di don Mauro Cristiani da bottegadelvasaio.com

Che la maggior parte della vita del Figlio di Dio sia assolutamente irrilevante è qualcosa di cui non ci facciamo una ragione. Ci piace il Gesù che fa casino, a noi.

«Farisei, scribi, diatribe. Via i mercanti dal Tempio! Guarigioni, moltplicazioni, rivelazioni. Ci piace sì. Bello visibile, che fa audience. Dai Gesù, giù con ‘sti miracoli che va su lo share. Bravo, non ti attardare troppo in questo o quel villaggio. Vai, vai. La Sinagoga famosa, il lago, Gerusalemme. Ecco anche le case, che così sembri nazional popolare. Lavori coi poveri? Perfetto, il sociale tira tantissimo. Sì, sì pure oltre confine là nella Decapoli, perchè no? Visibilità visibilità visibilità!!! E’ così che si comunica e si crea opinione. Hai visto la gente? Abbiamo fatto il botto. E questo è solo l’inizio. Adesso dovranno riconoscere i tuoi meriti e darti un ruolo ufficiale. Gesù bisogna organizzarsi! Avessi cominciato prima, con un talento così…»

Certo che non si spiegano quei trent’anni così anonimi. Dico: almeno un miracolino, una paraboletta, una predichina ben fatta. Nulla. Ma talmente nulla che i quattro evangelisti tacciono proprio. Piatto. Ordinario. Nella media, nè più nè meno. La sorpresa dei parenti il giorno in cui Gesù decide di far rumore ci fa pensare che anche le doti umane non devono essere sembrate granchè ai suoi. Quei trent’anni di Nazaret sono uno scandalo e uno spreco. Che han prodotto? Cosa hanno realizzato? Sembrano una pausa nel disegno di salvezza. Dio in stand-by.

Ma sì, noi che tanto abbiamo bisogno di dar ragione di ogni cosa, noi che ragioniamo sempre in termini di produttività, efficienza ed efficacia, dobbiamo dirci che così ha valorizzato il lavoro umano, ha santificato la realtà degli affetti familiari, etc… E poi che lì Gesù è maturato, che ha costruito il suo pensiero, che si è preparato al ministero pubblico… Per carità, tutto vero. Diciamocelo però con franchezza: quelli sono trent’anni di inutilità e di irrilevanza. Gratuiti. Così. Senza un perchè vero. Come tutte quelle cose che ne hanno troppi. Anonimi. Nessuna pretesa di essere riconosciuto. Il rifiuto della visibilità quale motivo principale del proprio essere o criterio del proprio agire. Improduttivi. Perchè la bontà dell’esistere non sembri unicamente il realizzare.

Nazaret parla di un Dio irrilevante agli occhi del mondo.
Un Dio che non teme l’inutilità e il rischio di apparire superfluo.
La rivendicazione di un riscontro non è nel suo carnet.
Un inno alla gratuità il Suo dedicarsi all’altro.
La celebrazione della libertà del prossimo come stile di relazione.

Chi dice di seguire Gesù Cristo quale Figlio di Dio non può ignorare che il 90% della Sua vita fu qualcosa di assolutamente insignificante e improduttivo all’apparenza. I credenti che hanno il mito della visibilità, il prurito del riconoscimento pubblico e l’ansia dell’efficacia della loro azione falliscono il Vangelo. La Chiesa preoccupata della propria incidenza mediatica e della propria “capacità produttiva” non è per nulla profezia di questo Dio che invece non teme il nascondimento. Colui che vive nell’attesa di “queste” ricompense, sta impedendo a se stesso di ricevere quelle vere dal Buon Dio.

Se credi in Gesù Cristo, preparati a esser irrilevante e inutile.
E gioisci ogni volta che riconosci di esserlo perchè sei solo diventato un po’ più simile al tuo Maestro.

P.S.: ho visto una badante, che da qualche anno curava una novantenne malata di Alzheimer, piangere la morte della sua assistita chiamandola “Mamma”. I familiari della defunta mi han confermato che davvero l’ha curata e amata come fosse sua madre. Quell’amore e quelle lacrime non erano comprese nello stipendio. I gesti di delicatezza offerti a una malata incoscente nel silenzio e nella solitudine di una casa nascosta agli occhi del mondo hanno forse influito sui destini dell’umanità? Che han prodotto? Chi li ha visti? Che ragione possono avere? Eppure sono avvenuti. Gratuiti. Anonimi. Silenziosi. Irrilevanti. Intanto che noi chiacchieriamo, il Dio dell’irrilevanza è all’opera così e tiene in piedi il Suo Regno coi piccoli e i poveri. E forse è troppo preso dal lavoro per perdersi nei giochetti tutti umani ad aver più seguaci.