Il Papa e la corte dell’Aia
di Aldo Cazzullo
Tratto da Il Corriere della Sera del 14 settembre 2011

L’idea di Benedetto XVI, un uomo la cui mitezza è riconosciuta anche dai critici, trascinato davanti alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità, come il generale Mladic, è uno scenario che sembrerebbe astruso pure ai militanti dell’anticlericalismo. Eppure potrebbe rivelarsi un rischio concreto, se sarà accolto il ricorso depositato ieri all’Aia da due associazioni americane di vittime dei preti pedofili.

Tocca al procuratore generale della Corte, Luis Moreno Ocampo, decidere nei prossimi mesi se accogliere o respingere il ricorso. Ma tocca a noi, fin da ora, interrogarci su come i nuovi strumenti del diritto internazionale possano creare imbarazzi politici, mostruosità giuridiche e profonde ingiustizie umane.

La pedofilia è il più odioso dei crimini. Lo dice anche il Cristo del Vangelo secondo Matteo, in un passo evocato più volte proprio da Benedetto XVI: «Piuttosto di scandalizzare un innocente, meglio sarebbe legarsi una macina di mulino al collo e gettarsi nel mare profondo». La richiesta di giustizia, che sale dalle famiglie delle vittime dei preti pedofili in America e non solo, deve trovare una risposta. E la Chiesa stessa in passato non ha fatto tutto il possibile per punire e prevenire, preferendo talora sopire e troncare. Ma, se c’è un Papa che non si è nascosto nel silenzio e nell’imbarazzo, ma ha denunciato con forza i crimini e l’omertà, quello è papa Ratzinger. La sua «Lettera ai cattolici d’Irlanda» è il documento più coraggioso che il Vaticano abbia prodotto al riguardo nella sua storia. Benedetto XVI non merita proprio di vedersi piombare addosso l’assurda accusa di crimini contro l’umanità.

Al centro della questione, però, non ci sono soltanto la pedofilia e lo status giuridico del Pontefice, unico capo religioso a essere anche capo di Stato. È il nuovo diritto internazionale a finire in discussione. Il mondo globale ha bisogno anche di codici e tribunali globali. Il diritto di ingerenza è stato rivendicato sia dalle Nazioni Unite sia dalle amministrazioni americane, democratiche e repubblicane. Fu in nome di quel diritto che Bush padre decise l’intervento in Somalia, poi precipitosamente chiuso da Clinton. All’istituzione della Corte dell’Aia si è opposto Bush figlio; che però ha posto la globalizzazione della democrazia alla base delle guerre in Afghanistan e in Iraq. La questione è aperta, il confine tra tutela dei diritti umani e rispetto della sovranità nazionale è ancora da tracciare. Saranno la storia e gli equilibri geopolitici a farlo. Ma l’idea che il Papa possa essere chiamato in causa per i crimini, per quanto odiosi, dei sacerdoti cattolici e per il silenzio delle gerarchie spalanca scenari che sarebbero rifiutati da qualsiasi governo. In teoria, ogni capo di Stato, anche il Nobel per la pace Obama, potrebbe essere processato all’Aia. Nell’antica Roma si era intuito che il massimo del diritto coincide con il massimo dell’ingiustizia. Oggi il formalismo e l’ideologismo possono creare formidabili danni alla causa della giustizia globale, forgiare argomenti a beneficio dei suoi avversari, e consentire ai veri criminali di agire indisturbati.