L’Egitto fa costruire un muro che isolerebbe Gaza, anche se il presidente Mubarak smentisce e parla di lotta al contrabbando. Ma il muro costruito dai “fratelli arabi” non fa scandalo quanto quello israeliano
Andrea Sartori (Insegnante)

L’Egitto sarebbe in procinto di costruire un muro per isolare Gaza. Il presidente egiziano Hosni Mubarak smentisce e parla di lotta al contrabbando. In realtà non è la prima volta che si parla di muri egiziani a danno dei palestinesi, ma i metodi  arabi di repressione del terrorismo, spesso molto più violenti di quelli isrealiani, non suscitano mai scalpore: è la solita storia dei due pesi e due misure.

Gli egiziani starebbero costruendo da diciassette giorni un muro d’acciaio per isolare Gaza. A rivelare tale progetto sarebbe stato il quotidiano israeliano Haaretz e la notizia sarebbe stata ripresa in seguito dalla Bbc, costringemdo il governo di Mubarak ad un secca smentita, attraverso il sito del giornale Al-Shorouk: “Per fermare il contrabbando l’Egitto sta conducendo un’azione seria ed efficace, senza ricorrere ad alcun muro”. Francesco Battistini, corrispondente per il Corriere della Sera, racconta come molti che abitano sull’orlo della Striscia di Gaza confermino, chidendo l’anonimato, la costruzione del muro: “Sono venuti operai, camion, ruspe. Quattro chilometri li hanno già completati. Tengono tutto nascosto, per paura di reazioni. Ma scavano molto. E coprono dove lavorano”. La struttura dovrebbe essere soprattutto sotterranea: lunga circa 10 chilometri e profonda tra i 20 e i 30 metri. E in acciaio. Il muro nasce da esigenze reali anche per la sicurezza dell’Egitto, in quanto le stesse autorità egiziane temono, e non a torto, che alcuni contrabbandieri d’armi potrebbero infiltrarsi nei tunnel che il Cairo intenderebbe bloccare.E forse questa misura risulterebbe più “umana” delle misure prese di solito dalla polizia egiziana per bloccare tali traffici. Infatti, come riporta sempre Haaretz (che, è bene ricordarlo, è un quotidiano di tendenze progressiste), ” Le forze dell’ordine egiziane demoliscono i tunnel o li riempiono di gas quasi ogni settimana, spesso mentre le persone ci sono ancora dentro, e la morte di palestinesi all’interno dei tunnel sta diventando costantemente più frequente”. Israele invece, per bloccare tali traffici,ha bombardato le fabbriche d’armi. Ora, anche in questo caso si usa un doppio standard: la “barriera difensiva” israeliana fu uno scandalo mondiale, e fece levare voci accorate di protesta in tutto il mondo. Poco si parla invece del muro costruito dall’Egitto.

La divisione fra i popoli arabi, anche riguardo la causa palestinese, è esemplificata negli eventi del cosiddetto “Settembre nero” del 1970, quando il re hascemita Hussein di Giordania si mosse per reprimere il tentativo di varie organizzazioni palestinesi di rovesciare la sua monarchia. Gli eventi durarono sino al luglio del 1971. Per quanto riguarda il numero delle vittime le fonti risultano discordi: le fonti giordane parlarono di 3.400 vittime in 11 giorni di combattimento, mentre le fonti palestinesi arrivano a citare 10.000 vittime, in gran parte civili. Arafat arrivò a dare la cifra di 20.000 morti, e la “Voce degli Arabi”, l’organo egiziano che fu controllato da Nasser,arrivò a parlare di genocidio. Da quel momento la monarchia hascemita si impegnò in una progressiva  “giordanizzazione della società”. I membri delle organizzazioni palestinesi furono espulsi in Libano, che fu teatro di un’altra guerra civile tra arabi (che stavolta coinvolse anche i cristiani arabi maroniti, a volte vittime dei soprusi dei palestinesi musulmani che devastarono il Libano cristiano, a volte carnefici come a Sabra e Chatila, come raccontato magistralmente da Oriana Fallaci nel suo capolavoro Insciallah). Questi sono solo esempi di come spesso le società arabe abbraccino la causa palestinese solo in chiave anti-israeliana. Mentre si tace sulla divisionee sulle guerre e le lotte, spesso violente, che dividono i palestinesi dal mondo arabo. Da ciò si evince come i “fratelli arabi” siano più interessati alla distruzione dello Stato ebraico che alla nascita dello Stato palestinese.