Pubblichiamo la traduzione dell’intervento pronunciato il 14 ottobre dal monsignor James Marvin Reinert, officiale del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, alla Commissione per le Scienze Umane e Sociali della 35ª sessione della Conferenza generale dell’Unesco, in merito al tema dell’educazione allo sviluppo sostenibile, ai diritti umani e all’ambiente.

Nei nostri dibattiti sui Programmi Maggiori, la Santa Sede desidera affrontare tre questioni nel contesto dell’educazione. La prima, all’approssimarsi della metà del Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile, riguarda proprio il ruolo importante che l’educazione svolge in tutti gli aspetti di uno sviluppo veramente sostenibile.
Circa vent’anni fa fu adottata la Dichiarazione Mondiale sull’Educazione per Tutti. La Dichiarazione affermò che tutti hanno il diritto a ricevere un’educazione e ci introdusse alla comprensione del posto che l’educazione occupa nello sviluppo. Sebbene non abbia parlato di rendere veramente l’educazione uno strumento per lo sviluppo, la Dichiarazione è stata un primo passo verso la comprensione del ruolo chiave che l’educazione svolge nella promozione e nella difesa dei diritti umani, nello sviluppo sociale ed economico e nella tutela dell’ambiente, che sono tutti cosiddetti “pilastri” di sviluppo sostenibile. Nella sua Nota di Discussione inviata dalla Segreteria di Stato alla Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, dodicesima sessione, 20-25 aprile 2008, ad Accra, in Ghana, la Santa Sede ha dichiarato:
“L’educazione. Essa è veramente l’essenza dello sviluppo. Solo una persona istruita può essere pienamente consapevole del valore e della dignità dell’essere umano. Quindi le persone istruite possono stabilire più facilmente fra di loro rapporti sociali basati non sulla forza e sull’abuso, ma sul rispetto e sull’amicizia. In un ambiente del genere è più facile ridurre la corruzione e sviluppare istituzioni virtuose che contribuiscano al raggiungimento del bene comune”.
Il riconoscimento dei nessi fra educazione e sviluppo sostenibile rende necessario che l’unesco, in quanto agenzia-guida delle Nazioni Unite per l’educazione, continui a elaborare programmi attraverso i quali piani educativi e di alfabetizzazione possano essere messi a disposizione di ogni persona. Senza di essi, alcune persone resteranno indietro e se alcuni rimangono indietro lo sviluppo sostenibile non può essere realizzato per nessuno.
L’educazione allo sviluppo sostenibile è uno strumento per mezzo del quale possiamo creare un ambiente che “contribuisca allo sviluppo e all’eliminazione della povertà”. Comprendere e raggiungere questi obiettivi può richiedere del tempo, tuttavia offrire opportunità educative a tutti avrà un impatto immediato, riconoscibile e misurabile sulle persone del mondo e sul loro sviluppo sostenibile.
“Quando la povertà colpisce una famiglia, i bambini ne risultano le vittime più vulnerabili:  quasi la metà di coloro che vivono in povertà assoluta oggi è rappresentata da bambini. Considerare la povertà ponendosi dalla parte dei bambini induce a ritenere prioritari quegli obiettivi che li interessano più direttamente come, ad esempio, la cura delle madri, l’impegno educativo, l’accesso ai vaccini, alle cure mediche e all’acqua potabile, la salvaguardia dell’ambiente e, soprattutto, l’impegno e la difesa della famiglia e della stabilità delle relazioni al suo interno” (Messaggio di Papa Benedetto XVI sulla Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2009).
La seconda questione che la Santa Sede desidera affrontare riguarda l’educazione ai diritti umani.
Come menzionato in precedenza, nel 1990, la Dichiarazione Mondiale sull’Educazione per Tutti ha proclamato che tutti, bambini, giovani e adulti, hanno il diritto umano a un’educazione “finalizzata a far emergere il talento e le potenzialità di ogni individuo cosicché possa migliorare la propria vita e trasformare la società in cui vive”:  quale migliore motivo si potrebbe trovare per spiegare la necessità di insegnare, trasmettendo la conoscenza e la comprensione dei diritti umani?
Ciò si può ottenere a vari livelli. Si può cominciare in maniera informale, rendendo le persone consapevoli dei propri diritti, comunicando quei diritti e quelle libertà fondamentali in modi che permetteranno alle persone di renderli parte della propria vita quotidiana. Questo si deve intraprendere anche a livello formale grazie a programmi educativi e curricula che migliorino la conoscenza che ha già cominciato a radicarsi nei cuori, nelle menti e nelle vite. A questo proposito, bisogna rivolgere un’attenzione speciale ai testi scolastici, accertandosi che rispettino pienamente i criteri dei diritti umani. Questo deve poi proseguire a livello sociale e politico cosicché le persone possano vedere i loro diritti rispettati e protetti. Governi e autorità devono soddisfare le necessità del loro popolo garantendo che i diritti umani vengano riconosciuti, trasmessi e intessuti in ogni fibra della vita politica, economica e sociale. Ciò si può ottenere solo quando esiste la comprensione della dignità intrinseca che noi tutti condividiamo. È, infatti, la dignità umana la forza di coesione fra le persone e la raison d’être stessa di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali. Inoltre, essa è la ragione stessa dell’insegnamento dei diritti umani ai vari livelli di educazione e nella vita.
La terza questione è radicata nell’educazione alla tutela del creato. Più avanti quest’anno, durante le prime settimane di dicembre, è previsto che Papa Benedetto XVI pubblichi il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2010. Il titolo del messaggio è stato reso noto alcuni mesi fa:  “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”. Questo Messaggio sarà un’altra voce nell’insegnamento della Chiesa cattolica a proposito della responsabilità dell’umanità verso l’ambiente.
Nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, dedicato interamente all’ambiente, Papa Giovanni Paolo II scrisse del ruolo dell’educazione nel contesto della società e del mondo in cui viviamo:  “C’è dunque l’urgente bisogno di educare alla responsabilità ecologica:  responsabilità verso gli altri; responsabilità verso l’ambiente. È un’educazione che non può essere basata semplicemente sul sentimento o su un indefinito velleitarismo. Il suo fine non può essere né ideologico né politico, e la sua impostazione non può poggiare sul rifiuto del mondo moderno o sul vago desiderio di un ritorno al “paradiso perduto”. La vera educazione alla responsabilità comporta un’autentica conversione nel modo di pensare e nel comportamento. Al riguardo, le Chiese e le altre istituzioni religiose, gli organismi governativi, anzi tutti i componenti della società hanno un preciso ruolo da svolgere. Prima educatrice, comunque, rimane la famiglia, nella quale il fanciullo impara a rispettare il prossimo e ad amare la natura” (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 1990).
Il messaggio di quest’anno arriverà in un momento in cui l’attenzione del mondo sarà concentrata sui dibattiti e i negoziati che si svolgeranno nella Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico che si terrà a Copenaghen. La mia delegazione non può non sperare che attraverso l’educazione e la comprensione l’esito della Conferenza faccia progredire il mondo nel suo sforzo di tutelare l’ambiente e combattere il cambiamento climatico globale.

(©L’Osservatore Romano – 20 novembre 2009)