi affare, carità fraterna e piena coscienza della propria responsabilità nell’edificazione della società. Sintetico, chiaro come non mai, e senza troppi giri di parole il passaggio ripreso dal Decreto Conciliare sull’Apostolato dei laici: “Tutti i laici facciano pure gran conto della competenza professionale, del senso della famiglia, del senso civico e di quelle virtù che riguardano i rapporti sociali, come la correttezza, lo spirito di giustizia, la sincerità, la cortesia, la forza d’animo: virtù senza le quali non ci può essere neanche una vera vita cristiana”.
Testo demodé? Un po’ antico? Banale? A me pare bellissimo. Basterebbe cominciarlo a praticare. Ne guadagnerebbe l’Italia tutta, le sue istituzioni e la sua politica.

Edoardo Patriarca da PiùVoce.net