di Giuliano Ferrara

Sabato 24 aprile presso la redazione del Foglio si è svolto un forum sul libro di Jerry Fodor e Massimo Piattelli Palmarini, “Gli errori di Darwin” (Feltrinelli). Hanno partecipato il professor Piattelli Palmarini, l’epistemologo Giulio Giorello, il paleontologo monsignor Fiorenzo Facchini, lo zoologo Saverio Forestiero e il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara.

GIULIANO FERRARA: Comincerei con il tema della excusatio non petita. Il libro di Jerry Fodor e Massimo Piattelli Palmarini sostiene in modo esplicito e chiaro una tesi: l’adattamentismo, cioè la selezione naturale come chiave di volta dell’evoluzione, che è il cuore della dottrina darwiniana, non funziona, non determina ciò che si richiede a una legge scientifica, non funziona fatalmente. Questa tesi, articolata in modo civile da due scienziati che dicono di dovere molto a Darwin, è molto forte, destabilizza, come si è visto anche dal nervosismo delle repliche, uno dei pilastri del modo di essere umanisti laici, come si dice oggi, quindi di non essere oscurantisti, creazionisti, di non avere una visione biblicista, religiosa, prescientifica dell’origine delle specie. Lo scandalo c’è, però immediatamente gli autori sentono la necessità di dire, come spiegano anche nel bell’esordio del libro, che “questo non è un libro su Dio, sul disegno intelligente o sul creazionismo, nessuno di noi ha a che vedere con queste cose”. Dopo avere enunciato la tesi del libro, si ribadisce in molti modi che l’evoluzione è un processo meccanico, che si resta nell’orizzonte naturalista e che questo esclude cause divine, cause finali, élan vital, entelechie, interventi di alieni, extraterrestri e altre cose simili. Nel testo poi però ci sono delle aperture metafisiche, c’è un passaggio in cui gli autori si definiscono “autori metafisici”, con una certa civetteria. E ci sono luoghi in cui, cito da pagina 159, si dice che “in effetti è molto difficile trovare una spiegazione dell’evoluzione che elimini veramente il deus dalla machina”. La domanda è semplicissima: non è troppo questa excusatio non petita, non si può essere laicamente e umanisticamente aperti al fatto che le tesi contenute in questo libro sollevano più problemi di quelli che voi desideriate in realtà sollevare? E’ possibile per il cardinale Schönborn, dopo aver letto il libro, dire che le cose che ha scritto e che pensa risultano corroborate dall’analisi di Fodor e Piattelli? Ragionare così è una forzatura grave del vostro pensiero?

PIATTELLI PALMARINI: Sì è una forzatura grave perché noi restiamo in un ambito naturalistico, non abbiamo una diversa grande teoria da contrapporre a quella della selezione naturale. Quello che noi e con noi dozzine di biologi citati nel libro, pensiamo, è che ci sono vari meccanismi evolutivi a vari livelli, alcuni dei quali sono emersi negli anni e altri emergeranno, perché è un processo di straordinaria complessità. Noi non crediamo che ci sarà una nuova grande teoria o legge che sostituirà la selezione naturale. Ci sono vari meccanismi che si intrecciano. Il nostro approdo intellettuale è una spiegazione naturalistica complessa.

FERRARA: Però voi fate affermazioni che deviano da questo quadro che sta citando. “Servono ulteriori ricerche” dite, in un understatement molto grazioso. “Forse ci vorranno secoli”. Ma nella sostanza dite che la spiegazione che, dalla seconda metà dell’Ottocento e lungo tutto il Novecento, è stata data dell’origine delle specie, nella sua chiave di volta è fragile, tende a cadere. Poi dite che non c’è alternativa, anche se attraverso diversi spezzoni cerchiamo di ricostruirla. Beh, a questo punto un cattolico, un cristiano, un protestante, un uomo di fede, direbbe che una certa apertura al mistero sarebbe richiesta, per lo meno a una mente laica, umanista.

PIATTELLI PALMARINI: Mistero come problema enorme sì, ma mistero con la M maiuscola no, quello è un altro mestiere. Credo sia onesto dire che è il complesso di fenomeni più grande della scienza debba affrontare, più della fisica e della chimica. La modestia si impone.

FERRARA: Si è parlato, e mi rivolgo a monsignor Facchini, del fatto che aleggia nella chiesa un certo “darwinismo ecclesiale”. Su Avvenire lei ha scritto una recensione prudente del libro. La chiesa per paura di ripetere il caso Galileo e dopo l’apertura di Giovanni Paolo II secondo cui l’evoluzione “non è una mera ipotesi”, tende ad abbracciare sempre di più il darwinismo. C’è stato anche un bel convegno di monsignor Ravasi alla Gregoriana. Ora arriva un libro che destabilizza il quadro. Cosa dice monsignor Facchini?

