di Alessandro Pagano

E’ durato quasi 5 minuti il fragoroso applauso che l’entusiasta pubblico presente ha tributato all’economista Ettore Gotti Tedeschi alla fine del suo intervento durante il meeting di Comunione e Liberazione a Rimini lo scorso fine agosto.

Una standing ovation per tributare al presidente dello IOR, la piena adesione alle sue tesi che finalmente, in maniera sempre più convincente, si stanno affermando rispetto alle utopiche teorie malthusiane che l’hanno fatta da padrona fino a qualche anno fa.

E cioè che le economie che fra 20 anni saranno all’apice delle classifiche mondiali, e che già oggi fanno restare a bocca aperta gli increduli osservatori, saranno quelle dei Paesi che crederanno in una politica familiare basata sulla crescita demografica.

Quella di non fare figli non è un argomento economico tanto per dire, perchè un Paese che non si sa rinnovare attraverso le generazioni future, è costretto pian piano ad erodere i propri risparmi per far fronte ai crescenti bisogni delle popolazioni anziane e deve aumentare le tasse per realizzare tutte quelle strutture necessarie ad una società fatta da vecchi, che come tutti possono capire è molto più esigente e molto più costosa rispetto ad una società fatta da giovani.

Tutto questo quando si realizza ha un solo nome: povertà.

Si, perchè mentre le giovani (in ogni senso) economie emergenti crescono al ritmo dell’ 8-9% annui, in Italia siamo fermi all’1% da molto tempo. Il problema serio è che un Paese che cresce dell’1% all’anno raddoppia la sua ricchezza in 80 anni, mentre chi cresce al 9% di anni ne impiega otto. Fatevi un pó i conti quali saranno le nazioni povere e quali quelle ricche tra un pò.

Per fare un esempio, è come quando in un’azienda si decide di non investire più in ricerca e innovazione pur di distribuire più utili ai soci. La furbata nei primi anni funziona, ma poi quando l’azienda perde in competitività perchè superata dalla concorrenza, alla povera azienda non resta che vivacchiare se non addirittura andare in fallimento. Orbene i giovani per una nazione sono un investimento. Loro rappresentano la freschezza, la capacità di rischiare, l’innovazione, la forza biologica di un Paese. Senza contare che costano pochissimo, come anche le pensioni del’INPS possono confermare e più ancora come possono confermare i medici di famiglia, i quali sconoscono i loro giovani assistiti mentre sono sempre alla prese con i loro assistiti più grandi di età che necessitano di continue spese sanitarie.

Se poi queste popolazioni vecchie oltre a tutti i problemi anagrafici appena descritti vivono in un paese dal forte indebitamento pubblico come l’Italia per le folli e assurde scelte stataliste fatte negli anni 70/80, la frittata è bella e fatta !

Se l’Italia ha voglia di ripartire economicamente non deve avere più dubbi. Deve subito imitare le scelte di quegli altri Paesi che hanno saputo superare le crisi demografiche ed economiche e rivedere le proprie politiche fiscali. Ormai la riforma a vantaggio del Quoziente Familiare non è più rinviabile. Costi quel costi.