Bhubaneswar, 18. “È ridicolo che i funzionari dello Stato, invece di dimostrare un po’ di compassione e di solidarietà per i quasi cinquantamila cristiani sfollati del Kandhamal, cerchino ora di provare disperatamente di essere estranei e all’oscuro dei fatti che hanno generato le violenze in Orissa”. È la  risposta dell’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, monsignor Raphael Cheenath, alla versione dei fatti che alcuni funzionari dello Stato hanno sostenuto davanti alla Commissione governativa che indaga sui pogrom dell’agosto 2008.


Mercoledì scorso, il giudice Sarat Chandra Mohapatra, presidente e membro unico della commissione, ha ascoltato Gangadhar Singh, prefetto del distretto di Kandhamal. Il funzionario governativo ha affermato che durante il suo mandato le conversioni al cristianesimo sono avvenute violando le direttive previste dall’Orissa freedom of religion act (Ofra). Singh ha aggiunto due particolari significativi alla sua versione dei fatti. Da un lato ha sottolineato di aver assistito a una diffusa occupazione di appezzamenti governativi; dall’altro rileva tensioni tra tribali e dalit per il tentativo di questi ultimi di affrancarsi dal loro status giuridico e ottenere le concessioni territoriali garantite ai tribali. Sollevando la Chiesa da ogni implicazione diretta in questi avvenimenti ha sostenuto la tesi secondo cui le conversioni illegali, le occupazioni dei terreni e le tensioni tra tribali e dalit siano fenomeni tra loro collegati.
Monsignor Cheenath ha definito le dichiarazioni di Singh come ambigue e tardive. “Sembra che i funzionari governativi – ha detto – abbiano dormito a lungo. Perché non hanno portato alla luce le irregolarità prima d’ora? Possono provare quello che dicono? L’Ofra è in vigore dal 1967, ma solo adesso, dopo le persecuzioni nei confronti dei cristiani, vengono fuori le violazioni. Sembra tutto un gioco per fare apparire innocente il Governo”.
Per l’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar le versioni dei fatti che i funzionari stanno offrendo alla Commissione d’inchiesta sono l’ultimo capitolo del “gioco messo in atto dalle autorità governative e dallo Sang Parivar (l’associazione di attivisti indù) per continuare a perseguire i cristiani. Le vittime – ha aggiunto il presule – vivono ancora nell’insicurezza, spesso lontane delle loro case, esposte a continue minacce e boicottate dalle comunità indù. La cosa più vergognosa e grave è che i funzionari sono d’accordo con lo Sangh Parivar per cacciare via dal Kandhamal la minoranza indifesa dei cristiani”.
Tra i funzionari ascoltati martedì scorso, la Commissione d’inchiesta ha sentito anche Arung Sarang, un ispettore generale di polizia, che ha confermato la versione secondo cui le autorità non avevano nessuna informazione sulle minacce maoiste a Swami Laxmanananda Saraswati, capo del Visva hindu parisad (Vhp), dal cui assasinio sono poi scaturite le violenze dell’agosto del 2008.
Sarang ha scagionato ancora una volta i cristiani del Kandhamal da ogni responsabilità nell’omicidio del leader fondamentalista indù affermando che “è assolutamente evidente che l’assassinio è opera dei militanti del partito comunista maoista dell’India”. Ma anche le dichiarazioni dell’ispettore, per la comunità cattolica, suonano come un tentativo di sollevare le autorità dell’accusa di non aver fatto nulla per prevenire le violenze.
Intanto, dal 21 al 27 settembre una delegazione del Wcc in rappresentanza delle Chiese dell’Europa, America Latina, Africa e Asia effettuerà una visita di solidarietà in India per incontrare organizzazioni ecumeniche e movimenti della società civile e leader delle Chiese cristiane.

(©L’Osservatore Romano – 19 settembre 2009)