Accolto il ricorso di due coppie austriache contro il divieto di donazione di gameti

Non è un pesce d’aprile, anche se all’inizio avevamo sinceramente pensato di sì. La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha sentenziato che proibire il ricorso alla donazione di ovuli e sperma per le pratiche di fecondazione in vitro costituisce “violazione dei diritti garantiti dalla convenzione europea per i diritti dell’uomo”.

La Corte, in data primo aprile, ha infatti condannato l’Austria perché la legge nazionale sulla procreazione assistita vieta la fecondazione eterologa (come, del resto, la nostra legge 40). Due coppie austriache avevano fatto ricorso in nome dei “diritti dell’uomo”, sostenendo che negare quell’unico modo possibile, per loro, di procreare, vista la sterilità di uno dei componenti di ciascuna coppia, costituiva una palese discriminazione. La sentenza che dà loro ragione è abbastanza grottesca, e perfettamente in linea con un certo spirito “europeo”: fermo restando che un Paese può scegliere di non legiferare in materia di procreazione, se lo fa deve consentire tutto, eterologa compresa. Le sentenze di Strasburgo lasciano a volte (e per fortuna) il tempo che trovano, ma siamo sicuri che qualcuno, anche in Italia, ne trarrà linfa per nuovi attacchi alla legge 40.

Nicoletta Tiliacos

da PiùVoce.net