Al Fiuggi Family Festival si discute della vocazione alla paternità

di Antonella Bevere*

ROMA, lunedì, 27 luglio 2009 (ZENIT.org).- Sabato 25 e domenica 26 luglio hanno visto rispettivamente l’inaugurazione e il primo giorno di attività del Fiuggi Family Festival, il festival di cinema e non solo per le famiglie, ideato da Gianni Astrei prematuramente scomparso, evento che quest’anno ha accolto anche l’assemblea delle famiglie numerose.

L’inaugurazione ha coinvolto il mondo politico e dei media, gli sponsor e gli enti che hanno concesso il patrocinio all’evento ma soprattutto ha presentato la sua vera novità: la modalità operativa propria di Gianni, quello sguardo diretto verso ogni singola, irripetibile persona.

Nell’organizzazione e nella gestione di questo evento non contano i titoli, i paroloni, le sigle… qui, pur rimanendo ciascuno nel settore di sua competenza, lì dove si impegna con il cuore e con l’esperienza maturata, contano le persone: ciascuna con un cognome, che indica le radici, e con un nome che indica la propria unica e irripetibile essenza personale: staff, collaboratori, giornalisti, autorità, associazioni… ciascuno è persona, amico, fratello, nella convinzione profonda e sincera che ciascuno di noi lavora per i valori in cui crede, quelli veri, quelli che rispecchiano la dignità dell’Uomo.

In questo, un festival cinematografico e multimediale ci aiuta: le storie narrate dalle immagini sono generalmente storie di persone, con un nome e un cognome, appunto.

Cosa era concretamente il Festival per Gianni? La possibilità di offrire una Vacanza alle famiglie: il termine vacanza indica un vuoto, vuoto dal lavoro, ma nel mondo latino era il contrario: l’attività, il negozio (nec otium) era “la vacanza dell’ozio”. Otium inteso però non come un’inerzia sterile, bensì come la supremazia del cuore e della mente sulle braccia. Questo è l’augurio: che cuore e mente crescano in un contesto bello, che ognuno al termine di questi giorni sia più ricco dentro.

Non ci sono atti neutri, ogni atto è un piccolo seme che, coltivato, genera appunto, “cultura”, non cultura dell’effimero come andava di moda anni fa, ma cultura della Persona relazionata nella collettività.

Alessandro d’Alatri, regista noto per i suoi film tra i quali forse il più conosciuto è “Casomai”, presidente della giuria del Festival, ha affermato che la frase tutta italiana “tengo famiglia” che viene usata generalmente per giustificare un disimpegno, deve essere usata al contrario per richiamare l’urgenza di un mettersi in gioco: “mi impegno nel sociale perché tengo famiglia, porto alto il nome dei miei valori perché tengo famiglia, non mi arrendo nel cercare di costruire un mondo migliore perché tengo famiglia”.

Il tema cinematografico di quest’anno è la figura del padre e, nonostante fosse stato deciso quando nulla avrebbe fatto immaginare la tragica scomparsa del suo fondatore, nessun titolo avrebbe potuto essere più appropriato.

Angelo, il nostro primo figlio, 19 anni, prendendo sulle spalle e nel cuore la responsabilità di continuare ad alimentare gli ideali del Festival con la purezza con cui li viveva il papà, non ha avuto remore ad affermare: “Mamma è solita dire che il Festival nella nostra famiglia è un quinto figlio, per me è stato ed è ancor di più. Il festival è mio padre perché mio padre era il festival, è mio fratello perché era figlio di papà ed è mio figlio perché l’amore che ho messo nel minimo contributo che ho dato è solo quello che un padre dà al proprio figlio, quello che mio padre regalava a me”.

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*La dott.ssa Antonella Bevere è specialista in Endocrinologia e malattie metaboliche ed esperta in Omeopatia e Agopuntura. Presidente del Comitato “Donne & Vita” della provincia di Frosinone, madre di quattro figli, autrice insieme al marito Gianni Astrei di diversi libri tra cui “Gli errori di mamma e papà” (Edizioni Ancora).