Anche la cancelliera merkel contro il volume di Sarrazin
di Giulio Meotti
Tratto da Il Foglio del 27 agosto 2010

Anche Angela Merkel è infuriata per il libro di Thilo Sarrazin, che ha preannunciato un “futuro islamico” per la Germania determinato dal crescente numero di immigrati turchi e arabi.

Il portavoce governativo ha spiegato che la cancelliera ha usato parole durissime nei confronti del membro della Bundesbank, definendo le sue tesi “estremamente offensive, diffamatorie e polemiche”. Nel libro “La Germania si distrugge da sola – Come mettiamo a rischio il nostro paese”, in uscita lunedì nelle librerie, l’ex ministro socialdemocratico delle Finanze Sarrazin dice che “la forte presenza della comunità turca e l’immigrazione dai paesi musulmani rischiano in un paio di generazioni di cambiare il volto della Germania, trasformandola in un paese islamico”.

Il settimanale Der Spiegel ha pubblicato un ampio estratto del libro di Sarrazin pubblicato dalla casa editrice Deutsche Verlags-Anstalt, appartenente al colosso Bertelsmann. “Non desidero che il paese dei miei nipoti e pronipoti diventi in gran parte musulmano, nel quale si parli prevalentemente turco e arabo, dove le donne portano il velo ed il ritmo della giornata è scandito dai muezzin. Se voglio questo, posso prenotare una vacanza in oriente”, scrive Sarrazin.

Fino al giugno 2009 le stime ufficiali calcolavano una presenza musulmana in Germania variabile dai 3, 1 ai 3, 4 milioni. Poi il ministero degli Interni ha diffuso un’indagine in base alla quale in Germania vivrebbero tra i 3, 8 e i 4, 3 milioni di fedeli islamici; oltre il 5 per cento della popolazione. Nel 1945 erano seimila, nel 1971 250 mila, nell’81 un milione e 700 mila.

Nel suo libro, Sarrazin cita l’intervista dell’uomo d’affari tedesco di origine turca, Vural Oger, al quotidiano Hurriyet, in cui affermava che “nel 2100 ci saranno in Germania 35 milioni di turchi e 20 milioni di tedeschi. Ciò che il sultano Solimano iniziò nel 1529 con l’assedio di Vienna, lo realizzeremo noi con la popolazione, con i nostri potenti uomini e le nostre sane donne”. Sarrazin aggiunge che “sul piano culturale e di civiltà, la visione della società ed i valori propri ai migranti costituiscono un regresso”. La tesi di fondo del libro è che “ci vorranno poche generazioni per farci diventare una minoranza nel nostro paese. Questo non è solo un problema della Germania, ma di tutti i popoli europei”. Troppo per i compagni di partito.

Intanto nell’imminenza dell’uscita del libro, il presidente del Vereinigte Migrantenpartei (il partito unificato dei migranti), Vlad Georgescu, ha lanciato un invito a boicottare le pubblicazioni del gruppo Bertelsmann. Il presidente del partito socialdemocratico, Sigmar Gabriel, ha invece invitato Sarrazin a restituire la tessera. E contro di lui si è schierato anche il presidente della Bundesbank, Axel Weber.

Non capita spesso che un banchiere centrale metta così in confusione la Germania. Sarrazin è da un anno che ha portato il suo paese a dividersi e a discutere come poche volte era successo negli ultimi anni. Il 51 per cento dei tedeschi è d’accordo con Sarrazin, sondaggio che ha cambiato il dibattito. Contro l’ex ministro era intervenuto indirettamente anche l’ex cancelliere dell’Spd, Gerhard Schröder, con un articolo a difesa dell’islam.

Un ex presidente della confindustria tedesca, Hans-Olaf Henkel, ha scritto un articolo sul quotidiano Die Welt per dire di essere d’accordo con lui. Secondo Sarrazin, Berlino non ha prospettive perché ha troppi immigrati, quelli arabi e turchi “non finiscono la scuola”, “sposano ragazze venute dall’Anatolia” e sanno solo “tenere i negozi di frutta e verdure”. E ancora: “Non ho bisogno di riconoscere uno che vive grazie allo stesso stato che rifiuta e produce in continuazione piccole ragazze col velo”. Sarrazin ha toccato un argomento che fa tremare la Germania, la demografia, con un tasso di fertilità tra i più bassi al mondo: “Nessuno ha mai voluto affrontare il problema dello sviluppo demografico in Germania nel corso degli ultimi 45 anni. E chi ha voluto farlo ha dovuto constatare di essere solo e si è ritrovato con l’etichetta di xenofobo”.

“Non vorrei che noi diventassimo stranieri in patria”, ha scritto ancora l’ex ministro socialdemocratico Sarrazin, secondo il quale “il confine geografico e culturale dell’Europa va chiaramente tirato sul Bosforo e non al confine della Turchia con l’Iraq e l’Iran”.