Ho appena finito di leggere un libro che per l’argomento può essere letto durante l’estate, quando si ha più tempo per riflettere e non c’è la quotidianità del lavoro che ti impegna. Il libro tratta dell’inferno. L’inferno esiste o è una invenzione, è vuoto oppure è pieno. A queste domande risponde un testo moderatamente di poche pagine (92 pagine), del resto come tutti i libri delle edizioni di Fede & Cultura di Verona che spesso in poche pagine riescono qualitativamente a rispondere a quesiti difficili. L’Inferno esiste. La verità negata, di Giovanni Cavalcoli, sacerdote domenicano, docente di metafisica nello Studio Filosofico Domenicano di Bologna e di telogia sistematica nella facoltà Teologica dell’Emila Romagna (FTER). Da dodici anni svolge corsi per catechisti a Radio Maria.

Tra le questioni emarginate oggi nel mondo cattolico, certamente c’è quella dell’inferno. Ci sono alcuni che deformano o addirittura negano il dogma cattolico dell’inferno, ritenendolo ormai una credenza ormai superata. E magari quando non si nega l’esistenza dell’inferno o la possibilità di essere condannati alla pena infernale, si pensa che l’inferno è “vuoto” o quanto meno che non sappiamo se esistono o non esistono dannati all’inferno.

Scrive Cavalcoli“Il forte disagio o l’irresponsabile silenzio o la leggerezza oggi presenti anche in area cattolica a proposito di questo tema è una novità nella millenaria storia del cattolicesimo. Tale mutamento è segno di una penetrazione di idee non cattoliche, e, a mio parere, dell’esigenza di correggere una certa concezione tradizionale dell’inferno, che io chiamerei ‘terribilista’”.

Infatti nel VI capitolo, l’autore conviene che bisogna togliere le esagerazioni, è probabile che attualmente esiste questa reazione alla concezione dell’inferno per il fatto che per lunghi secoli, si è molto insistito, con una descrizione delle pene infernali, nella quale pareva che si facesse a gara su chi calcava maggiormente la mano sulla terribilità e l’orribilità dei tormenti infernali, sbrigliando una fantasia che andava al di là di ogni limite. Da qui – purtroppo – il passaggio dall’idea di un Dio giusto crudele aguzzino è stata facile.

Per rimediare a questa esagerazione, la soluzione non è quella dei buonisti, secondo i quali l’inferno non esiste, ma è quella di correggere la suddetta concezione. Oggi però c’è il rischio opposto quello di dimenticare che alla misericordia di Dio bisogna sempre accostare la Giustizia: senza la giustizia la misericordia è vuota e senza la misericordia la giustizia diventerebbe disumana. Spesso mi è capitato di ascoltare omelie dove si parla soltanto di perdono senza riferimento alle esigenze della giustizia divina, che premia o punisce il comportamento degli uomini.

Nell’azione di Cristo Giudice, troviamo i due tempi fondamentali di ogni azione educativa: in un primo momento, l’educatore all’educando, propone argomenti persuasivi, lo tratta con garbo e dolcezza, lo tollera nelle sue debolezze, ogni tanto gli fa qualche richiamo per intimorirlo a fin di bene, proponendogli anche buoni esempi. Ma se l’educando si ribella ostinatamente cominciando a far danno a sé e agli altri, l’opera educativa si trasforma in intervento disciplinare, coercitivo e repressivo, fino all’eventualità, in casi gravi, che la competente autorità giudiziaria difenda la comunità dal delinquente ricorrendo alla carcerazione. Ebbene – scrive Cavalcoli – questa seconda fase può essere assimilata alla Parusia e il carcere può essere una metafora dell’inferno.

Qualche parola su che cosa consiste l’inferno: 1 il rifiuto cosciente, volontario, colpevole ed irrevocabile dell’amore di Dio; 2. la pena del fuoco inestinguibile. Un fuoco da intendersi solo in modo analogico al fuoco del quale abbiamo esperienza nella vita presente; un fuoco che brucia e reca dolore, ma senza distruggere e senza estinguersi.

Dio chiama tutti alla salvezza, anche chi non conosce il Vangelo, tutti sanno, almeno oscuramente, ed implicitamente, che il rifiutare Dio comporta una pena eterna.  Per quanto può sembrare strano – scrive Cavalcoli – all’inferno ci va solo chi ci vuole andare.

Ritornando alle domande iniziali sull’inferno, la Chiesa scrive il professore Cavalcoli non si mai pronunciata mediante un dogma definito su tale questione. Però insegna che non tutti si salvano, non si è mai pronunciata sul numero (quanti?) e sulla qualità (chi?) di chi è condannato. Questo non perchè in passato sia stato dubbio o incerto che non tutti si salvano; al contrario, si è sempre trattato di una verità così certa nel Popolo di Dio, appresa direttamente dalla labbra del divino Maestro, che la Chiesa non ha mai ritenuto di confermarla o definirla.

Del resto la Chiesa non ha mai condannato la Divina Commedia del grande Dante Alighieri, dove si suppone che certe persone siano all’inferno, anzi essa ha sempre goduto della massima stima nel mondo cattolico. Padre Giovanni Cavalcoli precisa che l’immaginare che qualche persona reale, macchiatasi di orrendi e gravi delitti, possa essere all’inferno, nasce da un bisogno di giustizia, così come quando la magistratura prova con certezza che un imputato è colpevole, sentiamo il desiderio che la giustizia faccia il suo corso e che il reo sia punito con una pena proporzionata al suo delitto. Giustamente ci sdegniamo quando sappiamo di grandi delinquenti che riescono a farla franca o subiscono una pena assai inferiore a quella che meriterebbero. Se un delinquente impenitente sfugge alla giustizia umana ci auguriamo – giustamente – che non sfugga a quella divina. Parole franche, chiare e precise che ci aspetteremmo di sentire ogni domenica dai tanti pulpiti delle nostre chiese, invece purtroppo spesso capita di assistere a discorsi insulsi e anche privi di sapore evangelico.

DOMENICO BONVEGNA

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