Roma, 25. “L’educazione cristiana non è altro dallo sviluppo integrale della persona. E se la Chiesa italiana ha deciso di puntare sulla sfida educativa non è solo per gli evidenti caratteri di emergenza della situazione attuale, ma anche perché non è più tollerabile una visione individualistica dell’uomo, in cui si nega che la persona si realizza in pieno quando si apre all’infinito e alle dimensioni ultime”. Lo ha sottolineato il vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), intervenendo, ieri, ai lavori del Consiglio nazionale dell’Azione cattolica, in programma a Roma presso l’Aula Barelli della Domus Mariae. Monsignor Crociata ha tenuto una riflessione sul tema degli orientamenti pastorali della Cei per il prossimo decennio, intitolati “Educare alla vita buona del Vangelo” e la cui pubblicazione è ormai imminente.

Un documento, quello dei vescovi italiani, atteso non solo all’interno della Chiesa ma anche nella società civile. “Un testo meditato e pensato a lungo”, ha detto monsignor Crociata, che evidenzia come “l’Italia sia una cosa sola anche dal punto di vista religioso ed ecclesiale”. L’educazione – ha continuato – è già e sarà ulteriormente lo “sbocco naturale” e “l’attenzione ordinaria” all’interno della quale le diocesi potranno “esprimere la loro soggettività e operare il proprio discernimento”. Ma la cornice, ha insistito “è unica per tutti”. Ciò vuol dire condividere i tratti comuni dell’attuale “emergenza educativa”:  ovvero – ha sintetizzato il presule – quella “lacerazione che interrompe il rapporto tra le generazioni, logora il tessuto sociale, scompone le dimensioni costitutive della persona”. E qui si giunge al fine principale dell’azione educativa:  “Guardiamo – ha sottolineato – a un umanesimo integrale e trascendente, in cui la persona si realizzi nella relazione con sé stessa, con gli altri, con il mondo”. La vita cristiana, insomma, “non è una limitazione della propria libertà e autonomia, al contrario è espressione di umanità piena e compiuta, sul modello di Gesù”.
L’appello è dunque a “non scindere l’educazione cristiana da una visione cristiana dell’educazione”, a cercare di conseguenza agganci e reti con tutte le altre agenzie che si occupano della crescita dei bambini, dei giovani, degli adulti. Infine, l’appello all’Azione cattolica perché sulla scia della propria storia e del suo impegno di sempre “collabori attivamente nelle diocesi e nelle parrocchie alla programmazione concreta di itinerari che medino gli Orientamenti”.
Nel momento in cui la Chiesa italiana all’unisono assume l’attuale emergenza educativa – ha concluso monsignor Crociata – per l’Ac si apre “uno spazio importante per rinnovare la propria vocazione originaria e per favorire le relazioni tra persone, tra gruppi e tra istituzioni”. E il presidente nazionale dell’Azione cattolica, Franco Miano, ha raccolto l’auspicio:  “È un momento intenso per l’Ac:   sabato  prossimo  80.000  ragazzi e giovanissimi incontreranno Benedetto XVI a Roma, in questi giorni abbiamo tenuto la finestra sempre aperta sul Sinodo e sulla Settimana sociale.
Ora avvertiamo tutta la bellezza e la complessità di una sfida, quella educativa, che interpella la vita ordinaria delle persone e delle comunità”.

(©L’Osservatore Romano – 25-26 ottobre 2010)