di Riccardo Cascioli
Tratto da La Bussola Quotidiana l’11 gennaio 2011

“Educazione sessuale minaccia fede” (Televideo Rai); “Educazione sessuale e civile è una minaccia per la religione” (La Repubblica.it); “L’educazione sessuale e civile minaccia per la fede” (La Stampa.it); “La libertà religiosa nella Ue minacciata dall’educazione sessuale” (Corriere.it).

A scorrere i titoli dedicati (ieri dai principali media online italiani, e oggi dei quotidiani) al discorso del Papa al Corpo diplomatico, si potrebbe pensare che Benedetto XVI abbia convocato tutti gli ambasciatori presso la Santa Sede solo per fornire la propria versione sul come nascano i bambini.

Avendo letto attentamente il testo, come si evince dagli articoli di Andrea Tornielli e Massimo Introvigne già pubblicati, possiamo invece tranquillizzare il pubblico: il papa ha fatto un giro d’orizzonte sul mondo cercando di giudicare le singole realtà a partire dal criterio della libertà religiosa che egli considera fondamentale.

In questa prospettiva ha anche accennato alla questione dell’educazione sessuale, sempre in riferimento al tema della libertà religiosa. Vediamo dunque cosa ha detto esattamente il Papa:

“Proseguendo la mia riflessione, non posso passare sotto silenzio un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione”.

Tutto qui, verrebbe da dire, considerato che 4 righe sulle 180 totali sono poca cosa e non rappresentano certo il fulcro dell’intervento.

Ciò nonostante, non si tratta di parole casuali e meritano una spiegazione, perché ci sono almeno due questioni importanti legate a questo passaggio:

1. Intanto il riferimento alle famiglie, come titolari del diritto alla libertà religiosa. Anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti umani, non è l’individuo ma la famiglia “la cellula fondamentale della società”, perché senza famiglia non c’è la persona. E la famiglia è un istituto che precede lo Stato sia cronologicamente sia ontologicamente. La tutela dei diritti e delle prerogative della famiglia è dunque una garanzia di libertà per tutti, antidoto a ogni statalismo e totalitarismo. Tra questi diritti della famiglia, c’è quello alla libertà religiosa incluso il diritto ad educare i figli secondo la propria concezione della vita. La libertà di educazione discende proprio da questo principio;

2. Cosa c’entra dunque l’educazione sessuale o civile? C’entra, perché in Europa – e non solo – si è ormai affermata una visione che vede necessario “espropriare” i genitori dalla funzione di educatori per promuovere un insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole fin dall’infanzia secondo una visione edonistica, che riduce la persona a puro istinto, oggetto di piacere e pulsioni sessuali. In Spagna, addirittura, il governo Zapatero sta promuovendo l’insegnamento dell’educazione civile – o civica – che è ancora più comprensivo e punta a una vera e propria educazione di Stato basata su valori laicisti.

Nei paesi scandinavi, in Olanda, in Francia, in Germania c’è già da molti anni l’insegnamento obbligatorio dell’educazione sessuale fin dai primi anni delle scuole elementari, ma c’è una continua, inarrestabile deriva verso quella che alcune associazioni di genitori hanno definito “pornografia infantile”. Iniziazione alla masturbazione e al corretto uso dei preservativi, nonché immagini esplicite di rapporti sessuali tra ragazzi, stanno diventando parte degli studi curriculari.

Inoltre una grande battaglia è attualmente in corso nel Regno Unito, dove il governo sta tentando di imporre una riforma della scuola che prevede l’obbligatorietà del corso di educazione sessuale che così viene descritto dal quotidiano “liberal” The Guardian: “Studio del corpo umano a 5 anni, pubertà e rapporti sessuali a 7 anni, contraccezione e aborto dagli 11 anni”. L’omosessualità è ovviamente parte del programma, che si vuole sia esteso anche alle scuole confessionali, con l’unica concessione che sarà possibile in questi casi insegnare anche ciò che le singole religioni dicono a proposito della sessualità. Inoltre gli adolescenti “dovranno” essere informati su dove rivolgersi in caso di necessità di aborto, senza il consenso dei genitori.

Nessuno spazio, insomma, per una vera educazione all’affettività che insegni il rispetto reciproco anche attraverso l’astinenza, ed ecco perché il papa parla di presunta neutralità mentre invece si impone un una concezione dell’uomo e dei rapporti affettivi che sono contrari non solo alla fede ma anche alla ragione. Nel Regno Unito, ad esempio, il pretesto per l’imposizione di questi corsi è il dramma delle gravidanze delle adolescenti, ma ormai ci sono evidenze che tale situazione sia stata aggravata da decenni di educazione sessuale nelle scuole.

Dicevamo che la questione va oltre l’Europa: in effetti l’Unesco (l’agenzia dell’ONU per la Cultura, l’Educazione e la Scienza) è da mesi al centro di una dura polemica per aver pubblicato lo scorso settembre delle Linee guida sull’educazione sessuale che consigliano l’insegnamento della masturbazione e del ricorso all’aborto fin dai 5 anni di età con programmi previsti addirittura per gli infanti all’asilo nido. “Non è mai abbastanza presto per iniziare a parlare ai bambini delle faccende sessuali”, si afferma nell’introduzione alle linee guida.