di Alessandro Gianmoena
Tratto dal sito Ragionpolitica.it il 30 dicembre 2009

Il multiculturalismo è un sogno come lo fu l’utopia marxista, la cui seduzione consisteva nella realizzazione di una Gerusalemme terreste in cui le differenze sociali e religiose si annullavano nell’uguaglianza di un mondo senza conflitti.

La storia di questi ultimi anni ci ha proposto molti modelli astratti di integrazione sociale, in particolar modo in Europa, che sono risultati fallimentari perché hanno generato razzismo e violenza.

Il nuovo secolo si è aperto con il confronto con l’Islam e l’emersione delle differenze culturali e religiose costituisce ormai il nodo della convivenza tra i popoli. Ma non sarà attraverso lo svilimento della nostra identità culturale che si potrà ottenere una società multiculturale in grado di garantire una pace sociale. Solo chi non dà importanza alle proprie radici o è insensibile o non conosce le culture del mondo è portato alla generalizzazione credendo che l’una valga l’altra. Chi si ferma alla superficie del problema non comprende che la religione esprime la cultura di un popolo, la sua identità più profonda, che affonda le sue radici nella storia del mondo.

Spesso molti in Occidente commettono l’errore di interpretare le culture del mondo secondo i nostri canoni di libertà e di rispetto della persona nella sua centralità oppure sono travolti dal nichilismo che svilisce le proprie radici con la miopia di chi vive nella notte hegeliana in cui tutte le vacche sono nere. Sono errori che si pagano e che rischiano di accentuare il confronto con l’Islam. Lo sa bene l’Inghilterra, che in questi ultimi tempi sforna terroristi pronti a farsi saltare in aria in odio alla cultura che gli ha formati, in cui sono sorti persino tribunali islamici che si pongono come l’alternativa al diritto britannico nella risoluzione alle controversie legali. Per non parlare della Germania, dove la nascita di istituti bancari islamici che rispondono alla legge della shari’a destano preoccupazione nel popolo tedesco, che teme l’islamizzazione dell’Europa.

Dopo il secolo delle utopie oggi viviamo il tempo delle religioni in un mondo unito dalla comunicazione ma frammentato da storie e culture differenti ed ogni scelta di integrazione nel nostro tessuto sociale ed economico deve fare i conti con la realtà globale, in cui i flussi migratori delle popolazioni meno abbienti dirette verso l’Occidente portano con sé visioni del mondo e concezioni dell’ uomo che spesso non sono compatibili con il nostro modus vivendi.

Ed è per questo che il sogno di realizzare una società multiculturale rischia di generare un mostro quando esso si confronta con la realtà quotidiana. Le polemiche che sono scaturite in queste giorni in seguito alla decisione del sindaco di Genova Marta Vincenzi di destinare un‘area della città alla costruzione di una moschea hanno fatto affiorare quanto sia sentito nel popolo il confronto culturale. Il sindaco sogna di trasformare Genova in una città multiculturale e lo fa imponendo ai genovesi le sue scelte ideali, che fanno della moschea il simbolo visibile della diversità all’interno di un tessuto sociale cittadino intimamente cristiano. La decisione presa dalla giunta di sinistra, motivata dalla volontà di garantire la libertà di religione a neanche diecimila musulmani (su una popolazione di seicentomila abitanti)che godono già di centri di culto nella città, non è gradita dalla maggior parte degli abitanti di Genova, che desiderebbero che l’attenzione della Giunta fosse rivolta a risolvere i problemi reali in cui versa la città.

Se analizziamo più in profondità la questione potremmo comprendere che edificare una moschea a Genova, una città in cui il porto costituisce uno degli accessi più importanti tra l’Europa ed l’Africa, significa oltrepassare il contesto cittadino, poiché essa diventerebbe un punto di riferimento per il Nord-ovest dell’Italia. In una circostanza storica in cui l’estremismo islamico emerge nel contesto del confronto culturale con l’Occidente le moschee, ed in particolare quelle in cui sono presenti esponenti legati alla setta salafita, rischiano di diventare il luogo delle predicazioni contro la nostra stessa cultura e quindi contro la nostra stessa società. Ma Marta Vincenzi ha preferito la fuga nel sogno di una Genova multiculturale piuttosto che affrontare la realtà della sua città, regalando un terreno per 60 anni ad una costituenda fondazione islamica. Idealità e realtà sono due aspetti che non coincidono nella prassi di governo del sindaco Vincenzi, che dovrebbe comprendere come il multiculturalismo sia ormai un progetto fallito per una società come quella europea che ha bisogno in primis di difendere le proprie radici culturali, la propria storia.