Qui interi quartieri sembrano Medio Oriente, le donne camminano velate, il sindaco è musulmano, nei tribunali e nei teatri si applica la sharia. Un grande reportage dalla città più islamizzata d’Europa
di Sandro Magister
Tratto dal sito www.chiesa il 20 maggio 2009

Uno dei frutti più incontestabili del viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa è stato il migliorato rapporto con l’islam. I tre giorni passati in Giordania e poi la visita alla Cupola della Roccia a Gerusalemme hanno fatto circolare anche tra il grande pubblico musulmano – per la prima volta in misura così diffusa – l’immagine di un papa amico, attorniato da leader islamici visibilmente felici di accoglierlo e di collaborare con lui per il bene della famiglia umana.

Ma altrettanto incontestabile è la distanza tra questa immagine e la cruda realtà dei fatti. Non solo nei paesi a dominio musulmano, ma anche là dove i seguaci di Maometto sono minoranza, ad esempio in Europa.

Nel 2002 Bat Ye’or, una studiosa nata in Egitto e di nazionalità britannica, specialista della storia e della condizione delle minoranze cristiane ed ebraiche – dette “dhimmi” – nei paesi musulmani, coniò il termine “Eurabia” per definire il destino verso il quale vede incamminata l’Europa. Un destino di sottomissione all’islam, di “dhimmitudine”.

Oriana Fallaci riprese nei suoi scritti la parola “Eurabia” e diede ad essa una risonanza mondiale. Il 1 agosto 2005 Benedetto XVI ricevette la Fallaci in udienza privata, a Castel Gandolfo. Lei rifiutava il dialogo con l’islam, lui lo voleva e lo vuole. Ma si trovarono d’accordo – come poi riferì la Fallaci – nel riconoscere “l’odio di sé” che l’Europa mostra, il suo vuoto spirituale, la sua perdita d’identità, proprio mentre aumentano in essa gli immigrati di fede islamica.

L’Olanda è un test di verifica straordinario. È il paese in cui l’arbitrio individuale è più legittimato ed esteso – fino al punto di consentire l’eutanasia sui bambini –, in cui l’identità cristiana si è più dissolta, in cui la presenza musulmana cresce più spavalda.

Qui il multiculturalismo è la regola. Ma drammatici sono anche i contraccolpi: dall’uccisione del leader politico anti-islamista Pim Fortuyn alla persecuzione della dissidente somala Ayaan Hirsi Ali, all’assassinio del regista Theo Van Gogh, condannato a morte per il film “Submission” di denuncia dei crimini della teocrazia musulmana. Il successore di Fortuyn, Geert Wilders, vive da sei anni protetto minuto per minuto dalla polizia.

In Olanda c’è una metropoli dove questa nuova realtà si vede a occhio nudo, più che altrove. Qui interi quartieri sono pezzi di Medio Oriente, qui sorge la più grande moschea d’Europa, qui nei tribunali e nei teatri si applica la legge islamica, la sharia, qui molte donne camminano velate, qui il sindaco è musulmano, figlio di un imam.

Questa metropoli è Rotterdam, la seconda città d’Olanda per popolazione, il primo porto d’Europa per volume di traffico.

Quello che segue è un reportage da Rotterdam uscito sul quotidiano italiano “il Foglio” il 14 maggio 2009, seconda di sette puntate di una grande inchiesta riguardante l’Olanda.

L’autore, Giulio Meotti, scrive anche per il “Wall Street Journal”. Nel prossimo settembre uscirà un suo libro-inchiesta su Israele.

La foto sopra ha per titolo: “Musulmane a Rotterdam”. È ripresa da una mostra del 2008 dei due fotografi olandesi Ari Versluis ed Ellie Uyttenbroek.