FIORENZO FACCHINI: Credo che le osservazioni di Piattelli e Fodor siano attinenti agli aspetti scientifici, a me piace che il dibattito si sviluppi sui meccanismi dell’evoluzione, perché non sono così chiari come alcuni vorrebbero ritenere. Il paradigma evolutivo viene ormai esteso a tutto. Ritengo che la selezione funzioni a livello microevolutivo, dubbia è invece la sua estensione a largo raggio. Penso che ci sia una complessità generata nell’evoluzione e che questa richieda la contemplazione di vincoli a livello genetico. E’ onesto porre il problema. Distinguerei fra l’evoluzione e il darwinismo, che è una spiegazione dell’evoluzione, c’è la distinzione fra evoluzione come fenomeno biologico e l’estensione darwinista della teoria in modo totalizzante. Una visione che esonera l’uomo e la vita da qualunque riferimento a Dio. E’ una posizione filosofica, non scientifica.

FERRARA: Volevo rilevare che la bellezza del libro è che gli autori attraversano i confini, chiedono una ricerca interdisciplinare, non partono da basi biologiche, gli autori non sono due biologi di professione. Partono dalla mente, dai meccanismi della conoscenza, c’è una istanza di riflessione generale che a mio avviso Ravasi, che dirige l’intellighenzia cattolica, così come l’Osservatore Romano dovrebbero prendere in mano. Sentiamo Giorello, che è di nessuna chiesa e autorizzato a contestare questo schema.

GIULIO GIORELLO: Lei Ferrara ha colto bene un aspetto del libro con la citazione sulla machina senza deus. Una spiegazione scientifica di un fenomeno può fare acqua. Ma cosa ci mettiamo al posto? Non è detto che dobbiamo invocare l’intervento di Dio. Prendiamo la teoria delle maree di Galileo, che lui riteneva essere la prova del movimento della terra e invece non lo era; all’epoca fu da alcuni respinta dicendo “Dio avrebbe potuto decidere altrimenti”. Poi una alternativa scientifica fu trovata con la teoria delle maree legata all’attrazione lunare. E’ passato del tempo, ma ci si è arrivati. Il naturalismo è parte della conoscenza scientifica che fa sì che da Copernico a Darwin le loro teorie siano larghi territori di incontro di idee e metodi. Alcune delle ipotesi che Piattelli e Fodor, in particolare i vincoli interni, meccanismi di autoregolamentazione della materia, hanno argomenti molto dignitosi, corroborati da testi che vanno da Goethe a D’Arcy Wentworth Thompson. Quello a cui gli autori aspirano è una soluzione ancora più materialista. Il cardinale Schönborn dovrebbe cercare altrove polemiche a favore del disegno intelligente.

FERRARA: Giorello, il problema non è di ridurre o meno i margini dell’esistenza di un creatore. Il punto è un altro: fino a che punto la scienza può dirsi padrona del mistero della natura e della vita? Con il darwinismo si è detto che era padrona, abbiamo una vulgata scolastica, abbiamo una ideologia, perfino gli articoli di Eugenio Scalfari sembrano fatti per questo: “Siamo una particella della natura”.

GIORELLO: Darwin non ha mai preteso di aver spiegato il mistero della vita. Ha spiegato due cose: l’evoluzione delle specie, la parte del darwinismo che Fodor e Piattelli riconoscono funzionante, e il meccanismo adattazionista, che invece mettono in discussione. E secondo me in modo efficace.

SAVERIO FORESTIERO: Voglio sottolineare un aspetto personale. Incontrai il professor Piattelli Palmarini nel 1982 a Firenze, quando grazie al suo interessamento ci furono cinque giorni in cui Richard Lewontin e Stephen Jay Gould tennero una serie di conferenze davvero molto interessanti. Quelle conferenze aprirono la mia mente su una visione critica che oggi, va detto, spesso manca nelle nostre università. Perciò ho sempre pensato a Piattelli Palmarini come a una persona di larghe vedute e con uno stile alto. Quando ho letto il libro sono però rimasto colpito da una serie di questioni e di errori. Il libro è denso, concettualmente, e di piacevole lettura. Il contenuto è però discutibile. Gli accostamenti e le deduzioni mi hanno convinto assai poco nonostante la scrittura accattivante. Faccio una sola osservazione. All’epoca della teoria sintetica dell’evoluzione, l’embriologia, la parte della biologia che allora si occupava dello sviluppo, era ancora molto descrittiva. Da oltre un trentennio ha svolto un lavoro immenso attirando l’attenzione di tutti i biologi sull’importanza dei vincoli interni nell’evoluzione. Attenzione a mio avviso meritata, ma che prima non poteva esserci perché mancavano i dati sperimentali. Oggi l’evoluzionismo sta accogliendo una serie di risultati che provengono dalla biologia dello sviluppo.

