Sempre meno riti nuziali e sempre più riti processuali per divorzio in Spagna.

Lo dice un rapporto dell’Istituto di Politica Familiare spagnola (IPF). Nel 2010 si registravano 4 matrimoni contro 3 separazioni. Negli ultimi vent’anni i matrimoni sono scesi da 220mila a 170mila e di contro i divorzi aumentano. Ciò accade per molte ragioni secondo il presidente dell’IPF Eduardo Hertfelder. In primis per motivi di ordine culturale: “Ci è stata trasmessa l’idea – afferma Hertfelder all’agenzia Zenit – che la fedeltà e l’indissolubilità sono un’utopia, che il matrimonio è una questione esclusivamente di affetto e che quando questo si esaurisce posso cambiare, che è un contratto che in un dato momento posso annullare”.

In secondo luogo non vi sono ostacoli giuridici né burocratici di particolare spessore che impediscano di mandare a gambe all’aria il proprio matrimonio con una certa facilità. In Spagna è più facile separarsi che recedere da un contratto di telefonia: la separazione può arrivare in soli 3 mesi, invece con il gestore devo rimanergli fedele almeno 18 mesi. Sono gli effetti della legge sul divorzio, chiamata “divorzio espresso”: possibilità di rompere il legame matrimoniale unilateralmente, senza alcun motivo e in modo immediato. Questa disciplina ha fatto impennare i divorzi in solo cinque anni da 50mila a 100mila.

Insomma un bel bilancio per il governo Zapatero che ormai ha i giorni contati e che sta affrontando la corsa per le elezioni del 2012 con una certa ansia. E il segno meno lo possiamo trovare anche sotto altre voci quali aborto, fecondazione artificiale ed identità di genere. Basta andare a vedere quali nuove leggi il governo in carica ha saputo varare: la Legge contro la Violenza di Genere, la Legge sull’Uguaglianza, la Legge sulla Salute Sessuale e Riproduttiva e sulla Interruzione Volontaria della Gravidanza, nonché le modifiche al Codice Civile in materia di separazione e divorzio. Tutti temi su cui il premier iberico è riuscito nell’intento di trasformare a colpi di legge l’ideologia in prassi, in costume diffuso.

Tanta cura ha avuto Zapatero nell’affossare il sacro vincolo, quanta ne ha avuta parallelamente per gettare nel cestino dei rifiuti l’istituto familiare nel suo complesso. Il leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) da cattivo progressista quale è si è dimenticato che gli operai secondo la dottrina più prettamente comunista vengono definiti come proletari. Cioè il loro unico bene, la loro unica ricchezza è la prole, i figli. Zapatero conscio di ciò ha pensato di irridere i padri e le madri di famiglia concedendo loro un assegno di natalità di ben 24 euro al mese, quando la media europea è di 125 euro. Un regalo che però non è a beneficio di tutti i nuclei familiari ma solo di quelli che possono vantare il triste privilegio di aver un conto corrente in banca che piange miseria. Infatti potrà ricevere l’assegno familiare quella coppia che sommando i propri redditi non superi gli 11mila euro lordi. Un aiuto che suona come una beffa.

C’è forse un disegno occulto dietro questa moria di matrimoni e a questa pratica legislativa volta all’omissione di soccorso per le famiglie disagiate? Risponde sempre Hertfelder: “Immaginiamo una società senza famiglie, senza matrimonio: sarebbe una società di individui soli, amorfa, priva di relazioni interpersonali, in cui sarebbe solo lo Stato a educare, legiferare e determinare ciò che è buono e ciò che è cattivo, secondo i suoi interessi. La prima cosa che un bambino dice è ‘papà’ e ‘mamma’; non dice Zapatero”. Lo Stato che fa da madre e padre, da precettore dunque.

La volontà dello Stato di sostituirsi ai genitori nell’educazione dei figli trova anche una conferma nel Programma elettorale dello PSOE. Se lo si va a spulciare si scopre che questo è diviso in sezioni, capitoli e paragrafi. Alla famiglia è dedicato un solo paragrafetto di quattro paginette su 317 complessive. Tanto per intenderci al “cambio climatico” è dedicato un intero capitolo. In quel paragrafetto c’è un punto che occupa un paio di pagine in cui in modo esemplare si svela il vero piano pedagogico di Zapatero & Co. Particolare attenzione il Programma elettorale la riserva all’infanzia, consapevoli che prima lo Stato educa il cittadino e più docile sarà quest’ultimo ai suoi comandi.

Ed ecco allora l’istituzione di nuovi nido comunali che dovranno recepire il 90% dei bambini dai zero ai tre anni, “affinchè le madri e i padri possano inserirsi liberamente nel mercato del lavoro”. Cioè, detto in soldoni, mentre tu mamma sgobbi e stai lontana da casa, io Stato tira grande tuo figlio nelle mie scuole. Si prevede inoltre la creazione di strutture statali per l’infanzia per le vacanze e il tempo libero. L’educazione dei piccoli dovrà essere completa, cioè orientata su tre principi cardine: l’uguaglianza di genere (è il primo principio menzionato anche nel testo originale), quella sociale e il benessere del bambino.

Allora il cerchio si chiude: favorire i divorzi e asfissiare le famiglie non concedendo aiuti economici allenta anche la stretta di papà e mamma sui figli. Se io Stato faccio affondare la famiglia, mi sarà più facile recuperare da quel relitto alla deriva i figli naufraghi, per poi indottrinarli a dovere e farli crescere in una “società libera, uguale, solidale e in una pace che lotta per il progresso dei popoli”. Parola di Zapatero.

di Tommaso Scandroglio
Tratto da La Bussola Quotidiana