Dubbi sulla neutralità della Corte Europea per i Diritti Umani

STRASBURGO, lunedì, 7 dicembre 2009 (ZENI.org).- La Costituzione irlandese sarà alla sbarra questo mercoledì alla Corte Europea per i Diritti Umani per rispondere della sua difesa della vita umana dal momento del concepimento.

La Corte, che ha sede a Strasburgo (Francia), prenderà in considerazione il caso di A, B e C contro l’Irlanda, una sfida contro la legge irlandese presentata da tre donne che sostengono di essere state “costrette” a recarsi all’estero per abortire, il che, affermano, ha messo in pericolo la loro salute.

La Corte discuterà se le leggi del Paese violano la Convenzione Europea sui Diritti Umani, che sottolinea il “diritto di rispettare la vita privata e familiare”.

L’Istituto Cattolico per la Famiglia e i Diritti Umani ha riportato la protesta della Società per la Difesa di Concepiti, del Centro Europeo per la Legge e la Giustizia e dell’Alliance Defense Fund (per conto del Family Research Council), per i quali la Corte Europea non ha giurisdizione su questo caso, visto che “le risorse interne non erano state esaurite”.

L’Istituto ha sottolineato che “la recente approvazione del Trattato di Lisbona da parte del Paese, dopo aver ricevuto garanzie sul fatto che la sua Costituzione pro-vita non sarebbe stata intaccata, ha alzato la posta della decisione della Corte”.

Allo stesso modo, ha sottolineato i dubbi sulla “capacità di essere imparziale” della Corte quando si parla di “diritto di abortire”.

Due anni fa, la stessa Corte ha deciso che la Polonia doveva garantire l’accesso all’aborto dopo il caso Tysiąc v. Polonia, in cui una donna sosteneva di aver perso la propria capacità visiva perché non aveva potuto interrompere la gravidanza.

La Corte ha accusato la Polonia di violare la Convenzione europea basandosi sulla testimonianza di un medico che ha sostenuto le dichiarazioni della donna, anche se altri otto esperti hanno dichiarato
che il “deterioramento della capacità visiva non era collegato alla gravidanza”.

L’Istituto ha dichiarato che la Corte “ha dato credito all’opinione di una persona contro il parere di otto esperti per raggiungere il risultato auspicato”.