FERRARA: C’è stata tensione, è un libro di Feltrinelli scritto da due accademici internazionali che si definiscono atei, che vogliono essere umanisti laici, che stanno dentro il naturalismo, che pensano che le spiegazioni debbano essere meccaniciste. Ma allora perché, mi riferisco a una recensione apparsa sul Sole 24 Ore e a tanti altri scampoli di intolleranza psicologica e di notazioni polemiche personali, come mai toccare, anche in modo non teologico o metafisico, la verità fondamentale di Darwin, ancora oggi, in un mondo “evoluto” concettualmente e intellettualmente, scatena intolleranze?

PIATTELLI PALMARINI: Perché Darwin è una bandiera del razionalismo scientifico, e credo a torto. Non ci hanno sorpreso queste reazioni. Sono fenomeni complessi, magari fra un secolo ci sarà un’altra teoria unificante, ma noi non pretendiamo di averla.

FERRARA: Non dovremmo tirare le conseguenze anche sul piano dell’educazione? Se le cose che sono dette nel libro fossero vere, anche solo per il trenta per cento, non si dovrebbe smettere di insegnare nelle scuole che la selezione naturale è la chiave che spiega l’evoluzione? Lo chiedo a Giorello, che è di nessuna chiesa, mentre io sono di nessuna scuola.

GIORELLO: Il titolo dell’edizione italiana del libro, “Gli errori di Darwin”, è fuorviante e rischia di diventare una bandierina. Non credo che esista una chiesa darwiniana, esistono darwiniani che si ritengono più darwiniani di altri. Una teoria presenta falle, punti non chiariti, la si insegni dove funziona e si presentino alternative ragionevoli se ce ne sono. Non possiamo buttare via tutto. Allora avremmo bruciato Galileo, Newton perché poi è arrivato Einstein.

FERRARA: Io non propongo di bruciare nessuno. Chiedo di non creare piedistalli poco laici e poco umanistici su cui inalberare bandiere scientifiche che invece sono ideologiche.

GIORELLO: C’è una certa ideologia neodarwiniana, questo è vero. Non si tratta di togliere Darwin dalle scuole, sono idee fertili anche perché sono all’origine di critiche interessanti come quelle di Piattelli.

FERRARA: Lei Giorello parla in modo molto civile e corretto, ma tende a fare understatement, dice “in fondo è una discussione scientifica fra persone che si stimano”. Io sottolineo un altro problema, questo libro travolge un paradigma, non un dettaglio. Nell’“Origine delle specie” di Darwin non si parla mai di evoluzione, mentre la selezione naturale c’è sei volte per pagina.

GIORELLO: Quando Darwin presentò la selezione sessuale delle specie, fu attaccato dagli adattazionisti più duri alla Wallace. La prima vittima dell’adattazionismo duro, della teoria della “sopravvivenza del più adatto”, è stato proprio Darwin. E lo riconoscono anche Piattelli e Fodor. Il meccanismo evolutivo è complesso ed è sbagliato risolverlo in modo unilaterale. Noi darwiniani diciamo che è necessario tenere conto della selezione naturale e che non è l’unico meccanismo. Lo stesso Cavalli Sforza su Repubblica ha fatto notare che è importante tenere conto della spiegazione per selezione, ma non ha detto che è l’unica. Piattelli riconosce che siamo a una spiegazione a molti livelli. Il titolo del libro è però fuorviante e rifornisce di illusioni forme di rifiuto del darwinismo.

FERRARA: Narrazioni storiche e leggi, anche questa è una questione fondamentale. Darwin rende conto della realtà ma non stabilisce concatenazioni che siano nomos della natura.

PIATTELLI: E’ vero che la selezione non è l’unico meccanismo, ma in questi anni c’è stato un consenso per cui è stato quello principale ed è questo che noi critichiamo. Nessuno ha preteso che fosse l’unico. Noi insistiamo che non è che ogni spiegazione adattamentista sia ipso facto sbagliata, ma è un fatto fra molti che viene applicato in modo diverso da specie a specie. Questa componente, fra le altre, è diversa di caso in caso.

FERRARA: Il pensiero storico individualizza, giudica per casi, mentre il pensiero scientifico universalizza, procede per leggi.

