I giudici della Corte Costituzionale hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 14, comma 2, della norma, nel punto in cui prevede che ci sia un “unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre” di embrioni. Viola la Costituzione anche il comma 3 dello stesso articolo, nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna.

La Corte, infine, ha dichiarato inammissibili, per difetto di rilevanza nei giudizi principali, la questioni di
legittimità costituzionale dell’articolo 6, e dei commi 1 e 4 dell’articolo 14.

I giudici della Consulta hanno dichiarato inammissibile il ricorso sulla legittimità del comma 3 dell’ art. 6 della legge 40. In questa parte della norma si stabilisce che la volontà di una coppia di accedere alle tecniche di fecondazione assistita “può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati fino al momento della fecondazione dell’ovulo”, stabilendo quindi un divieto successivo.

Ugualmente inammissibili le questioni di legittimità dei commi 1 e 4 dell’ articolo 14: il primo comma vieta la crioconservazione di embrioni al di fuori di ipotesi limitate, mentre il comma 4 vieta la riduzione embrionaria di gravidanze plurime salvo nei casi previsti dalla legge sull’ interruzione volontaria dela gravidanza.

A fare ricorso alla Corte, con tre distinte ordinanze, sono stati il Tar del Lazio e il Tribunale di Firenze, ai quali si erano rivolti, rispettivamente, la World association reproductive medicine (Warm) e una coppia non fertile di Milano affetta da esostosi, una grave malattia genetica (con tasso di trasmissibilità superiore al 50%) che genera la crescita smisurata delle cartilagini delle ossa.

Dallapiccola (Scienza&Vita): inaccettabile che leggi siano fatte dai giudici. “Siamo in un Paese dove le corti decidono al di là e al di sopra di quello che decidono gli italiani”: è questo il primo commento a caldo del genetista Bruno Dallapiccola, presidente dell’associazione Scienza e
Vita, sulla sentenza della Corte Costituzionale a proposito della Legge 40. Interpellato dall’agenzia Asca, Dallapiccola ha espresso “amarezza per come cambiano i parametri in questo paese”, sulla spinta di “leggi fatte dai giudici invece che dal popolo”. “Se si ha onestà intellettuale – conclude – si vedrà che la legge 40 ha portato a dei risultati utili, con le donne che prendono meno ormoni, e meno embrioni prodotti”. Dall’associazione si fa comunque capire che la sentenza parzialmente negativa della Consulta era l’esito atteso e temuto dei ricorsi.