Lunedì 28 settembre, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il premio Nobel per l’economia James J. Heckman ha tenuto una lectio magistralis intitolata “Investing in our young people”. Il preside del Centro di Studi e ricerche sulla famiglia che ha promosso l’incontro, ne ha sintetizzato i contenuti per il nostro giornale.
di Eugenia Scabini
Tratto da L’Osservatore Romano del 29 settembre 2009

Che la famiglia sia un luogo nevralgico, unico e insostituibile per favorire  lo sviluppo del capitale umano e che una società che non si preoccupi e non si prenda cura dello sviluppo delle giovani generazioni e dei loro ambienti elettivi di vita vada incontro a gravi problemi, sono affermazioni sottoscritte da molti.

È più raro è che a sostenere questa tesi sia un noto economista. Si tratta di James J. Heckman, Nobel per l’economia nel 2000, docente all’università di Chicago ed esperto di economia dello sviluppo umano. Quale in breve la sua proposta?

Heckman parte da una concezione innovativa di capitale umano. Rinvenibile sin dalla nascita, si sviluppa lungo tutto l’arco della vita ed è prodotto primariamente dal contesto familiare e poi da quello scolastico e lavorativo.

Il nocciolo del capitale umano è costituito dalle abilità cognitive, socio-emotive e relazionali che consentono al soggetto umano di interagire in maniera sensata e appropriata con le persone che costruiscono il suo ambiente significativo e più in generale con la società. Queste abilità gli consentono di costruire la propria matura identità e di poter perciò dare il suo apporto alla vita della comunità.

Muovendo da queste considerazioni e valorizzando i risultati conseguiti in proposito dalla ricerca economica e psicologica, Heckman giunge alla formulazione di un modello teorico sintetizzato da una equazione. È la cosiddetta equazione di Heckman, che potrebbe essere così tradotta: “Investimento nelle risorse educative delle famiglie più sostegno allo sviluppo delle competenze cognitive e socio-emotive dei bambini a partire dalle fasi precoci uguale guadagno a lungo termine perché consente di avere cittadini più capaci, più produttivi, di valore che creano sviluppo economico e sociale anche per le generazioni future”.

Heckman fa sua l’idea, sviluppata in ambito psicologico, che vi sono periodi sensibili e critici per lo sviluppo di queste abilità, ovvero periodi particolari in cui è necessario acquisire un’abilità che altrimenti non potrà essere “recuperata” in futuro.

Come una gran mole di ricerche mostra, le abilità cognitive e socio-emotive si sviluppano prevalentemente nell’infanzia e nell’adolescenza. La famiglia ha una funzione decisiva e vitale nello sviluppo di tali abilità, specie nei primi anni di vita del bambino. Non tutte le famiglie hanno le stesse risorse ma, sostiene Heckman, è importante che tutte le famiglie abbiano accesso a quelle risorse di cui i loro figli necessitano per un adeguato sviluppo personale.

Bambini che crescono in famiglie povere di risorse – economiche, relazionali, sociali – saranno in difficoltà crescente nel loro sviluppo. Questi stessi bambini diventeranno successivamente un costo gravoso per la società perché portatori di problemi quali la dispersione scolastica, la disoccupazione e la criminalità.

Heckman ha studiato analiticamente questo problema, portando dati precisi sugli effetti a lungo termine e sui costi sociali che la mancanza di sostegno alle famiglie, soprattutto quelle in situazioni deprivate, comporta per la società.

I suoi studi mostrano chiaramente che interventi tardivi risultano meno efficaci, fanno aumentare le disuguaglianze sociali e sono in generale meno produttivi. Al contrario appropriati sostegni ai bambini e ai loro genitori anche attraverso programmi educativi in ambito scolastico mostrano risultati promettenti.

Heckman si rifà ad alcune esperienze condotte negli Stati Uniti ma non sarebbe difficile applicare, pur con le dovute differenze e specificità, i suoi suggerimenti al nostro contesto.

Il pensiero di Heckman, oltre a essere particolarmente innovativo in campo economico, risulta estremamente stimolante anche per chi opera nel mondo accademico, politico e sociale. I suoi lavori di ricerca aprono nuove e inedite piste di studio e intervento che interessano non solo gli studiosi e gli accademici ma anche coloro che hanno il compito di intervenire con programmi di intervento rivolti a bambini giovani e famiglie e non ultimi ai policy makers che decidono dove e come investire risorse perché il capitale umano delle giovani generazioni, che è il vero bene del futuro, non vada perso ma anzi fiorisca.