di Alfredo Mantovano da Tempi.it

A due passi da noi il mondo arabo in fiamme, eppure qui si discute di finanza (anziché di economia reale) e di nozze fra persone dello stesso sesso (anziché di famiglie)

Immagini dell’Europa di oggi. A pochi chilometri da casa nostra – Lampedusa si trova più a sud di Sidi Bou Said – la Tunisia riprende a infiammarsi, la Libia diventa territorio impraticabile, dal quale fuggono perfino i diplomatici, l’Egitto è attraversato da manifestazioni con decine di vittime. Per tacere su quanto accade nel Mali o in Siria. Se non valesse alcuna considerazione sul rispetto dei diritti – ma perché non deve valere, perché deve funzionare a intermittenza? –, il Vecchio Continente avrebbe comunque ragioni per preoccuparsi: per le ricadute delle primavere arabe nel proprio territorio in termini di sicurezza interna, e per i riflessi sull’economia e sull’approvvigionamento energetico di una situazione che è appena all’inizio.
Eppure, scorriamo i titoli dei tg di Parigi, di Roma, di Londra; troneggiano due notizie: la difesa dell’euro operata dalla Bce e dall’asse degli Stati del Nord Europa, a svantaggio di quelli del Sud dell’Unione, e i dibattiti nei vari parlamenti, o nelle campagne elettorali in corso, sul matrimonio gay.

La prima illumina sul grado di astrazione dei governi e delle istituzioni finanziarie dalla vita quotidiana e dalla economia vera; l’insistenza, in termini di priorità, sulle nozze fra persone dello stesso sesso illumina la lontananza dalla realtà delle famiglie e dei loro problemi. Poche bracciate di nuoto, e si passa dal sangue che scorre per contrastare l’imposizione della sharia all’indifferenza per le sofferenze di popoli vicini e amici, e alla proiezione verso un futuro di suicidio demografico anche formalizzato: che cos’è il matrimonio gay se non la rivendicazione di una unione di persone che escludono i figli (per lo meno quelli che vengono al mondo secondo natura)?

Chiudere gli occhi sui diritti violati risponde alla medesima logica di chiudere gli occhi sul proprio futuro di popolo, anche fisico.