PIATTELLI: Una storia naturale è anche fatta di questo. Ma non è l’applicazione di una legge.

FERRARA: Monsignor Facchini, secondo lei non andrebbe rivisto l’insegnamento di Darwin nelle scuole in senso più critico? In questo libro si riassumono, nella forma della rottura, una serie di progressi della ricerca che hanno superato il dogma della selezione naturale. Voi uomini di chiesa non dovreste gioire che si rimetta tutto in discussione? Il Papa regnante ha detto una cosa bellissima: “L’istante dell’umanazione non può essere fissato dalla paleontologia: l’umanazione è l’insorgenza dello spirito, che non si può dissotterrare con la vanga”. Lei che è paleontologo: che facciamo con la vanga, lo spirito e gli errori di Darwin?
FACCHINI: Sulle scuole dovrebbe esserci una visione meno semplicistica e meno dogmatica rispetto all’onda del neodarwinismo. Serve un’impostazione più critica. Sui meccanismi dell’evoluzione c’è tutto lo spazio per la ricerca, la natura è da scoprire nel suo funzionamento che ha una sua razionalità. E’ aperto il discorso sulle cause efficienti. Però occorre riconoscere delle domande che non possono essere liquidate, il libro quasi esclude queste domande. Bisogna far capire che ci sono domande di altro tipo, compresa la domanda sull’umanizzazione che avviene quando l’ominide ha preso coscienza di sé.

FERRARA: Nel libro corre un concetto decisivo: la selezione naturale nasce anche da un assioma positivista. L’assioma dice questo: è vietata la postulazione di elementi inosservabili. E’ evidente che filosofi e scienziati cognitivisti invece sugli inosservabili devono lavorare molto perché senza non si va da nessuna parte.

PIATTELLI: Jean Perrin, premio Nobel negli anni Venti, disse che “il lavoro della scienza è sostituire dei visibili complessi con degli invisibli semplici”. In effetti, il comportamentismo escludeva delle cause interne perché diceva che sono inosservabili. Non voglio fare della neuroidolatria, ma ci sono mezzi per vedere fenomeni mentali. Nel libro non parliamo di evoluzione degli esseri umani, ma dico che dalla scienza vengono suggerimenti tra loro opposti, apparteniamo al mondo animale ma siamo anche diversi, la scienza non ci esime dal fare una scelta. La nostra cultura ce lo ricorda, la biologia non deve darci una soluzione.

FORESTIERO: La scienza non produce enunciati relativi alle domande sul senso; produce conoscenze sulla realtà. Le teorie scientifiche mi pare siano intrinsecamente avaloriali. Credo che la conoscenza scientifica debba rimanere separata dalla metafisica. Il cammino della scienza ha prodotto la migliore conoscenza della natura.

FERRARA: Vi racconto un fatterello per alleggerire le cose. Quindici anni fa ebbi una insorgenza diabetica grave, andai in America dove un medico che curava anche Oprah Winfrey decise di farmi fare un optifast, un digiuno controllato. Per integrare il digiuno mi mandò da un suo collega comportamentista, al quale sganciai cinquecento dollari. Questo medico mi fece sedere, mi chiese cosa mi piaceva mangiare. Io dissi la pizza, il pane, i fritti. Allora tirò fuori da un cassetto un registratore, cominciò a registrare: “Giuliano, no more pizza, no more bread, no more fried food”. E fece l’elenco delle cose che mi piacevano. Chiuse la registrazione e mi disse: “Nell’ambito del digiuno è opportuno che cinque sei volte al giorno lei ascolti questa registrazione”. E questo sarebbe stato un tentativo di condizionamento operante comportamentista. Poi dice che uno si butta con i preti.

PIATTELLI: Noam Chomsky, il grande critico del comportamentismo, ha una nipotina che soffriva di anoressia grave, fu ricoverata in un istituto skinneriano. Chomsky mi disse che aveva funzionato, era come una prigione, ma una prigione utile.

FERRARA: Con me non ha funzionato, e mangio ancora fritti.

PIATTELLI: Un amico cattolico mi ha detto, “guarda che il cuore della questione è la salvezza”. Io gli ho risposto, “tu ci credi, io no, ma la scienza non ha nulla a che fare con la salvezza”.

FERRARA: La fitness, cioè la salute di un organismo, è concetto diverso dalla salvezza di un’anima.

PIATTELLI: Al povero Jerry Fodor, coautore del libro, hanno tolto la parola per aver scritto questo libro. Dice che vuole trasferirsi in un convento. Ma teme di trovare delle suore darwiniane.

© Copyright Il Foglio 1 maggio 2010