di John-Henry Westen e Kathleen Gilbert

PORT-AU-PRINCE, Haiti 12 febbraio, 2010 (LifeSiteNews.com) – Secondo quanto riferito da un testimone oculare, il flusso di medicine in attesa di essere distribuite a decine di migliaia di vittime del terremoto ad Haiti è stato ritardato per settimane da una fornitura massiccia di preservativi che dominavano lo spazio del principale magazzino.

Il centro dei rifornimenti farmaceutici, chiamato PROMESS (sta per Program on Essential Medicine and Supplies), è il quartier generale delle operazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)/Organizzazione pan-americana della sanità di questa zona. “Senza PROMESS avremme avuto una seconda catastrofe,” ha detto recentemente il dott. Alex Larsen, Ministro haitiano della sanità.

Ma, secondo una fonte interna, l’intasamento dei preservativi in questo magazzino ha ritardato il flusso massiccio di aiuti che arrivavano da tutto il mondo, e può essere costato delle vite. La fonte riferisce che non era possibile scaricare le navi container piene di provviste mediche da suddividere e distribuire alla popolazione in quanto una fornitura enorme di preservativi ha intasato la struttura fino ai primi giorni di febbraio, quando è stato possibile toglierli. I preservativi occupavano circa il 70 per cento dello spazio del magazzino di 17.000 piedi quadrati (= grosso modo 6.000 mq, ndt)

L’afflusso di rifornimenti è gigantesco. Secondo Reliefweb “solo dal 16-21 gennaio sono arrivati all’aeroporto di Port-au-Prince 483.091 kg di medicinali e 4.990 kg di prodotti sanitari come i guanti di lattice e le maschere.”

Nicholas Reader dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari umanitari ha dichiarato di “non essere al corrente” del problema, e ha indirizzato LifeSiteNews all’OMS per avere altre informazioni. Anche il responsabile delle comunicazioni per le emergenze e gli affari umanitari all’Oms, Paul Garwood, ha detto di non esserne al corrente. Garwood ha girato la domanda ai colleghi ad Haiti, che al momento di andare in stampa non avevano risposto.

Mentre i funzionari Oms non parlano specificamente dell’intasamento dei preservativi, hanno in termini più generici ammesso le difficoltà logistiche nell’affrontare il flusso dei rifornmenti.

[….] La scena che vede le strutture mediche del mondo in via di sviluppo occupate soprattutto da preservativi, ma gravemente carente di rifornimenti medici, non è nuova.

Quando il Generale canadese Romeo Dallaire ritornò dal Rwanda in seguito al massacro ruandese, notò in un discorso del 1996 che quando il personale militare si riferiva all’ONU e ad altri aiuti esteri parlava del “tappezzare il paese con il lattice.”

Dallaire spiegò che tonnellate di preservativi ed altri contraccettivi venivano spediti e distribuiti in giro per la regione in quantità di gran lunga superiori a quelle che la popolazione potesse usare e al posto di cibo, medicine ed altri aiuti cruciali. I negozi di medici, egli disse, erano pieni di contracceettivi ed estremamente carenti del necessario per curare le ferite dei ruandesi.

Alcune persone del mondo in via di sviluppo hanno aguzzato l’ingegno e sono riusciti a trasformare la montagna di preservativi scaricati dall’Occidente in un vantaggio. Secono un servizio della BBS, in una sola città indiana si usavano 600.000 preservativi al giorno nell’industria della tessitura dei sari. I tessitori di sari usano il lubrificante presente nei preservativi per ungere il meccanismo del telaio e velocizzare la tessitura senza rischiare di macchiare la seta.

La strategia dell’ONU di promuovere massicciamente i preservativi come soluzione primaria alla crisi dell’AIDS è riportata anche in rapporti recenti, e non ci sono segni di rallentamento.

Carol Ugochukwu, Presidente di United Families of Africa a Enugu, in Nigeria, ha detto in un’intervista del 2000 che le delegazioni occidentali all’ONU stavano cercando di “sterminare l’intera razza” con la loro promozione di preservativi.

Ugochukwu si disse esasperata che il Canada, gli USA e l’UE sprecassero la maggior parte del tempo all’ONU per cercare di ottenere l’approvazione dell’omosessualità, mentre i bisogni delle donne africane come il cibo, un tetto e l’acqua pulita venivano in gran parte ignorati. “Le grosse organizzazioni spendono tanti soldi,” ella disse,” ma quando sentono che stai facendo fronte a tutto questo [bambini e madri moribondi] non  si interessano. Devi dire loro che ti occupi di diritti riproduttivi prima di ottenere del sostegno.”

Concludeva la Ugochukwu, “[Gli occidentali] adesso vengono con i preservativi – abbiamo preservativi dappertutto! Spendono così tanto sui preservativi e così spingono i nostri bambini alla promiscuità. Dicono che questo fermerà l’AIDS – ma sta peggiorando! Non ha senso.”

http://www.lifesitenews.com/ldn/2010/feb/10021812.html